Il 10 aprile 2018, dalle ore 18.30, la Triennale di Milano celebra la memoria di Gillo Dorfles con una serata in suo onore. L’occasione è anche quella di presentare “La mia America“, testo edito da Skira, che ancora una volta accoglie la penna di uno dei più importanti critici italiani, recentemente scomparso.

Avrebbe compiuto 108 anni, il 12 aprile 2018. Figura magistrale della critica artistica italiana, docente universitario di Estetica, studioso, artista e visionario, Gillo Dorfles ha segnato, con la sua assenza, un vuoto che nessun testo potrà mai colmare. Anche chi si limitava a leggerlo da lontano, dalla sua interpretazione del mondo dell’arte, si è sentito stranito nel sapere che se ne era andato. Lui, che è rimasto per tutta la vita sempre fedele a un’unica passione: l’arte. Lui, che si è posto al centro di una modernità in continuo mutamento, fissando con occhi carichi di brillante intelligenza città come New York, Tokyo, Parigi, Milano, Chicago scorrergli vicino. Lui, così rivoluzionario. Nonostante tutto, l’eterno Gillo Dorfles continua a influenzare con il suo lavoro le nuove generazioni, che si accingono a sporgersi verso quell’ambiente di cui era senza dubbio uno dei protagonisti. Regala ancora spunti interessanti e massime indelebili, che si aggrappano alla coscienza per non staccarsene più. Quanti studenti del liceo hanno passato ore sul suo “Arte“? Quanti universitari, appassionati, studiosi su “Nuovi riti, nuovi miti” (1965), “Artificio e natura” (1968), “Le oscillazioni del gusto” (1970), “Il Kitsch” (1972), “Mode e modi” (1979), “Elogio della disarmonia” (1986), “Il feticcio quotidiano” (1988), “L’intervallo perduto” (1989), “Preferenze critiche” (1993), “Fatti e fattoidi” (1997), “Irritazioni” (1998)? Skira, dopo “Gli artisti che ho incontrato” del 2015, pubblica un nuovo capitolo della colossale saga critica di Gillo Dorfles. Stavolta sono i ricordi americani gli ambienti in cui i suoi occhi s’immergono, poiché, a partire dal secondo dopoguerra, Gillo Dorfles viaggia negli States dove incontra personalità di primo piano. Come potrebbe essere stato altrimenti? Conosce i più noti studiosi di problemi estetici e critici d’arte (Thomas Munro, Clement Greenberg, James Sweeney, Alfred Barr, Rudolf Arnheim, György Kepes) e dialoga con alcuni tra i maggiori architetti della East e West Coast (Frank Lloyd Wright, Mies van der Rohe, Louis Kahn, Frederick Kiesler). Dai suoi soggiorni Gillo Dorfles trae spunto per numerosi articoli sulla società, la pittura, l’architettura, il design e l’estetica americana, all’epoca pubblicati su “Domus”, “Casabella”, “Aut Aut”, “La Lettura”, “Metro” e in cataloghi, pezzi che, raccolti ora assieme ad altri scritti inediti in questo volume, permettono di approfondire uno dei periodi più significativi e stimolanti della cultura statunitense, attraverso i racconti e le memorie del grande critico d’arte. Luigi Sansone, curatore del volume (e già di quello del 2015), afferma che “Gillo Dorfles è stato tra i primi critici a recarsi negli Stati Uniti negli anni immediatamente successivi al conflitto mondiale per approfondire la sua conoscenza sull’arte, l’architettura e la vita negli USA. L’Italia dopo un lungo periodo di oscuramento culturale dovuto alla guerra e alle note vicende politiche che la precedettero, aveva la necessità di aprirsi al resto del mondo per spezzare quell’isolamento che per oltre un ventennio ne aveva condizionato lo sviluppo in molti settori, non ultimo quello socio-culturale. Gli anni Cinquanta vedono un infittirsi di scambi artistici tra l’Italia e gli Stati Uniti, scambi che avevano iniziato a intensificarsi dopo la presentazione nel 1948 alla Biennale di Venezia della Collezione di Peggy Guggenheim che includeva, tra le altre, opere dei maggiori esponenti dell’Espressionismo Astratto americano”. Un insieme di esperienze, nuove scoperte e memorie che hanno riempito la sete di conoscenza di un uomo incapace di fermarsi, trovandolo sempre disposto a dare il proprio contributo per l’interpretazione dell’attuale, del contemporaneo. Un contributo, questo sì, immortale.