Specchio41 ospita, dal 7 marzo fino al 14 aprile 2019, “Ilaria Gasparroni // La Forma del Tempo”, mostra personale dell’artista Ilaria Gasparroni curata da Pietro Bazzoli, in collaborazione con l’Associazione Culturale Arteam di Albissola Marina (SV) e il supporto di Matteo Galbiati. In mostra sono presenti opere del periodo accademico in dialogo con l’ultima ricerca dell’artista.

Le opere di Ilaria Gasparroni non sono semplici sculture ma veicolo di storie, racconti tramandati, ricordi che appaiono ora tangibili ora evanescenti e che, attraverso la capacità dell’artista, vengono plasmati nel marmo e dal marmo. Riesce a piegare a suo volere questo materiale così solido e solenne; materia canonica e classica del fare arte e della scultura, rendendolo duttile e malleabile. Insieme di forme che il tempo imprime alle cose e l’artista, a sua volta, al marmo, il quale, dal canto suo, docile, si lascia modellare dalla mano sapiente di Ilaria Gasparroni. Sono segni lasciati nella carta, bordi rovinati di una fotografia, pieghe di un fazzoletto o panneggi che ricadono morbidi, restituendo una poetica del dettaglio, del particolare, una tenerezza e una delicatezza che sgorga da tutte le opere. Gasparroni non rappresenta mai il tutto, ma si concentra su un particolare: una mano, un piede, un semplice oggetto che diventa veicolo per rappresentare un concetto più ampio. Attraverso la figura retorica della sineddoche piega il mondo visivo, racconta un macrocosmo per mezzo di un dettaglio. Dal particolare ricava l’Universale.

Il primo elemento che l’uomo utilizza per comunicare è il suo stesso corpo: il viso, sulla cui superficie dettagli impercettibili rivelano i sentimenti e che l’artista riesce a catturare e restituire. Volto, che nelle opere Anima Sensibile e La Dolcezza ricordano la scultura classica delicata e quasi eterea, dai tratti leggeri e lievi. Le mani, cartina tornasole del rimescolamento interiore senza possibilità di menzogna, gesti che comunicano più di mille parole, sono gli atri elementi con i quali lavora l’artista. Nell’opera Possesso e Protezione la dualità uomo-donna è resa evidente, un particolare cui il solo contatto tra mano e piede suggerisce l’immagine restante della scultura. Dualismo e opposizione, laddove il piede della donna appare leggero e alla ricerca di un’ascensione; la mano dell’uomo sembra ora proteggere, ora imporre un limite, quasi reclamando un possesso, una proprietà. Anche quando non è presente il corpo fisico, esso è percepibile attraverso l’oggetto, riuscendo a creare forti suggestioni. Nell’opera Sulle spine, scarpette da ballerina, al cui interno sono state incastonate vive spine di rosa, rendono concreti fatica, sforzo fisico e dolore propri di chi riesce ad apparire estremamente leggera; così il fiore, che si protende verso l’alto, nasconde nella bellezza della fioritura le sue stesse spine.

Ennesimo concetto dell’attuale ricerca di Ilaria Gasparroni è il materiale più comune e “povero” che un artista possa utilizzare: la carta. Oggetto con cui si ha a che fare tutti i giorni, sul quale si raccolgono pensieri sparsi e che gli artisti utilizzano per gli studi preparatori, supporto dove le idee si concretizzano. Quelli che Gasparroni rappresenta sono oggetti trovati e ri-trovati, persi o lasciati in una stanza immaginaria, dove aprendo un cassetto di un vecchio mobile, si trovano una vecchia fotografia in bianco e nero, un foglio di carta gettato a terra che – ridisteso – rivela un pensiero concretizzato, un album da disegno i cui segni dell’usura sono visibili sulla copertina rovinata. Oggetti che possiedono una storia propria e che Ilaria Gasparroni riesce a tradurre attrverso il marmo, tessendo la trama di una storia molto più ampia, attiva i processi di immaginazione così che si possa creare un’immagine nitida. Si vede il luogo in cui si trovano, la persona che li possiede, il ricordo a cui sono legati, oggetti che talmente vivi da creare ponti e connessioni, facendo entrare l’osservatore, in punta di piedi, in un universo parallelo.

Il marmo non si smaterializza, non diventa altro, restituisce la consistenza del materiale che rappresenta pur rimanendo se stesso. In ogni scultura, infatti, l’artista lascia un elemento – seppur minimo – di imprecisione, di non finito. Non sono sculture perfettamente identiche al vero, non ricrea la realtà pedissequamente, ma tralascia un dettaglio che restituisce l’essenza scultorea delle stesse, dove il marmo è ancora marmo, nonostante la leggerezza e la delicatezza impresse. La scultura non è perfetta perché è il soggetto di partenza a non esserlo: l’uomo non è perfetto, così come non lo è il mondo in cui è costretto a vivere, come tutti gli oggetti che ad esso appartengono. Ed è questa forte contingenza con il mondo reale che è immediatamente percepibile dalle opere: non sono “solo” marmo, ma si compongono di oggetti estrapolati dalla realtà, che inserisce o semplicemente vi pone vicino, così che il candore diafano del marmo possa coniugarsi a una realtà imperfetta.

Il tempo, che Ilaria Gasparroni riesce a rappresentare attraverso le sue opere, non è congelato, non si tratta di attimi immobili, non blocca l’istante fuggevole, ma al contrario dilata i secondi al punto di renderli eterni. Le opere della Gasparroni non appartengono a nessun tempo poiché appartengono a tutti i tempi: non fotografie che catturano l’attimo ma semplici ricordi, restituiti non per mezzo della vista esteriore bensì attraverso un ricordo.

(Ha collaborato Beatrice Da Lan)