Nelle sale del PAN – Palazzo delle Arti Napoli è visibile, fino al 22 aprile 2019, un’importante retrospettiva su Escher, artista che è riuscito, con le sue opere, a immaginare altri mondi, rimanendo legato alla sua capacità contemplativa trascritta con rigore analitico. La rassegna è prodotta e organizzata da Arthemisia, curata da Mark Veldhuysen e Federico Giudiceandrea

Come scrive il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: “Ad ammirare queste opere troveremo donne e uomini, giovani e meno giovani, manager e operai, impiegati e industriali, studenti e pensionati, artigiani e filosofi, italiani e stranieri”.
Non perché l’arte di Escher sia un “livellatore” sociale in negativo, bensì per la capacità di attrarre il pubblico all’interno delle sue composizioni impossibili. È ancora forte, nonostante i quarantaquattro anni dalla scomparsa, la sua capacità di risultare moderno: attraverso la matematica e la geometria ha saputo plasmare un mondo, un universo impossibile da immaginare, che ha saputo rendere concreto ancora prima delle capacità tecnologiche oggi a disposizione.

Maurits Cornelis Escher Buccia 1955 Xilografia, 32×23,5 Collezione privata, Italia All M.C. Escher works © 2018 The M.C. Escher Company. All rights reserved

Le opere, oltre 200 in mostra, sono divise in otto sezioni che vanno dagli esordi del periodo giovanile, in cui è già visibile una sua spiccata capacità disegnativa, fino a giungere alle opere del periodo maturo che hanno reso Escher il genio conosciuto oggi. Stampe come Relatività, Mano con sfera riflettente o Rettili sono state poi elemento di ripresa e reinterpretazione nei periodi successivi. Infatti, nell’ultima sezione, Eschermania, sono presentate le influenze che questo artista ha avuto, come il movimento hippie, e che in parte continua ad avere, attraverso i fumetti e la pubblicità.

All’interno delle opere di Escher la matematica ha una presenza molto forte, sia nella costruzione di universi impossibili che d’illusioni spaziali; per questo molti matematici iniziarono a usare le sue illustrazioni per corredare articoli, libri o semplicemente appendendole nei loro studi. Fu proprio il fatto di entrare negli studi e all’interno delle università, in particolare in California, che mise le opere di Escher in comunicazione con il movimento hippie. In questo periodo si stava appunto diffondendo il movimento giovanile, che iniziò ad acquisire e utilizzare le illustrazioni dell’artista, molto spesso senza il consenso. La visione attribuita alle opere era totalmente diversa, non erano osservate per la capacità di costruzione dello spazio ma come rappresentazioni di esperienze psichedeliche. Per gli hippie, quindi, deformazioni e costruzioni impossibili si legavano agli effetti dell’uso di allucinogeni, rivisitazioni e reintepretazioni anche iconografiche che, nonostante la mancata approvazione da parte dell’artista, contribuirono alla divulgazione e delle sue opere.

Maurits Cornelis Escher Pozzanghera 1952 Xilografia, 32×31,9 cm Collezione privata, Italia All M.C. Escher works © 2018 The M.C. Escher Company. All rights reserved

Dopo aver girato diverse città, da New York a Singapore, le opere sono finalmente ritornate a Napoli. La città partenopea non è solo legata alla vita personale dell’artista, ma è proprio in Campania che Escher incontra Jetta Umiker, sua futura moglie. È solotanto un legame sentimentale, quello che lega Escher a Napoli, ma qualcosa di più profondo, fatto di suggestioni e ispirazioni visibili all’interno delle sue opere. Non una scelta casuale quella di portare questa mostra e questo artista a Napoli, e ciò è reso evidente dalla seconda sezione: Escher, l’Italia e la Campania dove sono raccolti vedute e paesaggi che influenzarono la produzione dell’autore, tanto che nell’opera Metamorfosi II, tra le più famose dell’artista, è raffigurata la chiesa di Atrani, motivo ricorrente nelle sue opere e presente anche sullo sfondo di una foto storica dei due sposi.

Il biografo di Escher racconta che nonostante l’artista si sia allontanato da Napoli sentì sempre un’acuta nostalgia per quei paesaggi che avevano sortito in Escher un fascino che è possibile rivedere nei disegni e nelle stampe in mostra. Con questa mostra quindi è come se una parte di lui potesse ritornare, ripercorrere le vie dei piccoli borghi, i paesaggi, i monumenti. 

Maurits Cornelis Escher è riuscito nell’intento di catturare completamente l’osservatore all’interno del mondo che di volta in volta plasma e inventa. Se il visitatore di ieri si stupiva della tecnica e della capacità immaginifica dell’artista, quello di oggi si ritrova a seguire le modifiche e le trasformazioni di soggetti e oggetti rappresentati.

Beatrice Da Lan