Presentata in Broletto la prossima mostra di Palazzo Martinengo, a Brescia.Gli animali nell’Arte. Dal Rinascimento a Ceruti” è attesa nella sede museale bresciana dal 19 gennaio al 9 giugno 2019.

L’attesa è finita: già nell’intervista rilasciata a Smart Review lo scorso febbraio, Davide Dotti aveva accennato a un progetto ambizioso, a conclusione del quinquennio curatoriale di Palazzo Martinengo.
Un’esposizione sugli animali nella città della Leonessa, in fondo, non pare così fuori luogo.
Sono cento i capolavori, che vanno dal Rinascimento al Settecento, incentrati sulla figura degli animali nella pittura italiana. Si tratta di un’occasione, come ha ribadito il curatore Dotti, per parlare di una tematica che susciti interesse nel pubblico, abbracciando appassionati di ogni genere: una mostra in grado di regalare stupore tanto negli “esperti” quanto in spettatori occasionali.
Un vero e proprio “zoo artistico” diviso in dieci sezioni, dall’iconografia religiosa – si pensi a San Rocco, San Giorgio e il drago o all’Arca di Noè – ai miti greci e romani, fino alle sale tematiche, dedicate a: cani, gatti, pesci, rettili e uccelli. A chiudere la rassegna, una sala incentrata sulla caccia, una sugli animali esotici e, infine, sugli animali fantastici, che hanno influenzato l’immaginario sino ai giorni nostri.

Guercino, Ceruti, Campi, Giordano, Duranti, Longhi e molti altri sono i nomi che rappresentano l’attenta ricerca alla base della kermesse: opere in larga parte provenienti da collezioni private (circa il 70% giungono da collezioni italiane, londinesi, parigine e austriache), esclusive e d’occasione, che il pubblico difficilmente può ammirare.
È questa una sorta di firma stilistica per Dotti, che si prodiga ormai da anni nel scovare capolavori nascosti e regalarli alla comunità.
Tra le opere più attese c’è “Vecchio con Carlino” del Pitocchetto, cui fa pendantVecchio con gatto“, due tele speculari che rappresentano al meglio la società barocca del pittore milanese. Non è un caso che il clou della mostra sia il Barocco, testimonianza di un periodo pittorico incredibile, da cui si possono ricavare importanti considerazioni storiche.
Per nulla banale è, inoltre, la collaborazione con l’Università di Pisa per la stesura di un saggio, che possa analizzare gli animali ritratti dal punto di vista scientifico.
“Una tematica quotidiana”, afferma Roberta Bellino (presidentessa dell’Associazione Amici di Palazzo Martinengo), che trova una gusta collocazione all’interno della ciclicità perseguita negli ultimi cinque anni. Se nella primissima mostra della sede bresciana era stato affrontato il cibo nell’arte, a gennaio tocca agli animali suscitare meraviglia, incuriosire e istruire l’occhio di chi guarda.