La Fondazione Arnaldo Pomodoro ha esposto il prossimo programma culturale 2018 nella sede del proprio studio di via Vigevano 9 a Milano, anticipando le innovazioni apportate alla quinta edizione del Premio Arnaldo Pomodoro e inaugurando il primo atto delle tre Project Room 2018, titolate dal curatore Flavio Arensi La Stanza di Proust“. Si potrebbe dire che, tirando le fila della presentazione avvenuta durante la Art Week milanese alle soglie di Miart 2018 (ne abbiamo parlato qui e qui), il futuro della Fondazione Arnaldo Pomodoro si riassuma in tre P.

La prima di queste è il Premio Arnaldo Pomodoro per la scultura, giunto alla sua quinta edizione, dove la rotta intrapresa nella formazione del Comitato di Selezione ha una parvenza del tutto internazionale. Nella sua edizione 2018 il cambiamento ha seguito lo sviluppo del fare scultura, intuendone le nuove direzioni. “La Fondazione Arnaldo Pomodoro”, commenta al riguardo Lorenzo Respi, già membro del Comitato Scientifico “è un ente che vuole divulgare le nuove forme di scultura, le nuove strade che ha intrapreso, attraverso una forte internazionalità che ha per base la figura di Arnaldo Pomodoro”. All’interno del gruppo, a cui tocca l’arduo compito di selezionare artisti e opere, si avverte senza dubbio una vena che spazia oltre i confini italiani (“d’oltremanica”, vista la doppia presenza di figure provenienti dalla Henry Moore Foundation di Leeds, in Inghilterra), e può interpretare con chiarezza i nuovi trend della scultura. Non bisogna dimenticare che un premio prestigioso e di livello come il Premio Arnaldo Pomodoro non è altro che l’anticamera della fucina – creativa e non, verrebbe da dire – della prossima generazione di scultori. Il Comitato di Selezione è composto da: Diana Cambell Betancourt (Direttore Artistico Samdani Art Foundation e Capo Curatore Dhaka Art Summit a Dhaka, in Bangladesh), Anita Feldman (Vice Direttore Dipartimento Curatela e Educazione del San Diego Museum of Art, precedentemente responsabile per collezioni ed esposizioni alla Henry Moore Foundation), Martino Gamper (Designer i cui lavori sono stati esposti in tutto il mondo), Lisa Le Feuvre (Direttore Esecutivo Holt-Smithson Foundation, a Santa Fe, e Direttrice del Dipartimento di Sculpture Studies alla Henry Moore Foundation), Anna Maria Montaldo (Direttore dell’Area Polo Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano), Lorenzo Respi (Docente all’Università degli Studi di Milano), Andrea Viliani (Direttore della Fondazione per le arti contemporanee / Museo MADRE di Napoli). Se da un lato il range è molto ampio, tra i 25 e i 45 anni necessari per partecipare trascorre un ventennio non indifferente dal punto di vista dell’arte contemporanea, dall’altro è stata una scelta sapientemente ponderata per riuscire a calibrare con attenzione il futuro prossimo e il futuro lontano della scultura. Un premio che riflette il pensiero di Arnaldo Pomodoro, secondo cui “uscire dal proprio studio è un dovere” (come ricorda Andrea Viliani), riuscendo a coniugare sia il confronto della scultura con l’ambiente della comunità, che la storia e lo studio intrinsechi del fare arte, senza perdersi nel solo processo realizzativo.

La seconda P sono le Project Room, da sempre fiore all’occhiello di una ricerca inesauribile in ambito contemporaneo da parte della Fondazione Arnaldo Pomodoro. La curatela di Flavio Arensi garantisce quella che può essere intesa come una visione avanguardista, attenta cioè alle trasformazioni e sensibile ai movimenti del mondo dell’arte. Le Project Room 2018 si legano in modo saldo a una figura letteraria immortale: Marcel Proust. Si deve proprio all’autore della “Recherche” il cappello che riunisce tre artisti contemporanei – Donato PiccoloRoberto Pugliese e Roberto Fanari – ne “La Stanza di Proust“. La memoria, il ricordo e il pensiero sono gli elementi fondanti che permettono di guardare agli accadimenti della società, in una fluida e ciclica alternanza di opere, recuperando così l’idea di una coscienza allargata che non usa mezzi tradizionali. Come in alcuni passi della Recherche il protagonista si trova in stanze sconosciute – si pensi al celeberrimo incipit: “Longtemps je me suis couché de bonne heure” – ricordando quelle in cui ha vissuto, così il pensiero diventa osservatore del mondo esterno, con immagini che sembrano rubate a una lanterna magica, anche nelle Project Room. A dimostrazione di questa raison d’être c’è la scelta di portare nella Project Room di Fondazione Arnaldo Pomodoro un artista come Donato Piccolo all’interno di “Impré-visible“, primo appuntamento curato da Flavio Arensi e visitabile fino al 25 maggio. Macchine-insetto di matrice kafkiana e un acquario in cui il movimento di una coppia di tartarughe attua le leggi dell'”Effetto Farfalla” sono sintesi di un cortocircuito dove natura e artificio diventano sintomo dell’imprevedibilità e invisibilità da cui si deve il titolo della rassegna. La materia dell’esistenza, allora, assume connotazioni sempre nuove, spezzate e al contempo riunite dall’intervento artistico di Donato Piccolo, che crea oggetti scultorei dove l’osservatore riveste un ruolo partecipe in una passività del tutto assente. La ricerca dell’artista romano si condensa non a caso in un momento in cui la tecnologia è declinata in favore dell’arte.

Infine c’è Arnaldo Pomodoro. Scultore per antonomasia, maestro immortale di ciò che può essere la scultura, ha rivoluzionato l’essenza stessa di un “fare” che è diventato “fare arte” grazie alle sue essenze volumetriche. Deus ex machina dell’ingranaggio messo in moto da tutte le personalità coinvolte nello sviluppo dei progetti, l’artista contribuisce in qualità di presidente alla selezione del premio e si fa anche portavoce di una ricca offerta didattica messa appunto dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro.