Dal 17 aprile al 26 gennaio 2020, a Torino torna di nuovo protagonista l’Art Nouveau, attraverso la mostra dal titolo Art Nouveau. Il trionfo della bellezza, a cura di Katy Spurrell.

La mostra, ospitata presso le Sale dei Paggi nello splendido contesto della Reggia di Venaria, mette in scena la fioritura dell’Art Nouveau attraverso un corpus di 200 opere, che ne ripercorreranno l’evoluzione.

La città di Torino, infatti, in passato era già stata il palcoscenico ideale per tale corrente: nel 1902, fu qui presentata l’Esposizione internazionale di Arte Decorativa Moderna e fu proprio questa a dare il via alla diffusione del Liberty in Italia. 

I manifesti, i dipinti, le sculture, i mobili e le ceramiche in mostra racconteranno così i tratti salienti e le caratteristiche tipiche di questa corrente internazionale, che travolse e cambiò il gusto tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Non mancheranno, quindi, i rimandi alla natura e al mondo vegetale, alla rinnovata visione della figura femminile e all’allontanamento dalle regole accademiche e dalla tradizione: questi furono essenziali in quel periodo e furono sviluppati in tutti i campi dell’arte, dall’architettura alla pittura, dall’arredamento alla scultura, manifestandosi anche nella musica. In questi decenni, si sviluppò, infatti, un’idea di arte totale che si diffuse in tutto il mondo sotto vari nomi: Modern Style in Inghilterra, Tiffany negli Stati Uniti, Jugendstil in Germania, Sezession in Austria, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Liberty in Italia, Modernismo in Spagna e Art Nouveau in Francia. Nonostante i diversi termini nelle differenti nazioni coinvolte, tutta la corrente ebbe una linea comune, fondandosi sulla rottura con l’eclettismo e lo storicismo tipici ottocenteschi e ponendosi così come la risposta moderna a una società sempre più industrializzata.

La mostra è patrocinata dalla Città di Torino, prodotta e organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude con Arthemisia. Il catalogo della mostra presenta, oltre ai testi della curatrice Katy Spurrell, anche quelli di Victor Arwas (1937-2010) e Valerio Terraroli.

Alice Vangelisti