La Fondazione Palazzo Mazzetti e la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti presentano, da sabato 17 marzo a domenica 15 luglio 2018, PERFILOEPERSEGNO, personale di Alighiero Boetti (Torino, 1940-1994), presso Palazzo Mazzetti. La mostra, interamente prodotta dalla Fondazione Palazzo Mazzetti e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, nasce da un’idea di Maria Federica Chiola ed è curata dalla storica dell’arte Laura Cherubini in collaborazione con Maria Federica Chiola. L’esposizione si inserisce in un percorso intrapreso nel 2015 con il progetto “Asti Contemporanea, collezioni private”, con l’obbiettivo di approfondire la cultura del contemporaneo nella città di Asti, attraverso il dialogo con i collezionisti privati, le fondazioni e i musei.

Tra l’arazzo e il disegno

Quella di Palazzo Mazzetti è una mostra che si lega a filo doppio con diverse concezioni e pratiche artistiche: a un capo c’è Alighiero Boetti, artista principale di una stagione torinese ricca di innovazione; dall’altro l’apertura mentale che abbraccia tutte le culture del mondo. Un filo che non è solo metaforico, nell’impegno di Alighiero Boetti, così come non è un caso che la rassegna si intitoli PERFILOEPERSEGNO. Il percorso espositivo mette in mostra 65 opere tra cui arazzi, mappe, arazzetti, ricami e cartoncini a biro; lavori significativi per comprendere la versatilità di cui Boetti si è fatto portavoce. Tutto sembra ruotare attorno a questo concetto, ormai divenuto assioma, per cui l’arte non ha limiti espressivi, ricalcando pratiche diverse e una sperimentazione assoluta. Come appunto fece Alighero Boetti, che unisce, cuce – si potrebbe dire -, non soltanto pezzi di stoffa per dar vita a splendide opere, icone riconosciute e universalmente apprezzate, ma i due estremi del mondo, l’occidente e l’oriente. “Quel che la biro rappresenta per un occidentale, per un Afgano è il ricamo che come una memoria sovraindividuale reca in sé parti della biografia collettiva.”, afferma Alighiero Boetti in una riflessione ripresa da Jean C. Amman nel saggio “Dare tempo al tempo“. Una riflessione che riesce a dare forma alla sua ricerca stilistica, bipartendola in parti uguali tra gesto “pittorico” e gesto “sartoriale”, divenuta elemento fondamentale per la creazione del tema su cui verte la mostra piemontese. Conflitti e aspre contese tra occidente e oriente, due culture a lungo indagate da Alighero Boetti, che nel suo essere artista si è posto al centro di uno spazio immenso, riuscendo però a racchiuderlo nelle sue opere in maniera magistrale, denotando distinzioni che si annullano nell’atto creativo, cucendo confini che altrimenti sarebbero rimasti irrimediabilmente strappati. La retrospettiva su Alighiero Boetti s’inserisce in un contesto molto affine al suo metodo realizzativo. Asti, sin dalla metà del Novecento, vanta una importante tradizione con la produzione tessile, in particolar modo proprio con gli arazzi. L’Arazzeria Scassa, fondata nel 1957 da Ugo Scassa, maestro della lavorazione e produzione di arazzi, si lega in maniera sinergica all’usanza di tradurre in tessuto le opere di famosi pittori del 900 come Capogrossi, Corpora e Santomaso. Dal solido legame con questa tradizione la scelta di proporre la grande produzione di arazzi e ricami dell’artista piemontese Alighiero Boetti, un vero e proprio diario in cui vengono rappresentate storie, concetti di vita, pensieri e la memoria stessa di un artista girovago, un esploratore di mondi e di culture.

Alighiero Boetti

Alighiero Boetti (1940-1994) nasce a Torino dove esordisce nell’ambito dell’Arte Povera nel gennaio del 1967. Artista concettuale, versatile e caleidoscopico, moltiplica le tipologie di opere la cui esecuzione – in certi casi – viene delegata con regole ben precise ad altri soggetti e altre mani. É più volte presente alla Biennale di Venezia, con sala personale nell’edizione del 1990 nella quale ottenne la menzione d’onore della Giuria. Tra le mostre più significative degli ultimi anni è stata realizzata la grande retrospettiva Game Plan in tre prestigiose sedi (il MOMA di New York, la Tate di Londra, il Reina Sofia di Madrid). Dell’ampio corpus di opere molte sono conservate in diverse sedi museali italiane ed internazionali, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, Stedelijk Museum, il MOCA di Los Angeles.

Fondazione Palazzo Mazzetti

La Fondazione Palazzo Mazzetti è nata nel gennaio 2012 con il compito di proseguire le attività avviate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, socio Fondatore originario, e di creare un polo di attrazione culturale per tutto il territorio. Palazzo Mazzetti è stato acquistato nel 2000 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e restituito alla città nel dicembre del 2011, completamente recuperato e con un rinnovato allestimento delle collezioni civiche e degli ambienti per mostre temporanee. Percorrendo l’edificio, dal piano sotterraneo fino all’ultimo piano che accoglie i dipinti e le sculture otto-novecentesche, si possono cogliere elementi significativi di vicende storiche e costruttive e, attraverso l’allestimento museale, comprendere il formarsi delle collezioni dagli ultimi anni dell’ottocento fino ad oggi. Il progetto di recupero, affidato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti all’architetto Giovanni Bo, ha permesso di restituire alla città di uno degli edifici più significativi per storia e per bellezza architettonica e contemporanea. La riapertura di Palazzo Mazzetti interamente ripensato per essere destinato a sede museale ed espositiva, sottolinea la volontà di valorizzare l’enorme patrimonio locale e favorire la crescita culturale della città.