Gillo Dorfles si è spento a 107 anni, nella sua casa di Milano.
Senza dubbio, l’Italia ha perso una delle menti più illuminate della cultura, un uomo che è stato in grado di prendere per mano il Novecento e portarselo dentro. Un secolo ha vissuto per intero, lui, nato nel 1910 a Trieste, nell’allora Austria-Ungheria, da padre goriziano e madre genovese. Che sia stato l’influsso mitteleuropeo a formare dare alla luce una personalità tanto eccelsa, non c’è dubbio, ma fu Milano la città che lo consacrò a immortale dell’arte.
Accostandosi a personaggi come Italo Svevo, Cesare Pavese e Eugenio Montale, non ne ha mai subito la grandezza, ma si faceva promotore di una sperimentazione culturale che abbracciasse il mondo intero. Fu uno dei critici che lanciò l’arte informale di Lucio Fontana, comprendendo appieno la forza innovatrice del gesto. Quella curiosità viscerale, la voglia di conoscere
Insieme alla laurea in medicina e la specializzazione in psichiatria, Gillo Dorfles coltiva una pura, incontrastata e innovativa passione per l’arte, tanto da fondare, nel 1948, il MAC – Movimento per l’Arte Concreta, insieme a personaggi di spicco quali Bruno Munari, Gianni Monnet e Attanasio Soldati, con l’intento di creare un nuovo punto di vista, in grado di sintetizzare in modo reale le astrazioni di matrice europea.Figura sempre all’avanguardia, poliedrico per definizione e costantemente ricettivo al contemporaneo nell’arte, come critico d’arte legittima il “kitsch” liberandolo dal veto che lo attanaglia, dando al “cattivo gusto” una sorta di dignità, una raison d’etre.
Professore di Estetica nelle università di Milano, Cagliari e Trieste, non abbandona mai la sua missione di critico, continuando a immergersi in modo sempre più profondo all’interno delle correnti artistiche. È stato, inoltre, Accademico onorario di Brera e Albertina di Torino, membro dell’Accademia del Disegno di Città del Messico, Fellow della World Academy of Art and Science, dottore honoris causa del Politecnico di Milano e dell’Università Autonoma di Città del Messico. Compasso d’oro dell’associazione per il design industriale (ADI), Medaglia d’oro della Triennale, Premio della critica internazionale di Girona, Franklin J. Matchette Prize for Aesthetics. È stato insignito dell’Ambrogino d’oro dalla città di Milano, del Grifo d’Oro di Genova e del San Giusto d’Oro di Trieste.
Critico d’arte, insegnante, pittore, artista, ma soprattuto amante di un universo sconfinato come l’arte, intenzionato ad assimilarne ogni sfumatura, ogni frangente, ogni mistero.
Del resto, come amava dire: “L’arte è l’unica passione a cui sono rimasto sempre fedele”.