A volte succede di ricevere una porta in faccia, anche se ti chiami Jeff Koons. Quando, però, a sbattertela è la città di Parigi, non puoi che restarci “un pochino” male. Non si parla d’altro che della risposta negativa della capitale francese al regalo dell’artista statunitense, notizia che ha scosso gli ambienti dell’arte contemporanea mondiale. Un’opera monumentale, “Bouquet di Tulipani” (in bronzo, acciaio inossidabile e alluminio) doveva essere installata davanti al Palais de Tokyo, a Parigi. L’incipit del malaugurato caso – come si legge sul quotidiano francese Libération – è databile al 21 novembre 2016, quando l’ambasciata degli Stati Uniti in Francia aveva annunciato il dono dell’opera targata Jeff Koons. “Cadeau” mal visto da un collettivo di personalità della cultura francese composto da “artisti, politici, professionisti e dilettanti” (tra i quali l’Ex Ministro della Cultura, Frédréric Mitterand), che hanno fatto opposizione affinché l’installazione fosse rispedita al mittente. Secondo Jeff Koons, la scultura doveva diventare il simbolo della riscossa dai tragici avvenimenti del 13 novembre 2015. “Simbolo di memoria, ottimismo e recupero, per superare i terribili eventi che si sono verificati a Parigi”. Non si può certo dire che i propositi sulla carta non fossero nobili e ben studiati; peccato che la città abbia visto un po’ troppo opportunismo da parte dell’artista, nel voler associare il proprio lavoro a un evento simile. Tanto più che l’impatto visivo e la collocazione non hanno nulla a che vedere con la disgrazia, al punto da bollare Koons come “cinico” , “industriale”, “speculativo” e “pubblicitario”.
Entra in scena anche un po’ di sano patriottismo: che si proponga un bando per il progetto, dando così la possibilità a personalità artistiche francesi di occupare lo spazio antestante il Palais de Tokyo.
Non solo motivazioni “sentimentali” ma anche architettoniche, poiché una scultura alta 12 metri andrebbe di certo a ledere la prospettiva di Museum of Modern Art di Parigi, Palais de TokyoTorre Eiffel, poco distante. Tecniche, vista la difficile collocazione di una statua del peso complessivo di 35 tonnellate. Finanziarie, poiché il costo della realizzazione – a carico delle autorità francesi – si muoverebbe intorno ai 3,5 milioni di euro.
“Apprezziamo i doni, ma liberi, incondizionati e senza secondi fini” è la conclusione della missiva firmata da Olivier Assayas (cineasta) Marie-Claude Beaud (direttrice del Nouveau Musée national de Monaco), Marie-Laure Bernadac (conservatrice generale onoraria), Christian Bernard (direttore di Printemps de septembre), Christian Boltanski (artista), Nicolas Bourriaud (direttore del Montpellier Contemporain), Emilie Cariou (deputato (LREM) vice-presidente della commissione delle finanze), Stéphane Corréard (direttore del Salon Galeristes), Matali Crasset (designer industriale), Alexia Fabre (conservatrice capo del Mac/Val), Estelle Francès (fondatrice della Fondation Francès), Alexandre Gady (presidente di siti e monumenti), Antoine de Galbert (collezionista e fondatore della Maison rouge), Catherine Grenier (direttrice della Fondation Alberto-et-Annette-Giacometti), Marie-Laure Jousset (conservatrice onoraria), Marin Karmitz (collezionista), Gaëlle Lauriot-Prévost (designer), Claire Le Restif (direttrice del Centre d’art contemporain Le Crédac), Gabrielle Maubrie (gallerista e fondatrice dell’Association Galeries mode d’emploi), Frédéric Mitterrand (Ex-Ministro della Cultura), Jean-Luc Moulène (artista), Tania Mouraud (artista), Pierre Oudart (direttore dell’Ecole supérieure d’art et de design Marseille-Méditerranée), Dominique Perrault (architetto).

Se questo è lo spirito francese, viene da chiedersi cos’abbia spinto il Guggenheim di New York a mettere in mostra “America” di Maurizio Cattelan…