Il Link Art Center è lieto di presentare Schrödinger’s cat goes through a trauma and does not, un’opera di Eleonora Roaro. La mostra sarà online su Link Cabinet dal 21 novembre al 23 dicembre 2018.

Nelle sue opere Eleonora Roaro porta avanti una ricerca sulla natura e sulla storia dell’immagine in movimento, che passa dal fascino ed esplorazione dei dispositivi del pre-cinema fino ad arrivare alle gif animate, prepotentemente tornate in auge negli ultimi anni. In questo senso il concetto di loop ha un ruolo centrale, inteso sia come la ripetizione di un set di movimenti e azioni sempre uguali a sé stessi sia, in questo caso, come rimando infinito tra analogico e digitale.
Schrödinger’s cat goes through a trauma and does not, questo il nome del lavoro realizzato per Link Cabinet, combina infatti tecniche analogiche a digitali. Le mani dell’artista azionano un taumatropio, uno dei primi dispositivi noti concepiti per sfruttare il fenomeno della persistenza retinica: a partire da due immagini distinte mostrate in rapidissima successione il nostro cervello ne percepisce una terza, inesistente nella realtà, ma che è la somma delle due. L’illusione ottica ricercata da Roaro in questo caso non tende quindi a simulare il movimento, quanto a creare questa terza immagine che esiste solo nell’occhio dell’osservatore. Nell’opera in mostra sono le immagini stesse scelte dall’artista a rimandare ad un altro genere di paradosso, questa volta concettuale. L’animazione ricrea la condizione paradossale del gatto di Schrödinger, abbinando l’immagine di un gatto a quella di una fragorosa esplosione, che finisce per circondarlo e renderlo quindi contemporaneamente sia vivo che morto. In un ultimo gioco di parole e di significato il taumatropio (dal greco “girare delle meraviglie”) diventa un traumatropio (dalla parola greca trauma, ferita), la cui vittima è il povero gatto, sospeso all’infinito tra vita e morte.

Eleonora Roaro nasce a Varese nel 1989. Studia Fotografia (BA – IED, Milano), Arti Visive e Studi Curatoriali (MFA – NABA, Milano) e Contemporary Art Practice (MA – Plymouth University, Plymouth). La sua pratica artistica riguarda le immagini in movimento, con un particolare interesse per il video e l’archeologia del cinema. L’artista rivisita dispositivi e iconografie del passato per riflettere sul modo in cui la tecnologia influenza la nostra percezione del reale. Ha presentato i propri lavori in contesti nazionali e internazionali tra cui: Luisa Catucci Gallery, Berlino, 2017; Triennale di Milano, 2017; Mediterranea17 – Young Artist Biennale, 2015; Friche La Belle de Mai, Marsiglia, 2015; e in festival come The Gifer, Torino, 2017; Miami New Media Festival, 2015.

Link Cabinet è una singola pagina web pensata per ospitare mostre personali in cui ogni artista presenta una singola opera realizzata secondo una logica site-specific. Concepito come uno spazio bianco e con un’interfaccia estremamente essenziale, Link Cabinet è un ambiente neutro pronto a essere rimodellato dalle opere che ospita. Dopo la mostra, il lavoro esposto non sarà più fruibile sul sito. Link Cabinet è un progetto di Matteo Cremonesi per il Link Art Center.

Il Link Center for the Arts of the Information Age (Link Art Center) è una organizzazione no-profit che promuove la ricerca artistica con le nuove tecnologie e la riflessione critica sui temi dell’età dell’informazione: organizza mostre, eventi, conferenze e workshop, pubblica libri, attiva partnership con realtà private e istituzionali e svolge un intenso lavoro di networking con analoghe realtà internazionali.

(F:CS)