I Musei di Palazzo dei Pio di Carpi (MO) presentano, dal 7 aprile al 17 giugno 2018, la mostra “ALBERT WATSON FASHION, PORTRAITS & LANDSCAPES“. La rassegna ripercorre una decina di anni di lavoro di Albert Watson (Edimburgo, 1942), tra gli anni Ottanta e Novanta, quando il fotografo scozzese realizza ben dodici campagne per la griffe Blumarine. L’esposizione, a cura di Luca Panaro, presenta un centinaio d’immagini, tra positivi e fotocolor, di uno dei più importanti fotografi contemporanei, realizzate per le campagne promozionali del marchio, provenienti dall’archivio dell’azienda carpigiana.

Albert Watson, Blumarine, San Francisco – autunno/inverno 1989/90. Modella: Cindy Crawford

 

Albert Watson, Blumarine, Napoli – autunno/inverno 1990/91. Modella: Talissa Soto

Sensuale, seducente, espressivo, intenso, moderno e capace di abbracciare il mondo in uno scatto. Tutto questo è Albert Watson. Se è vero che esiste un filo sottile che unisce l’arte alla moda, allora è altrettanto vero che non si tratta solo d’immortalare un abito. Albert Watson riesce, nelle sue immagini, a trasmettere sensazioni che vanno al di là della semplice diapositiva, dando un taglio estremamente personale ai suoi scatti. Non è un caso che sia universalmente riconosciuto come uno dei maestri della fotografia di moda, con oltre cento copertine di Vogue e numerose campagne per le maison di tutto il mondo. Com’è facile immaginarlo a San Francisco, così come a Napoli o in Scozia, la sua terra d’origine, mentre fissa attraverso l’obiettivo le linee sinuose del tessuto che si adagia sulla morbida pelle di una modella in attesa, sia essa Cindy Crawford o Naomi Campbell. Le piccole ombre del merletto, stampate sui corpi di donne di una bellezza senza tempo, sembrano indelebili segni d’immortalità catturati in una fotografia, che restituisce l’intensità del momento tramite le sfumature del bianco e del nero. Ripercorrendo con lo sguardo quei bordini frastagliati, è facile comprendere come ciò che appare non sia una semplice fotografia, bensì il risultato di uno studio che unisce profonda ricerca di stili e prospettive. In coerenza col suo modus operandi, Albert Watson è riuscito ad alternare immagini di strada a paesaggi romantici, condensando nelle sue fotografie una sorta di mimetismo del corpo col paesaggio. Ecco quindi che al lungomare di Napoli, mentre un cielo di tenebra si riflette nelle increspature d’acqua, si mischia la risata muta di Talissa Soto: mentre dall’alto si vede giungere una tempesta, l’estrema vitalità della ragazza si scontra con nuvole elettriche e cariche di pioggia. È un’immagine che buca l’obiettivo, in grado di conservare tutta la spregiudicatezza che solo la gioventù possiede nei confronti del mondo. Lo stesso mondo che Albert Watson percorre in lungo e in largo, che cattura nelle sue sfaccettature più significative, come le distese pianeggianti dell’Arizona in cui sfiora con il flash le labbra piene di una giovanissima Nadja Auermann, come i palazzi di Miami o il London Bridge, dimostrando di essere in grado di rinnovarsi all’interno della sua ricerca stilistica.

Albert Watson, Blumarine, Napoli – autunno/inverno 1990/91. Modelli: Talissa Soto, Gustavo

Non solo moda, dunque. Certo è che alcuni dei suoi lavori più significativi sono legati al mondo delle passerelle, specialmente italiane. Il connubio che lo lega al Bel Paese, e in particolar modo a Carpi, si è espresso appieno nella collaborazione con la casa di moda Blumarine. Un matrimonio di lunga durata, che ha donato al brand una caratura internazionale basandosi sulla libertà. Libertà di scelta, libertà d’azione e libertà di visione. Elementi imprescindibili che hanno fatto in modo di unire il momento al contesto urbano, in cui si inseriva il set, senza tralasciare nulla, affinché potessero emergere tutti le peculiarità caratterizzanti del lavoro di Albert Watson, nella sua idea di bellezza, di tradizione, di vecchio e di nuovo.

Albert Watson, Blumarine, New Mexico – primavera/estate 1989. Modella. Michaela Bercu