Dal 20 marzo al 18 agosto 2019, la Casa dei Tre Oci di Venezia inaugura una grande antologica di Letizia Battaglia (Palermo, 1935), una delle protagoniste più significative della fotografia italiana, che ne ripercorre l’intera carriera.La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, organizzata da Civita Tre Venezie, promossa da Fondazione di Venezia con la partecipazione di Tendercapital, presenta 300 fotografie,molte delle quali inedite, che rivelano il contesto sociale e politico nel quale sono state scattate. La scelta delle fotografie, svolta in collaborazione con l’archivio di Letizia Battaglia, si è avvalsa inizialmente del contributo di Marta Sollima e, per la ricerca delle successive selezioni, di Maria Chiara Di Trapani.

Palermo, 1986. La Kalsa

Palermo, anni Settanta.

Una città in fermento, che trascorre notti insonni nel rumore dei colpi d’arma da fuoco, in ateesa di un’alba avvolta dall’odore di polvere da sparo.

È in una realtà simile, carica di lotte intestine e intrighi politici, di mafia (capitale o meno, lo si saprà di lì a poco) ed esistenze vissute in un limbo afoso, che prende avvio la critica sociale di Letizia Battaglia. La sua Palermo, le vie della sua infanzia, i volti simili che s’imprimono nella memoria ancor prima che sulla carta fotografica, sul bianco e nero per celare le sfumature di paura e disillusione. Letizia Battaglia è stata, o meglio, è – perché certe caratteristiche non si abbandonano mai, nonostante gli anni che si alternano di pani in dispari – una reporter lucida, che ha fatto della documentazione per immagini la sua cifra espressiva, abbandonando luoghi comuni e dottrine utili solo alle aule universitarie: una donna in continua controtendenza con quello suggerito dalla cultura contemporanea. Sin dagli anni de L’Ora, primo approccio con la fotografia di cronaca, per arrivare all’agenzia “Informazione Fotografica”, frequentata da personaggi del calibro di Josef Koudelka e Ferdinando Scianna: unica donna in un mondo di uomini, ma con una volontà tale che il suo lavoro ha valicato le frontiere di diversi paesi, raggiungendo lo sguardo del mondo.

Perché la vita, quella vera, è in strada, soprattutto se si sta parlando di una Palermo capace di covare in seno un’alternanza di ossimori tali da renderla unica al mondo: vita e morte, politica e mafia, amore e disperazione tipici di ogni vicenda umana, ma sentiti più intensamente in quegli anni, sottopelle.

Palermo, anni Settanta, che poi sono diventati Ottanta, Novanta e Duemila, in un macinare mesi attravero scatti consapevoli, che hanno saputo testimoniare ogni curiosità su cui si posava il suo sguardo: fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo.

“Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”, ricorda la curatrice Francesca Alfano Miglietti.

E, allora, attraverso la macchina fotografica si definisce una quotidianità in perfetta armonia con ciò che realtmente era il contesto urbano palermitano, in un manifesto che ha saputo sia rivoluzionare la fotografia di cronaca, sia colpire gli occhi dello spettatore per un sentimento di “pietas” unico, vero, emotivo, toccante nel suo realismo.

Come ha avuto modo di ricordare la stessa Battaglia, “La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora […]. L’ho vissuta come salvezza e come verità”.
“Io sono una persona – afferma ancora Letizia Battaglia -, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa. La fotografia è una parte di me, ma non è la parte assoluta, anche se mi prende tantissimo tempo”.

Palermo, 1980. Viale della Libertà, giorno dell’ Epifania, ore 13.00. Il Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, democristiano, è stato appena colpito a morte da killer mafiosi, davanti alla moglie e alla figlia

Note biografiche

Letizia Battaglia è nata a Palermo nel 1935 ed è madre di tre figlie. È tra le prime donne fotoreporter italiane. Dirige dal 1974 al 1991 il team fotografico del quotidiano comunista del pomeriggio “L’ORA” di Palermo e fonda l’agenzia “Informazione Fotografica”. Le sue immagini raccontano con passione militante i sanguinosi anni delle guerre di mafia siciliana. In un bianco e nero denso di contrasti, il suo archivio si compone di foto struggenti nella perfezione della loro composizione. Crea immagini lontane da quel clamore che spesso fa parte della cronaca, silenziose e solenni.
Oltre i corpi di giudici e vittime senza nome, con il suo obiettivo continua a raccontare i suoi soggetti prediletti, bambine e giovani donne ritratte come espressione di un futuro possibile.
Non è solo una fotografa, è regista, ambientalista, assessore dei Verdi con la giunta di Leoluca Orlando negli anni della Primavera Siciliana, deputata all’Assemblea Regionale Siciliana, editore delle Edizioni della Battaglia. È cofondatrice del centro di documentazione “Giuseppe Impastato”.
È la prima donna europea a ricevere, a New York, nel 1985 il Premio Eugene Smith per la fotografia sociale e a San Francisco, The Mother Johnson Achievement for Life (1999).
Nel 2007 in Germania la società tedesca di fotografia le assegna “The Erich Salomon Prize”. Nel maggio 2009 a New York viene premiata con il “Cornell Capa Infinity Award”.
Fondatrice nel 1991 della rivista” Mezzocielo”, bimestrale realizzato da sole donne. Nella lista delle 1000 donne segnalate per il Nobel per la pace, nominata dal Peace Women Across the Globe. The New York Times la nomina (unica italiana) tra le 11 donne più rappresentative del 2017.
È invitata a tenere lecture e workshop per musei e istituzioni in Italia e all’estero. Dal 2017 realizza il suo sogno inaugurando il Centro Internazionale di Fotografia, presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo. Ne dirige e cura la selezione di mostre e incontri dedicati alla fotografia storica e contemporanea.