Fino al 9 giugno 2019, il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano ospita la personale dell’artista italo-brasiliana Anna Maria Maiolino (Scalea,1942), dal titolo O AMOR SE FAZ REVOLUCIONÁRIO. La mostra, a cura di Diego Sileo, è promossa dal Comune di Milano e prodotta dal PAC con Silvana Editoriale.

È una mostra che ripercorre la ricerca cinquantennale dell’artista, attraverso una selezione di oltre 400 opere che affollano l’ambiente, spaziando dai suoi primissimi disegni fino ad arrivare alle sue ultime creazioni.
Una personale che parte dall’oggi per andare a ritroso nel tempo, alle radici del suo percorso, che il visitatore può indagare ed esplorare, addentrandosi nel grande svolgersi delle opere in mostra: disegni, dipinti, sculture, fotografie, video e installazioni raccontano in modo dettagliato e metodico la sua evoluzione. Una linea del tempo che, attraverso le sale, porta il visitatore a comprendere il percorso eclettico di un’artista che ha dato varie svolte al proprio stile, sperimentando anche medium differenti.
Il primo fil rouge diventa così la storia dell’artista stessa, la quale è riuscita a fondere la creatività italiana con la sperimentazione tipica delle avanguardie brasiliane. Un binomio che in Anna Maria Maiolino è molto forte e si manifesta con le tantissime sperimentazioni messe in atto negli anni, intrecciate con il suo vissuto personale di donna, migrante e madre.
Ulteriore tema sotteso è l’amore, già riscontrabile sin dal titolo. Un amore dell’artista per le sue origini italiane, per la sua famiglia, per il Brasile – sua terra d’adozione – e per il suo lavoro. L’amore che si manifesta attraverso le sue opere è il leitmotiv da cui scaturisce ogni cosa; un “amore che si fa rivoluzionario” è l’anima imprescindibile del suo percorso artistico, segnato certamente anche dal suo vissuto. Non a caso, quindi, al termine della rassegna, c’è una piccola sezione dedicata alle sue fotografie: memorie personali che colpiscono per la freschezza con cui sono in grado di raccontare visivamente la storia della donna vissuta dietro l’artista.
Anna Maria Maiolino ancora oggi è coinvolta nel processo creativo – come per la performance inedita che ha avuto luogo al PAC venerdì 5 aprile 2019 in occasione di Art Week e miart, dal titolo Al di là di, dove è stata protagonista assoluta insieme alla performer Gaya Rachel.
Inedita è inoltre la grande installazione site-specific che accoglie il visitatore: fin da subito, c’è l’esaltazione di uno dei materiali privilegiati dall’artista, tassello da aggiungere ai tanti altri presenti. Si tratta di un intervento che coinvolge l’intera sala d’ingresso, presentandosi come un grande elogio all’argilla: ne sono stati pressati piccoli pezzi sulla parete e, rimanendo intrappolati in una rete e creando un intricato insieme di geometrie, assumono sfumature tali da restituire il senso dell’effimero, dato dalla fragilità del materiale non cotto.
Argilla è il materiale principe: immancabile il rimando al tema della serialità, punto cruciale della sua carriera. Dai disegni alla scultura, questo modo di agire sottintende un’evoluzione del gesto, che necessariamente cambia e si trasforma, fino a giungere a uno sviluppo ulteriore che, partendo dalla continua sperimentazione, approda di volta in volta a una maturazione e una resa sempre diversa, ma identica per essenza e poetica.
Elegante e dal forte impatto visivo è la serie Indícios risalente agli inizi degli anni Duemila. Il gesto seriale e sotteso in queste opere, eseguite con del filo cucito su carta, sublima l’azione stessa, dando forma a rappresentazioni geometriche che esaltano la leggerezza della carta stessa, rendendola in qualche modo tridimensionale e permettendone una visione molteplice.

Così anche la carta, come l’argilla, diventa un materiale imprescindibile al fine di sperimentare la tridimensionalità: già negli anni Settanta Anna Maria Maiolino comincia a condurre una serie di lavori raffinati e delicati, tentando di sfondare la bidimensionalità offerta dal materiale – tra questi la serie Desenho Objecto. La carta è così tagliata, piegata, strappata, stropicciata, sovrapposta creando una tridimensionalità che, forse, solo la scultura era in grado di donare. Una produzione che si affianca a quella più “classica” del disegno, testimoniata da numerose serie, che esplorano in questo modo l’evoluzione di segno e gesto nella sua ricerca.
Giunti al termine dell’intenso percorso, si è quasi sopraffatti dalla mole di opere che l’artista ha prodotto nella sua lunga carriera, ma in questo modo si riesce a esplorare a fondo la sua natura, il suo eclettismo, le sue sperimentazioni, le sue tematiche, entrando nell’universo creativo di Anna Maria Maiolino.

Alice Vangelisti