Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini ospita fino al 20 maggio la mostra Gaetano Previati (1852-1920). La Passione, curata da Nadia Righi e Micol Forti, organizzata in collaborazione con i Musei Vaticani, col patrocinio dell’Arcidiocesi di Milano e il contributo del Credito Valtellinese, che presenta un nucleo di opere sacre di Gaetano Previati (1852-1920).

Gaetano Previati e il tema religioso

Sono due i nucli, se così si possono definire, realizzati da Gaetano Previati tra il 1901 e il 1912, e inseriti nel discorso ben più ampio della Passione. Pennellate filamentose e un cromatismo inconfondibile caratterizzano la pittura di Gaetano Previati, maestro del divisionismo italiano. Il percorso espositivo si apre con La Via al Calvario, opera che da poco è entrata a far parte della collezione del Museo Diocesamo grazie a un lascito testamentario, dove il tema religioso – che si è definito con lo stile di Previati – è più che mai riconoscibile. Particolarmente espressiva è la figura della Vergine, che nelle opere di Gaetano Previati è rappresentata non soltanto come figura d’accompagnamento, ma acquisisce connotazioni ben più importanti. Tale studio della figura cristiana della Vergine, riccorente nella pittura del maestro ferrarese, si definisce attraverso il “poema umano-religioso”, come nell’opera Maternità (1890-1891), e il “poema cristiano-religioso”, dall’Annunciazione all’Assunzione. Non è un caso che la sofferenza della Madonna sia uno dei temi più ricorrenti nella pittura di Gaetano Previati. Maria non è una donna tra le tante che assistono all’impervio cammino di Cristo verso la Redenzione dei peccati umani, bensì pare essere prima di tutto madre. La via al Calvario non possiede le solite connotazioni per cui un Cristo sofferente sorregge a fatica la Croce, cadendo tre volte come recita la tradizone (e non le Scritture), bensì il punto di vista dell’osservatore è
concentrato proprio su un passo biblico che è solitamente ai margini rispetto alla panoramica consolidata dalla pittura sacramentale. Al centro della tale si trova, appunto, Maria, sorretta da due donne. Lontane sono le investiture divine di cui la storia dell’arte è colma: niente ori, cuori in fiammme o angeli annunciatori; in Previati emerge tutta la sofferenza di una madre che deve sopportare il dolore del proprio figlio, che condivide tale male per scelta e con passione, accettando in seno la condanna a morte come se fosse la propria e versando calde lacrime in un pianto inconsolabile. La figura della Vergine, curva e dolente, oppressa da un peso insormontabile, diviene così umana, estremamente presente e concreta. Quello della sofferenza è un nucleo narrativo assai caro a Previati, presente anche nella quattrodici stazioni della Via Crucis (1901-1902), recentemente restaturate e provenienti dalla Collezione di Arte Contemporana dei Musei Vaticani. Il ritmo cromatico incalzante e la parabola liministica, che coinvolge la sessione delle immagini dal primo riquadro fino all’oscurità dell’ultimo, sembrano donare alle opere un certo dinamismo espressivo, dove la figura di Cristo ha la meglio sulle altre. Anche in questo caso, però, l’umana rappresentazione del dolore si definisce senza bisogno di spiegazioni. La successione visiva rispecchia lo stile pittorico di Gaetano Previati, che si avvale di un taglio particolareggiato, riuscendo a rappresentare in primissimo piano la figura di Gesù che sorregge la croce, caricandola con un forte pathos. È un rosso profondo, quello che avvolge il Redentore, dalle tonalità più scarlatte che porpuree, come se simboleggiasse il sangue rappresso che si staglia contro le sfumature auree del cielo, in un connubio che unusce l’estrema umanità all’elemento mistico della fede.

Tra Scapigliatura e Divisionismo

Gaetano Previati, nato a Ferrara il 31 agosto 1852, dopo aver frequentato corsi d’arte nella sua città e a Firenze, sceglie di trasferirsi definitivamente a Milano, dove dal 1876 frequenta i corsi all’Accademia di Brera. Il clima milanese offre al giovane artista una grande apertura sia verso il contesto italiano, che europeo. L’atmosfera meneghina, densa di spunti post-scapigliati, regala a Previati influssi della linea più innovativa di pittori lombardi. All’Esposizione Nazionale di Belle Arti del 1881, Gaetano Previati presenta quattro opere di carattere sacro: è la prima volta che Previati si accosta a temi religiosi, interpretandoli con un forte senso drammatico. L’interesse suscitato, spinge Previati a partecipare al concorso per la Via Crucis per il cimitero di Castano Primo, nel 1882. In un fase successiva, Previati si orienta verso un cromatismo più lieve, accostandosi al gusto del Simbolismo europeo. Sinuoso e fluttuante, il suo stile assiste a una vera e propria svolta. L’attenzione del pittore è rivolta verso i grandi temi universali, affrontati con una pittura fatta di lunghi filamenti di luce, dove ogni riferimento alla realtà si smaterializza. L’attività di Gaetano Previati, sia pittorica che teorica, si concentra da questo momento in poi sul Divisionismo, da lui inteso come elaborazione del colore rarefatto dal segno e steso in filamenti di luce. La sua attività espositiva spazia dalle Biennali di Venezia, già dal 1895, all’Esposizione di Arte sacra a Lodi del 1901, alle Quadriennali torinesi, alle Esposizioni di Parigi, fino all’Esposizione di New York nel 1913, per ricordarne solamente alcune. La sua cifra stilistica ruota attorno agli stessi soggetti, rivisti e rielaborati anche a distanza di anni con soluzioni del tutto diverse, e al recupero della precedente esperienza naturalista, come nelle nature morte e nei paesaggi marini. La produzione del pittore è bruscamente interrotta dalla morte della moglie e del figlio, nel 1917: chiuso in sé stesso, l’artista muore tre anni dopo, a Lavagna (Genova).