Il CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno (Umbria) inaugura la stagione espositiva presentando due mostre, aperte al pubblico dal 24 marzo al 30 settembre 2018. La prima ripercorre la vasta carriera di Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, 1938), dal 1969 al 2017, confrontando l’azione dell’artista-architetto-cineasta-scrittore con l’ambiente urbano. La seconda è una personale su Giuseppe Stampone, esponendo lavori recenti dell’artista nato in Francia nel 1974.

Ugo La Pietra. Istruzioni per abitare la città. Opere e ricerche nell’ambiente urbano dal 1969 al 2017“, curata da Italo Tomassoni, Giacinto Di Pietrantonio e Giancarlo Partenzi, si presenta come un’analisi completa del lavoro di Ugo La Pietra, personaggio che ha saputo confrontarsi con pittura, deisgn, architettura e cinema. Tirando le somme della grande produzione artistica di Ugo La Pietra la rassegna punta a ripercorre i molteplici ambiti di indagine di La Pietra per nuclei e tematiche, con i suoi lavori più significativi e i documenti correlati all’interno dello spazio urbano. “Partendo dalle persone – afferma La Pietra – ho sempre guardato la città e gli individui con gli occhi di un antropologo, traendone suggestioni da decodificare criticamente. Ho avuto il ruolo che, sin dai tempi antichi, era affidato agli intellettuali e proprio come loro non ho privilegiato uno strumento o un linguaggio specifico“. Già negli anni Sessanta Ugo La Pietra inizia a sperimentare i vari linguaggi comunicativi legati all’arte, partendo prima di tutto dalla pittura, parallelamente agli studi di architettura, conclusi al Politecnico di Milano nel 1964. Sin dai primissimi approcci, comprende come le varie declinazioni dell’arte non siano nulla più che metodi diversi d’intervento nella quotidianità. Sperimentatore accanito, in ambito pittorico attraversa varie correnti: dalla Pittura segnica all’arte concettuale, dalla Narrative Art al cinema d’artista, ricerche concretizzate nella teoria del “Sistema disequilibrante”, ossia l’espressione autonoma all’interno del Radical Design, un metodo d’analisi dei segni e delle strutture che accompagnano la vita quotidiana. Lo spazio urbano viene infatti costantemente preso in considerazione da La Pietra come struttura organizzata e luogo da cui germinano le sue pratiche progettuali artistiche e provocatorie. Opere, strumenti per decodificare i luoghi e le strutture rigide della nostra società fisicamente espresse dalle regole che La Pietra cerca di superare attraverso letture, esercizi, disvelamenti. Tutto il lavoro di La Pietra è sempre legato ai luoghi – arte territoriale e arte per il sociale – in cui le opere si collocano. In apertura della mostra vengono infatti presentati due progetti di installazioni urbane: monumenti dedicati a una delle eccellenze della città di Foligno: la realizzazione della “Prima Edizione stampata della Divina Commedia di Dante”. Dodici aree di ricerca sono precedute per la loro comprensione da “Istruzioni” che danno al visitatore la chiave di lettura delle opere. Attraverso un centinaio di opere bidimensionali, alcuni brani video, oggetti tridimensionali e un’installazione, la mostra si sviluppa in un percorso ricco di suggestioni visive. Al centro della mostra è installata inoltre una “Casa Aperta”, una struttura in scala reale con una serie di arredi realizzati attraverso la pratica che l’autore definisce “Riconversione progettuale”: alcuni elementi di arredo urbano vengono riconvertiti in elementi di arredo domestico. Un sala dedicata alle proiezioni presenta tre film di La Pietra: “Per oggi basta” (1974), “La riappropriazione della città” (1977), “Interventi pubblici per la città di Milano” (1979).

La mostra “Perché il cielo è di tutti e la terra no?” di Giuseppe Stampone presenta la produzione recente dell’artista con diversi suoi lavori legati ad alcuni temi-chiave: la dilatazione e la riappropriazione del proprio tempo intimo, tramite disegni stratificati, eseguiti con la penna BIC in nero, rosso e blu, di immagini iconiche prese dal web e rielaborate in pezzi unici in un processo di ribellione alla dittatura dello spazio-tempo frenetico in cui tutti siamo immersi; la reinterpretazione di quadri storici in chiave contemporanea con la denuncia del fenomeno migratorio e della estrema povertà di grandi fasce della popolazione mondiale; la battaglia per una educazione globale, attraverso mappe, guide turistiche e abecedari, che invitano a riflettere su temi attuali come le migrazioni, le risorse idriche, le guerre. Molte sono i lavori che rappresentano appieno i concetti espressivi di Giuseppe Stampone.  L’installazione P-W Peace and War, lunga 13 metri con 114 bandiere corrispondenti ai diversi Paesi vincitori del Premio Nobel che denuncia la logica di potere alla base del più importante riconoscimento internazionale. La tavola Origine du monde, rielaborazione del Ratto d’Europa di Rembrandt, che evidenzia il fallimento della primavera araba e le nuove guerre di religione. Venti disegni del ciclo sui Dittatori del XX secolo con immagini prese da copertine di varie riviste internazionali, ridisegnate in un ironico reset contemporaneo. Una grande mappa divisa in 12 moduli di 1 metro quadro ciascuno con immagini iconiche da tutti i paesi del mondo. La nuova opera su tavola sempre disegnata a penna BIC Perché il cielo è unico e la terra è tutta spezzettata (da una frase di Rodari) in cui viene riattualizzato, mettendo in evidenza il rapporto tra potere e sovranità, il polittico detto di Donna Brigida del 1492 di Nicolò Alunno conservato nella chiesa di San Nicolò a Foligno. Quest’opera è affiancata da sei cornici, vuote al loro interno, in legno bianco sul bianco dei muri, accompagnate da una targhetta in cui sono indicati autori e dati tecnici dell’opera evocata, come La resurrezione di Piero della Francesca, La zattera della Medusa di Gericault, La libertà guida il popolo di Delacroix, Il QuartoStato di Pellizza da Volpedo, La rivoluzione siano noi di Beuys e Guernica di Picasso, aggiornamenti di fatti passati con quelli odierni; lo spettatore viene chiamato così ad una precisa responsabilità perché quello spazio vuoto va riempito dalla sua forma mentis che, per vedere l’opera, deve ricostruirla mentalmente riportandola alla fantasia e alla coscienza. Un’altra installazione che si rifà alla frase di Rodari è fatta di gomma piuma e pittura ad olio con l’intento di ridisegnare la possibilità di cielo. Linea retta finita è un camion giocattolo tridimensionale con la scritta Emigration Made come quella della Coca Cola e un telecomando per gestirlo che ironizza sui camion che trasportano gli emigranti. Infine, il video dell’importante lavoro Saluti da L’Aquila, dedicato alla tragedia del terremoto, dove scorrono, come titoli di coda di un film e per il tempo di durata della scossa sismica, i nomi delle 308 vittime.