Quando si commette un errore, bisogna anche avere la maturità di ammetterlo. Senza vergognarsene ma cercando di sistemare la situazione. Come molte altre testate internazionali, nei giorni scorsi Smart Review ha pubblicato l’articolo della notizia del secco “no” di Parigi alla statua Bouquet of Tulips di Jeff Koons. Per etica professionale, abbiamo scritto una mail all’artista per comprendere meglio la situazione. A rispondere è stata Emmanuelle de Noirmont, che ormai da anni rappresenta Koons, dandoci appuntamento per un’intervista.

Ci può spiegare la situazione? Siamo di fronte a una “fake news”?

Non parlo di fake news: alcuni giornalisti non sapevano nemmeno la giusta location. Un altro pensava si trattasse del Bouquet of Tulips di Bilbao, senza capire che fosse un progetto fatto apposta per l’occasione. Altri credevano sarebbe stato un “salasso”  (3 milioni) per la città di Parigi, ma Kooks ha fatto una campagna di raccolta fondi; perciò non ci saranno costi diretti. Il foundrising di Koons copre tutti i costi di installazione e per il progetto. Una compagnia francese si prenderà cura dell’installazione ma non sarà la compagnia a pagarla. A onor del vero, in settimana Le Monde ha scritto un articolo in cui ha ritrattato la notizia precedentemente pubblicata.

Perché pensa che abbiano pubblicato una notizia simile?

Non credo fosse loro intenzione. Alcune persone non si sono ben informate prima di criticare il progetto, l’hanno rigettato solo perché è di Jeff Koons. Infatti il progetto era stato annunciato il 21 novembre 2016: si spiegava che avremmo lanciato una campagna di raccolta fondi per coprire tutti i costi. Sul mio sito personale è scritto tutto nei particolari, perciò non so da dove abbiamo preso queste informazioni sbagliate.

Pensa che la critica sia stata rivolta solo alle spese o piuttosto verso il progetto e il suo significato?

Penso ci siano stati tre tipi di critiche. Una verso l’opera in sé e la sua iconografia. Questo è completamente normale: ci sono persone a cui piacciono i lavori di Jeff Koons e altre a cui non piacciono. Poi c’è la critica economica. Le persone sfortunatamente non si sono informate bene, alcuni media hanno riportato notizie sbagliate e all’improvviso tutti mostravano le stesse notizie false. L’ultima riguarda la location. C’è un motivo preciso per cui l’abbiamo scelta. Si trova all’ingresso di due importati istituzioni d’arte a Parigi, ossia il Museum of Modern Art e il Palais de Tokyo. La gente si è resa conto che questa piazza, che oggi è solo un parcheggio per moto, potesse essere messa a disposizione di un artista. All’improvviso dicono che non vogliono artisti stranieri, solo artisti francesi!

Perché è stata scelta proprio la zona del Palais de Tokyo?

Non è stato Jeff a dire: ‘Voglio questa posizione e non andrò da nessun’altra parte’. Questo è completamente falso. Quando il progetto è stato lanciato, nella primavera del 2016, Anne Hidalgo (sindaca di Parigi, ndr) ci ha suggerito alcuni luoghi dove installare l’opera. Parigi è piena di piazze dove sono già presenti delle sculture, quindi non sarebbe stato possibile. Così lei ha selezionato, insieme al suo team, le zone papabili di Parigi e Jeff Koons è andato a vederle una per unanel luglio del 2016. Dopo sedici anni che lo rappresento come gallerista, conosco Jeff piuttosto bene. Lui mi ha chiesto: ‘Emmanuelle, dimmi, quale sarebbe secondo te il luogo più significativo a Parigi in cui localizzare l’opera?’. Bisogna capire che, quando si offre un lavoro così monumentale, per una causa così specifica – rendere omaggio alle vittime degli attacchi, e sostenere la forte alleanza tra americani e francesi -, il luogo dove collocarlo deve essere tanto rilevante quanto l’opera stessa e ciò c’è rappresenta. Deve essere il linea con ciò che l’installazione rappresenta, deve aprire un dialogo con ciò che lo circonda. È vero che non è vicino all’epicentro degli attacchi, ma sfortunatamente non abbiamo trovato alcun luogo che lo fosse abbastanza. Il Palais de Tokyo ha tre aspetti simbolici molto importanti. Innanzitutto è un luogo culturale, dal momento che si trova di fronte a due musei; era per noi fondamentale trovare un punto che avesse un valore umano e culturale, non politico. Non avremmo potuto metterlo di fronte al Hôtel de Ville (sede dell’amministrazione locale), perché avrebbe rappresentato un gesto tra due governi. Invece è tra due persone, quindi ha un significato molto diverso.

La seconda ragione è che ci serviva un luogo piuttosto esclusivo – a parte il fatto che non vi sono altre installazioni -, visto che si tratta di un grande gesto di generosità. Non sarebbe mai potuto essere in un parco pieno di sculture, ce ne sono diversi a Parigi. Palais de Tokyo si trova di fronte non solo al Museum of Modern Art, ma anche a un’istituzione nazionale: è una zona che ben rappresenta i giovani uccisi quando attaccarono al Bataclan. Anche se il progetto è stato lanciato dopo gli attacchi del novembre 2015, l’ambasciatrice ha ricevuto molti messaggi nel luglio 2016 dopo gli altri attacchi in Francia. In particolar modo quello di Nizza, che ha colpito molto gli americani poiché i terroristi attaccarono famiglie e bambini che festeggiavano il quattordici luglio. Così il desiderio di Jeff era fare un regalo alla città in memoria degli attacchi avvenuti a Parigi ma anche di quelli altrove in Francia. L’ultimo motivo per cui è stata scelta questa location, è che la piazza si trova nel cuore di una realtà franco-americana. Ci troviamo sopra la Avenue de New York, che si prolunga in Avenue du Président Kennedy, che porta al luogo in cui è esposta una replica della statua della libertà. Più importante ancora, è situata tra Place de l’Alma, dove si trova la fiamma della “Statua della Libertà” che fu offerta dagli americani nel 1989, e la Place d’Iéna, dove c’è la scultura di George Washington. Palais de Tokyo si trova di fronte alla Avenue du Présidente-Wilson, presidente americano che fu un grande alleato dei francesi durante la prima guerra mondiale e che ha vinto il premio Nobel per la Pace. Quindi c’erano tutti gli elementi necessari e Jeff era sicuro che fosse il posto giusto: sia lui che la sindaca furono convinti dal significato di questo luogo. Si possono anche non condividere i criteri per cui l’abbiamo scelta, ma questo significato è reale. Chi ha scritto quegli articoli non ha neanche cercato di capire il perché sia stata richiesta questa specifica location e non un’altra. L’hanno vista solo come una piazza di fronte a due musei e l’hanno associata al mercato dell’arte e non al dono in sè, che è solo un gesto umano.

Quindi alla fine il progetto si farà?

Lo spero. Spero soprattutto che questo gesto di umanità e amicizia non si trasformi in una disputa. Quando tutto si sarà calmato, spero ne avremo la possibilità ma non posso dare conferme adesso. Bisogna capire che Anne Hidalgo ha dato il suo consenso perché poteva farlo, ma per installare l’opera a Palais de Tokyo dobbiamo rinforzare la struttura della piazza. Bisogna creare delle fondamenta molto solide. È il motivo per cui abbiamo bisogno dell’approvazione del Ministrero della Cultura, dal momento che tutte le installazioni della piazza – di cui anche la nostra farebbe parte – sono sotto la sua giurisdizione, essendo istituzioni nazionali e non cittadine.