All’apparenza, non è altro che un sacco appeso al soffitto. Guardando bene si capisce che questo è un grosso banner accartocciato, raffigurante un’elaborazione del noto dipinto di Caspar David Friedrich “Viandante sul mare di Nebbia”. Appeso a testa in giù. Imbrigliato con delle corde rosse, con nodi tipici del bondage. Sembra quasi racchiudere un cadavere, rappresenta una transizione, è una grande pira funeraria per passare a un’altra vita, o forse è solo l’inizio di qualcosa che ancora non ho capito. Il soffitto in questione è la Galleria Clima, a Milano, in via Alessandro Stradella, e lascia imbambolati in questo spazio mentre si osserva l’esposizione di Jason Gometz: “Addio al Passato”.

Chi è “Addio al Passato”?

Sembra molto strano usare una formula interrogativa come questa, così, risulta cacofonico e non corretto ma invece è giusta, perché si sta parlando parlando di Lucca aka Addio del Passato, un levriero whippet con cui l’artista Jason Gometz condivide la vita da anni e ha creato un vero rapporto simbiotico. Si ha davanti gli occhi una connettività tra generi, o forse sarebbe meglio dire tra esseri viventi. Ciò che Gomez attua con il levriero Lucca (volutamente non il “suo” cane) è lo stesso proceso che Donna Haraway, filosofa e docente statunitense, capo-scuola della Teoria Cyborg, definisce “Relazione Multispecie” – Multispecies Companionship. Bisogna associare tale assioma a un altro concetto fondamentale della teorica statunitense, che è quello del “diventare insieme” – becoming with. Basta soffermarsi sulla visione che si ha di essere umano, che nel corso della sua storia genera precisi metodi di classificazione, basati su qualità ben definite che caratterizzano l’essere vivente, che ha portato a fornire una precisa tassonomia delle specie organiche e inorganiche. Il grande switch di Jason Gometz sposta gli orizzonti verso una nuova prospettiva, che riscopre l’identità dell’ibrido, invitando a focalizzare l’attenzione sui collegamenti che creano gli oggetti, le associazioni tra immagini e concetti ancor prima che tra gli esseri viventi, che non esistono più in base alle classificazioni date.

CLONAL HUNT

La mostra è apparentemente criptica, poiché è disseminata di collegamenti che invitano a connettere se stessi con la rete di pensiero dell’artista. Nello spazio della galleria si troviano, in ambienti diversi, due tende utilizzate per propagare al chiuso materiale biologico (si pensi alle serre indoor per la coltivazione della marijuana) ma in una è collocata una piccola action figure di Godzilla, il gioco da bambino che indica l’impronta visionaria della mostra ispirata al pensiero puro del fanciullo verso il mondo, che ironizza e denuncia l’incubazione della natura in tende che trasformano l’elemento naturale in mostro ipertrofico. Medesima tematica la si affronta nella seconda tenda, dove si osservano delle riproduzioni in ferro, appese con delle catene, di una specie di orchidea ormai estinta a causa dello sfruttamento imposto dal mercato. Jason Gometz è tra i più importanti esperti di orchidee negli Stati Uniti, nel 2016 tratta già il tema nella mostra Opsis, anche qui ripropone questo fiore in coltivazione intensiva.

Metaphor is among us

Il messaggio di Jason Gometz è chiaro e scandito nel percorso espositivo. Al centro della kermesse sono situate due tavole con la scritta “La metafora è in mezzo a noi”: una è in resina e poliestere con un neon, futuristica e ibrida; l’altra invece sembra la stessa insegna 100 anni dopo. Con queste installazioni l’artista mostra figurativamente e concettualmente la celebrazione, metaforica appunto, della contaminazione degli elementi, la natura trasforma e i singoli lavori vengono trattati come geneticamente modificati capaci insieme di generare nuovi microambienti. A rappresentare in maniera ancora più potente questo concetto è presente una statua che apparentemente sembra raffigurare un pesce, ma che in realtà è una madonna kitch che Jason trovò nel suo giardino in California e lascio all’aperto, esposta agli elementi naturali per anni. L’intervento dei fenomeni atmosferici ha dato alla statuetta una nuova forma, con cromature diverse e nuova pelle, un ibrido, su cui Jason cambia la sua posizione: non più in piedi ma posta in orizzontale e aggiungendo un occhio perlato rende la percezione complessiva della figura del tutto simile a un pesce preistorico. La connessione, termine fondamentale di questa mostra, tra denunciare l’abominio della modifica genetica delle forme organiche e inorganiche, e l’ironia, grazie cui è mostrato come l’unico percorso di trasformazione considerabile di modifica dell’essere è quello della natura. La statua prodotta dall’uomo che diventa qualcos’altro grazie al lavoro della natura. Una metafora incalzante del vivere quotidiano.

(Ha collaborato Vincenzo Trapanese)