Fino al 26 maggio il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea ospita la mostra Harald Szeemann: museo delle ossessioni, a cura di Glenn Phillips e Philipp Kaiser, in collaborazione con Doris Chon e Pietro Rigolo. La mostra è organizzata dal Getty Research Institute di Los Angeles in collaborazione con il CRRI – Castello di Rivoli Research Institute.

La mostra, ospitata nelle suggestive sale al secondo piano del Castello, si concentra sulle tappe fondamentali della vita e della carriera di Harald Szeemann (Berna, 1933 – Tegna, 2005), approfondendo una serie di tematiche nella vicenda umana e professionale del grande curatore svizzero.

Dettaglio di alcuni materiali che si riferiscono allo sviluppo di Happening & Fluxus, 1970

Attraversare le sale che ospitano la mostra è come intraprendere un viaggio nell’universo di Szeemann: materiali d’archivio, documentazioni fotografiche, video e opere d’arte ripercorrono le sue mostre più significative, i tratti salienti della sua vita e della sua evoluzione professionale. In questo modo, si entra in contatto diretto con la figura di questo pioniere del mestiere del curatore indipendente, esplorandone la professione attraverso materiali curiosi, come gli scambi epistolari con gli artisti, gli appunti, i progetti. Tra questi, ci sono per esempio: la singolare cartolina ricevuta da Carl Andre con cui l’artista rifiutò la partecipazione a documenta 5; l’indirizzario scritto a mano dallo stesso Szeemann per il suo viaggio a Los Angeles; la lista dei possibili nomi e motti per la sua agenzia; oppure ancora i telegrammi con cui Richard Nixon, il Presidente Mao e la Regina d’Inghilterra furono invitati a partecipare a documenta 5.

Tutti materiali e documenti d’archivio che permettono di indagare a fondo questa figura sotto vari punti di vista, con un percorso allestitivo che instaura un legame anche con il luogo ospitante.

Dettaglio dell’indirizzario di Szeemann per il suo viaggio a Los Angeles, 1968

Si tratta, infatti, di una mostra che ha già debuttato in altri luoghi – al Getty di Los Angeles, che nel 2011 ha acquisito l’enorme archivio di Szeemann, alla Kunsthalle di Berna e alla Kunsthalle di Düsseldorf –  ma che in questo allestimento si sofferma anche sui rapporti che il curatore svizzero aveva con gli artisti torinesi. In questo senso, lungo il percorso espositivo, è possibile incontrare sia i materiali d’archivio che rimandano a questi contatti, sia le opere di tali artisti che provengono dalle collezioni del Castello di Rivoli e da altre collezioni private e che diventano così significative per raccontare anche attraverso l’arte questi rapporti.

Altra particolarità, che avvalora l’intenso legame con la figura di Harald Szeemann, è Grossvater: Ein Pionier wie wir/Nonno: un pioniere come noi: si tratta della ricostruzione del primo progetto espositivo di Szeemann dopo documenta 5, in cui il curatore ripercorre la vita del nonno parrucchiere, raccontandone attraverso l’allestimento la storia biografica ma facendola diventare anche una sorta di pretesto per esplorare altre tematiche quali le migrazioni dei popoli in Europa, le guerre del ventesimo secolo e lo sviluppo dell’acconciatura in parallelo a quello del modernismo in arte. 

Alice Vangelisti