Inaugura l’11 maggio 2018 al Luohu Art Museum la prima Biennale d’Arte Contemporanea di Shenzhen, nella zona meridionale continentale della Cina e poco distante da Hong Kong. Come spazio artistico non-profit, che integra la pubblicità, la complessità e l’apertura, il Luohu Art Museum organizza mostre per artisti di alto livello. Il museo è progettato da URBANUS, uno dei più influenti studi di architettura della Cina. È situato all’incrocio tra Shennan Road e Nanji Road, a 20 metri dalla stazione di Hubei sulla linea della metropolitana. Il numero stimato di visitatori ruota intorno ai 20.000 al mese, per un totale di 60.000 ingressi per i tre mesi della mostra.

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Maurizio Donzelli, Diorama, Mirror, Shenzhen Biennale 2018. Courtesy the artist. All rights reserved.

Una Biennale tutta italiana, quella che a Shenzhen è dedicata all’arte contemporanea dall’11 maggio al 28 luglio 2018. L’impronta tricolore alla prima Biennale della città cinese è dovuta alla presenza di due artisti come Maurizio Donzelli e Laura Renna. Anche se originariamente il progetto prevedeva la possibilità di utilizzare gli spazi esterni del Luohu Art Museum, l’assetto organizzativo ha subìto un drastico cambiamento da parte del comitato curatoriale. Niente installazioni esterne, dunque, con la conseguente assenza delle opere ambientali di diversi artisti internazionali, realizzate appositamente per la manifestazione. Il cambio di direzione non ha però influenzato le scelte portate avanti dai curatori Zehui Tang e Janet Fong, poiché, nonostante la riduzione del numero dei partecipanti e del ridisegno degli spazi adibiti alla rassegna, l’idea alla base resta inalterata. “Open Source“, fil rouge dell’intera manifestazione, è senza dubbio un tema affascinante, per declinazioni e metafore. Il collegamento con il mondo tecnologico è automatico, ma presenta risvolti culturali che si legano indissolubilmente alla realtà presente e passata della stessa Shanzhen. Da un lato, la città è il polo high-tech più importante del Paese, sede di prestigiosi brand della tecnologia quali Huawei; dall’altro è sempre stata una “fonte aperta” per l’economia: estesissima piattaforma di scambio, crea risorse e invita gli innovatori che lavorano in modo decentralizzato.

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Laura Renna, detail of the work

Tali sono le premesse che hanno dato il via a riflessioni e riletture da parte di Maurzio Donzelli e Laura Renna sul tema “Open Source” e che hanno portato alla creazione di opere monumentali, pubbliche e site-specific, prodotte per intero dalla Biennale di Shenzhen e destinate al Luohu Art Museum. Di fatto resta che le installazioni sono una vera e propria sintesi tra ricerca artistica e modernità: “Diorama” di Maurizio Donzelli si presenta come espressione della potenzialità della visione e della immagine-miraggio, ponendo l’accento sulla interazione tra opera, artista e pubblico; “Horizon” di Laura Renna, invece, indaga il rapporto tra paesaggio urbano e paesaggio naturale – tema sempre attuale, soprattutto se si pensa al grandissimo sviluppo strutturale e architettonico che la Cina ha portato avanti negli ultimi decenni – attraverso un orizzonte visivo che, rievocando un luogo, esalta i valori della memoria e della trasformazione. Le presenze italiane raddoppiano, se si conta che la direzione della Biennale si è a lungo consultata riguardo ai rappresentanti del Bel Paese con Alice Cazzaniga – consulente curatoriale – e con la galleria veneziana Marignana Arte, riferimento consolidato per la coppia di artisti, in collaborazione con Melania Raimondi, assistente curatrice.