La mostra curata da Diego Sileo all’interno del Mudec di Milano dal titolo “Frida Kahlo. Oltre il mito” (fino al 3 giugno 2018), svela la donna prima e il mito poi con un’intensa raccolta di opere, foto, video e lettere. Frutto di sei anni di studi, basati sui documenti ritrovati a Casa Azul, la rassegna milanese svela sfumature inedite dell’artista messicana più famosa al mondo (ne abbiamo parlato qui).

La mostra di Frida Kahlo mette a nudo l’interiorità dell’artista. Quattro sezioni – Politica, Donna, Dolore, Terra – che riescono a emozionare svelando vita e arte della famosa pittrice messicana. La retrospettiva raccoglie opere e fotografie insieme a diari e lettere, ricapitolando perfettamente la sua vita, tormentata quanto intensa: l’incidente, il folklore messicano, l’amore per Diego Rivera, l’ossessione per gli autoritratti e l’adesione al Partito Comunista. Una parte della mostra è dedicata all’impegno civile e agli ideali della rivoluzione ma anche agli altri amori (Alejandro Gomez Arias, il primo fidanzato a cui rimarrà legata per tutta la vita) e alle sue intense amicizie, tra cui i fotografi Leo Matiz e Nickolas Muray. Proprio gli stessi che l’hanno ritratta con tanta intensità e veridicità: da bambina, da giovane, o intenta a dipingere, quella attività che forse neanche lei pensava sarebbe diventata la sua salvezza. “Frida Kahlo. Oltre il mito” è una mostra per scoprire e riscoprire l’artista messicana.

Ma chi era veramente Frida Kahlo? Nata nel 1910 a Coyoacán, in Messico, Frida è destinata a far parlare di sé: inspiegabilmente, anche e soprattutto per lei, diviene un’icona glamour e del femminismo, oltre che un’acclamata pittrice. Piccola, fiera, forte, brillante. Sopravvissuta alla poliomielite a sei anni e a un brutto incidente stradale che la rese invalida, perché come lei stessa disse: “Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu quando un tram mi mise al tappeto, l’altro fu Diego“. Considerata da molti dei suoi contemporanei surrealista, come lei stessa disse “non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”. La retrospettiva milanese mostra la doppia anima di Frida: quella tenera – innamorata dell’arte, della vita, di suo marito – e quella più passionale e feroce, la Frida che desidera disperatamente la maternità, quella che indaga sull’esistenza, quella che lotta contro la malattia, contro i limiti del proprio corpo e del proprio destino. L’arte della Kahlo risale alla pittura tradizionale dell’800, ai retablos messicani ma risente anche dell’influsso del marito ma anche di Picasso che disse di fronte a Diego disse: “né tu né io sappiamo dipingere una testa come Frida”. La mostra riesce a indagare una delle più grandi pittrici del 900 parlando d’amore, di politica, di sofferenza e di ricerca artistica. Proprio lei che ha avuto il coraggio di mostrare se stessa con sue cicatrici, le sue debolezze, le sue paure con una passione e una liricità incredibile, tanto che è impossibile non emozionarsi sentendo il suo attaccamento alla vita.

Non si può rimanere impassibili di fronte al realismo e all’immaginifico scaturito dalle sue opere, come per l’Autoritratto come Tehuana, L’amoroso abbraccio dell’Universo, la Terra (Messico), Diego, io e il Signor Xólotl, l’Ospedale Henry Ford (il letto volante). Il carnevale della vita, questo è quello che dipinge Frida Kahlo, quello che cerca di intrappolare nelle sue tele alla ricerca del senso supremo del suo destino e di quello degli altri.

(Ha collaborato Lucia Antista)