Visitabile fino al 2 settembre 2018, la mostra “Impressionismo e Avanguardie“, ospitata al Palazzo Reale di Milano, si colloca come terzo appuntamento del ciclo “Musei del mondo a Palazzo Reale“. In esposizione, cinquanta capolavori del Philadelphia Museum of Art a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. La rassegna, a cura di Jennifer Thompson e Matthew Affron, è promossa e prodotta da Cumune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira.

Il collezionismo americano

Da Monet a Braque, da Picasso a Cézanne. Da Parigi a Filadelfia a Milano. Andata e ritorno di uno straordinario viaggio che denota quanto l’Europa tra la fine dell’Ottocento e la seconda metà del Novecento fosse l’epicentro dell’arte. Un passaggio dovuto, quello che attraversa Vecchio Mondo e Parigi in particolare, che tira i fili dei movimenti più importanti dell’arte moderna. “Si sapeva già”, verrebbe da dire, ma ciò che rischia di sfuggire, di perdersi nei meandri della memoria, sono i protagonisti di una diffusione capillare dell’arte europea al di fuori dei confini continentali, per conquistare di nuovo – culturalmente – l’America, embrione della nazione che sarebbe diventata. E allora Palazzo Reale celebra i personaggi che hanno reso grandi Monet e compagni oltre oceano, personaggi divenuti pionieri di un collezionismo i cui capolavori sono sotto gli occhi del grande pubblico. Una spinta innovativa, fresca e interessata, che guarda con curiosità al gusto raffinato che si respira sulle rive della Senna, e intenzionata a rubarne un po’, per portarla a casa, a Filadelfia. Riprova tangibile che il collezionismo è il vero motore del mondo dell’arte, i fratelli Mary e Alexander Cassatt hanno saputo dare il via a uno stile di pensiero, un vero e proprio modo d’intendere la bellezza, attorniandosi di capolavori splendidi. Sono stati capaci a dettare le regole in patria, cosicché anche altri diventassero curiosi e collezionisti, affetti da una sorta di servilismo militante nei confronti del sublime da cui non si può guarire. Senza dubbio fu proprio Mary Cassatt la musa ispiratrice e paladina di questo movimento collezionista. Durante il suo soggiorno a Parigi, Mary si dimostra una pittrice di grande talento, riconosciuto persino da Edgar Degas, esponendo ai Salon e a mostre impressioniste, coltivando amicizie importanti e spingendo anche dal punto di vista sociale con un forte impegno nell’affermazione dei diritti femminili. La conoscenza del gallerista Durand-Ruel pone le basi per l’esportazione delle opere francesi e l’affermazione dello stile impressionista negli Stati Uniti. Il fratello ALexander Cassatt rimane estasiato dalla leggerezza dei toni e dall’intimità delle atmosfere, al punto di acquistare diverse opere di Monet già dal suo primissimo viaggio nella capitale francese. Sono gli esordi di un impulso che creerà le collezioni Cassatt, White, Stern e Arensberg, oggi conservate al Philadelphia Museum of Art.

Capolavori domestici

L’esposizione si dirama attraverso un percorso in cui spiccano i grandi nomi dell’arte moderna: Pierre Bonnard, Paul Cézanne, Edgar Degas, Edouard Manet, Paul Gauguin, Claude Monet, Vincent van Gogh, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir fino alle sperimentazioni di Georges Braque, Vasily Kandinsky, Paul Klee, Henri Matisse, Marc Chagall, Constantin Brancusi, Pablo Picasso, passando per il surrealismo di Salvador Dalí e Joan Mirò. Opere da capogiro che si svelano passo dopo passo senza seguire connessioni che non siano puramente sentimentali, permettendo così allo sguardo di restare completamente rapito. Tra queste, occupano un rilievo squisitamente particolareggiato i luminosi paesaggi di Claude Monet, tra cui Il sentiero riparato (1873) e lo splendido connubio di sfumature che regala Il ponte giapponese (1895). Sisley con Le rive del Loing (1885), Pissarro con Paesaggio (frutteto) (1892) e Cézanne con Le Quartier du Four, à Auvers-sur-Oise (ca.1873) e Paesaggio invernale, Giverny (1894) sono gli altri interpreti di una stagione en plein air che ha saputo cogliere il meglio del paesaggio, con i suoi mutamenti e le sue luci in grado di regalare panorami magici. Non solo campagna, poiché Renoir  (Les grands Boulevards, 1875) e Utrillo (Place du Tertre a Montmartre, ca.1912) catturano scorci, prospettive e visioni cittadine che contribuiscono a testimoniare la modernità della pittura impressionista. La figura umana entra elegantemente nelle opere impressioniste, attratta dalla sensibilità con cui erano vissuti la luce e i gesti pittorici. Silenzi, attese, femminilità e composizioni sempre nuove sono gli elementi che reggono la concezione innovativa del ritratto. Ecco che prendono forma capolavori come Ritratto di Isabelle Lemonnier (ca.1877) di Manet, Donna con collana di perle in un palchetto (1879) di Mary Cassatt, Ritratto di bambina (1894) di Berthe Morisot, Ragazza con gorgiera rossa (ca.1896), Ragazza che fa il merletto (ca.1906) e Bagnante (ca.1917-1918) di Renoir, L’ora del tè (donna col cucchiaio) (1911) di Metzinger, Uomo al balcone (ritratto del dottor Théo Morinaud) (1912) di Gleizes, Omaggio a Maillol (1917) di Bonnard, Donna seduta in poltrona (1920) di Matisse.

Continuando lungo il percorso, si arriva alla “spaccatura” dell’impressionismo, alla nascita di nuove proposte volte a superare l’intuizione momentanea per regalare un un’espressione più profonda della realtà: in Van Gogh e Gauguin si denotano la forte personalità pittorica che sfocia nel quotidiano, vissuta intensamente come in  Natura morta con mazzo di margherite (1885) di Vincent Van Gogh e Natura morta con rose centifolia in un cestino (1886) di Paul Gauguin. La proposta parigina vede nascere le avanguardie, seguendo gli artisti ospiti della Capitale in una miriade di studi e intenti diversi, passando dai fauves di Henri Matisse (Donna seduta in poltrona, 1920) al cubismo di Pablo Picasso (Uomo con violino, 1911-12) e George Braque (Cesta di pesci, 1910). Proposte innovative, irrazionali e figlie di un dialogo con un interlocutore astratto.L’itinerario americano nella grande pittura europea si conclude con uno sguardo interiore, psicologico e ricco di increspature: il Surrealismo prende prepotentemente piede svelando i riflessi tormentati dell’anima con Joan Miró (Nudo, 1926), Paul Klee (Carnevale al villaggio, 1926) e Salvador Dalí (Simbolo agnostico, 1932). È il sintomo di una situazione artistica ormai stremata dal sistema, che ha superato la Prima Guerra Mondiale con difficoltà e che non vuole trovarsi faccia a faccia con la drammaticità del presente.