La Fondazione Ferrero di Alba presenta, dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019, “DAL NULLA AL SOGNO. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen“, a cura di Marco Vallora. La rassegna propone un’attenta riflessione e un’accurata analisi delle suggestioni di due movimenti contrapposti. Divisa in una decina di sezioni (“Il grado zero dell’arte Dada”; “Il Sogno, Eros, amour fou, trasgressione erotica”; “L’inconscio, il doppio, il perturbante; Arte e natura, la reinvenzione dell’uomo”; “Sade, Freud, Marx, muse inquietanti del vivere surreale”; “Esiste un’architettura surrealista?” e così via) la mostra s’interroga su temi e problematiche esistenti tra la poetica nichilista di stampo Dada e la componente fantastica del Surrealismo.

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René Magritte: La maison de verre, 1939. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Studio Tromp ©Rene Magritte by SIAE 2018

Lo scarto che esiste tra nulla e sogno è meno profondo di quanto sia lecito pensare. Soprattutto in Arte, dove la distanza si riduce a una manciata di anni. Da Duchamp a Dalì, il salto temporale non rappresenta una cifra infinita, ma, se si pensa alle peculiarità stilistiche dei movimenti a cui appartengono, ecco che il baratro si allarga, arrivando ai poli opposti di un Novecento diviso tra nichilismo e surreale. Dal grado zero di cui si fecero forza gli appartenenti al movimento Dada alle visioni oniriche di Salvador Dalì, la Fondazione Ferrero espone ad Alba la Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen, racchiudendo in una sorta di “corridoio fantasma” l’intero immaginario fantastico delle avanguardie. E lo fa con opere che rappresentano al meglio gli autori dell’epoca, quali Man Ray, Magritte, Max Ernst. La mostra non si avvale soltanto di opere scenografiche come il trittico di grandi dimensioni (Paesaggio con fanciulla che salta la corda, 1936), o la bocca-divano di Mae West (conosciuta in repliche di design, ma qui presente in un singolare originale vintage d’epoca) di Salvador Dalí, o ancora le inquietanti ma suggestive tele misteriose di Magritte, ma anche di documenti rarissimi, provenienti dalla biblioteca del Museo.

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Man Ray: Le témoin, 1941 (1971). Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Jannes Linders ©Man Ray Trust by SIAE 2018

Il tutto concorre alla descrizione della forza con cui presero vita le diverse visioni del mondo espresse nell’arte del Novecento, aiutando l’osservatore a comprendere appieno la genesi e gli esiti estetici dei movimenti che caratterizzarono una stagione densa di cambiamenti e produzione artistica, di gruppi e sottogruppi spesso in conflitto tra loro. L’indagine alla base parte da lontano, da precursori che, in tempi non sospetti, posero le fondamenta per rivoluzionare arte e letteratura. Viene allora da pensare alle idee politiche di Sade e Marx, a poeti come Rimbaud, Mallarmé, Poe, e al folle antagonista di Proust, Raymond Roussel, dandy, omosessuale, drogato anche di medicine, che muore, forse suicida, a Palermo, come evocato da un bel racconto-indagine di Leonardo Sciascia. Matrici comuni di una follia collettiva che, come un fiore del Male, appestò con la sua aria mefitica tutta l’Europa neoclassica, iniziando a una discesa a rotta di collo verso l’ignoto, l’inconscio e l’incubo. Le vie che si diramano all’interno della rassegna non sono altro che bagliori in grado di illuminare le figure che caratterizzarono il periodo: Breton, inflessibile capostipite del movimento surrealista, che, come un dio furioso, scacciò luciferini pupilli quali De Chirico e Dalì, Bataille e Cocteau; Duchamp, promulgatore di un “nulla” estremo destinato a influenzare tutta l’arte successiva al collasso del dadaismo stesso; e ancora Man Ray, Picabia e Magritte. Una divisone suggestiva, quella tra nulla e sogno, all’interno di un baratro che, seppure profondo e imperscrutabile, non perde il proprio fascino.