In concomitanza con la mostra “Picasso. Uno sguardo differente” (ne abbiamo scritto qui), dal 18 marzo al 27 maggio 2018 lo Spazio -1 Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, adiacente al centro culturale LAC di Lugano, presenta “A Collection in Progress“.

Fonte: collezioneolgiati.ch

Non si può non pensare alla Grande Bellezza nel vedere i capolavori collezionati negli anni da Giancarlo e Danna Olgiati. Non si può non essere investiti dalla raffinata scelta delle opere e degli artisti, tanto che un profondo senso di ammirazione per la coppia di collezionisti Olgiati scaturisce spontaneamente nell’animo. Scendere le scale che portano allo Spazio -1 significa simbolicamente lasciarsi alle spalle il lungolago di Lugano, la realtà, per proiettarsi in un altro luogo, carico di insormontabile bellezza e quasi estraneo al mondo. Il vago senso di malinconia della pellicola di Sorrentino, però, lo si avverte al pensiero che una collezione simile era a Milano, nella galleria che una volta era di Danna Olgiati, a breve distanza da quel confine che separa l’Italia dalla Svizzera. Un confine sottile, ma che certo assume una valenza enorme. Oggi la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati è parte del circuito museale del MASI di Lugano, situato in uno spazio che ospita oltre 150 opere, e concessa a usufrutto alla Città di Lugano in un proficuo rapporto che unisce istituzione pubblica e collezionismo provato. Ogni anno lo Spazio -1 apre periodicamente al pubblico per mostrare la Collezione Olgiati attraverso allestimenti e installazioni temporanee volti ad approfondire le linee guide della raccolta, mettendo in relazione fra loro opere dell’avanguardia storica e di quella contemporanea. L’allestimento “A Collection in Progress“, presentato lo scorso autunno unitamente alla mostra temporanea Livio Bernasconi – Carole Bove. Two Swiss American Artists, viene riproposto in primavera prendendo avvio, nella prima sala, proprio dall’opera dell’artista statunitense Bove, una delle più importanti scultrici della contemporaneità, accostata adesso a opere del libanese Walid Raad e del tedesco Wolfgang Tillmans, protagonisti internazionali della ricerca artistica a orientamento sociale e qui presentati in un dialogo serrato con la Bove tra colori e scrittura. Carol Bove ha rappresentato la Svizzera in occasione dell’ultima Biennale di Venezia (2017), mentre sia Walid Raad sia Wolfgang Tillmans sono reduci da due importantissime retrospettive, rispettivamente al MoMA di New York (2016-2017) e alla Fondazione Beyeler di Basilea (2017).

Fonte: collezioneolgiati.ch

Si passa alla sezione dedicata al monocromo, che spazia da Yves Klein a Irma Blank, da Piero Dorazio a Marca-Relli. L’artista francese Arman è protagonista di una parentesi importante all’interno del percorso espositivo, con con opere come “Antonio e Cleopatra (Collera)” del 1966 in cui un contrabbasso fatto a pezzi è investito della visione artistica figlia del Nouveau Réalisme, di cui l’artista faceva parte. L’allestimento continua con un capitolo sulla rappresentazione del volto con ritratti e autoritratti di Marisa Merz, Markus Schinwald, Jimmie Durham e Gino De Dominicis. Dopo aver attraversato diverse sale, viene presentata una rilettura in bianco della ricerca del Gruppo Zero a confronto con Tauba Auerbach e Wolfgang Tillmans. Nella narrazione s’inseriscono alla perfezioni opere di altri artisti, come “Mappa – Mettere al mondo il mondo” di Alighiero Boetti o una sottile (e ironica) rivisitazione di Francesco Vezzoli della scultura “Forme uniche della continuità nello spazio” di Umberto Boccioni. Di certo impatto sono i due lavori di Luciano Fabro: “L’Italia di cartoccio”, una raffigurazione ribaltata della Penisola, e “Nido”, scultura in marmo bianco di Carrara, che rappresentano la sua concezione dell’arte, unione di strumento conoscitivo e metodo per operare sulla realtà. E ancora, la scultura di acciaio inossidabile “Pelvis”, datata 2009,  attraverso cui è possibile leggere un chiaro riferimento alla ricerca del suo creatore, l’artista Not Vital. All’origine di tale indagine risiede una profonda riflessione sul rapporto tra uomo e natura, attuata tramite la tridimensionalità di opere espressive quasi arcaiche. Lo Spazio -1 si conclude con un’opera di Fortunato Depero, retaggio del passato della galleria specializzata in capolavori futuristi, ai cui piedi sosta una folta collezione di cataloghi, un chiaro segnale di quanto lo studio e la ricerca siano la base dell’arte contemporanea. Tant’è che in tutte le sale si possono ammirare opere note affiancate ad altre di più recente acquisizione: attraverso questo costante dialogo si esplicita la volontà dei collezionisti di trasmettere ai visitatori le proprie scelte e emozioni, chiarendo così cosa significhi per loro “A Collection in Progress”.