Fino all’8 aprile 2018, Merano Arte ospita la mostra “Into the wild“, curata da Christiane Rekade, direttrice artistica di Merano Arte, che presenta le opere di cinque artisti – Gina Folly, Linda Jasmin Mayer, Alek O., Stefano Pedrini, Luca Trevisani – le cui ricerche si sono confrontate con la percezione e la rappresentazione odierne della natura e con la contrapposizione tra naturale e artificiale.

In un mondo sempre più sommerso da impulsi digitali e mondi irreali, che sorgono e tramontano al ritmo del grado d’illuminazione di uno schermo, la natura è spettatrice inerme della capitolazione del genere umano. Dove prima sorgevano immense foreste, ora si ergono palazzi di ferro e vetro, acciaio e cemento, capaci di offuscare il cielo. All’aria incontaminata, di cui solo le vecchie enciclopedie hanno ormai memoria, è stata sostituita una nube grigia, fatta di polveri sottili che appestano ciò su cui si posano.
L’uomo moderno ha rinnegato il suo legame con la natura in virtù di un progresso fine a se stesso. Pare essere proprio questo lo spunto di riflessione che accomuna gli artisti ospiti di Merano Arte. Non è un caso, allora, che il titolo della rassegna sia “Into the wild“, come il titolo di romanzo scritto negli anni Novanta da John Krakauer. Un testo capace di ispirare una generazione grazie alla gioia del corpo di vivere libero sulla terra, retaggio di nietzschiana memoria.
Così le riflessioni si fondono, mischiano e innalzano, sfociando in un atto artistico che riflette nell’opera un profondo senso di analisi. Gli artisti presenti in mostra a Merano delineano un a natura altra, vissuta in maniera partecipe e al contempo bilanciata dalla consapevolezza della presenza umana. In ogni opera, infatti, l’azione dell’uomo è presente, manifesta per proiezione o concetto. Risultato sono allora le opere del veronese Luca Trevisani, presente in mostra con diversi lavori, tra cui un’installazione composta da piume di pavone su cui è stata stampata una texture; i colori del piumaggio svaniscono sotto la stampa, liberando un dialogo serrato tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. Stefano Pedrini, invece, sembra assumere il ruolo di osservatore partecipe, riflettendo sulla natura dall’interno del suo van: i paesaggi dell’Australia – dove vive e lavora – si trasportano sulla tela con una forte trasformazione simbolica. Ciò che si vede non mantiene le proprie connotazioni per divenire qualcosa di nuovo, mutato dal processo creativo in visioni quasi psichedeliche di forte impatto. La riflessione sul rapporto tra uomo e Natura è analizzata in una video-installazione di Linda Jasmin Mayer: il panorama artico fiorisce dallo schermo per abbracciare lo spettatore. È una proiezione permeata da un retrogusto quasi Romantico, che accentua il dialogo ininterrotto tra vissuto e incontaminato. Gina Folly e Alek O. si pongono l’obiettivo di sviscerare come la natura viva l’azione dell’uomo. La prima tramuta in istallazioni dei rompicapo per scimmie (scatole forate al cui interno viene inserito del cibo, che la scimmia deve riuscire a prendere; tale azione la mantiene attiva e previene dalla noia della cattività) e pone l’accento sull’assurdità delle coltivazioni intensive, elevando a opera i cartelli che riportano le offerte degli ortolani. La seconda compie un lavoro di collage, raccogliendo foglie morte, tappi di bottiglia e altri piccoli oggetti che inquinano le foreste, per inserirle sulla tela in una palese denuncia al consumismo che sta distruggendo la natura.

Gina Folly (1983, Zurigo) considera quelle connessioni talvolta assurde che derivano dagli sforzi tipici del nostro tempo per raggiungere un’armonia tra corpo, spirito e ambiente, in cui la natura sembra ormai un prodotto “lifestyle”. L’artificialità e l’arte diventano parte di un’osservazione del tempo del Power Yoga e delle sostanze probiotiche e bioattive.
Alek O. (1981, Buenos Aires) lavora con materiali preesistenti rendendoli opere d’arte, come ad esempio nella sua installazione “L’impero delle Luci” alla Galleria Frutta di Roma, in cui aveva utilizzato delle foglie raccolte e fatte essiccare. A Merano realizzerà e un intervento site specific appositamente pensato per gli spazi di Merano Arte.
Luca Trevisani (1979, Verona) inserisce materiali naturali ripresi dal mondo animale e vegetale nelle sue sculture e nelle sue installazioni effimere, proponendo una riflessione al contempo poetica e formale sulla loro origine e sul loro significato nel presente. Nel suo recente film Sudan ritrae l’ultimo esemplare vivente di rinoceronte bianco, che non è più in grado di riprodursi. Tutti i maschi della sua specie sono stati uccisi infatti dai bracconieri a causa del valore del loro corno, venduto in Cina come afrodisiaco.
I dipinti di Stefano Pedrini (1980, Sondrio) sono costituiti da un denso accumulo di segni, rappresentazioni grafiche di elementi che simboleggiano la natura; Pedrini riempie la tela di palme o foglie definite da poche pennellate, con un’azione quasi meccanica, creando così una struttura fitta e ornamentale. Ispirate alla surf culture, queste opere sembrano collocarsi tra dei “pattern” e delle sorte di “mandala”.
L’artista meranese Linda Jasmin Mayer (1986) mostra in modo vivido nella sua video-installazione “Parallel Worlds” come una spedizione in luoghi selvaggi, in questo caso nell’Artico, possa significare al contempo una spedizione nel proprio io e come la natura e il paesaggio riflettano il proprio stato d’animo.