All’interno della galleria E3 arte contemporanea di Brescia, dal 2 marzo fino al 13 aprile 2019, è possibile osservare la personale di Matteo Gironi attraverso un’attenta selezione delle sue opere. Gironi, artista di origine veronese, studia architettura per poi avvicinarsi all’arte: sono proprio esperienze e studi pregressi che lo portano a concentrarsi sul concetto di modulo, per dar vita ai volumi che caratterizzano la sua intera produzione.

Emersione è il titolo della personale, ed è infatti l’emergere, il “venire a galla”, ma anche viceversa l’immergersi nella tela, il tratto peculiare delle opere in mostra. Panneggi composti da moduli ripetuti, forme in feltro che scandiscono il ritmo del lavoro, definiscono insieme una cifra stilistica che gioca sull’estroflessione dello spazio-opera: volute e curve sinuose, a cui l’artista attinge non solo dal panorama del Barocco, così come dalla Centauromachia michelangiolesca. Per l’artista, i corpi di Michelangelo sorgono da un magma e si protendono nello spazio esterno, come se di quel liquido primigenio ne rimanessero ancora avvolti. Le opere di Matteo Gironi a prima vista appaiono come morbide stoffe che, sinuose, poggiano su di una tela; ma ad una più attenta visione è l’opera stessa a rivelare invece una complessità celata, eppure tangibile.

Si tratta di lavori modulari, dove il feltro piegato diventa l’elemento minimo che l’artista individua e utilizza per indagare lo spazio della superficie, allo stesso modo di quello interno e nascosto, protendendosi verso l’osservatore. Il risultato si lega al mondo naturale per la semplicità con cui questi tessuti si formano: il modo in cui si lasciano piegare dall’artista è come se in qualche modo fosse già predeterminato in origine, lasciando a chi plasma la materia il compito di farli emergere dal magma primordiale.

L’artista si muove in bilico tra due forze: la prima dipendente dalla sua esperienza tecnica, consapevolezza che gli permette di controllare ogni singola piega che il feltro assume nelle diverse fasi di lavoro; l’altra, di valore prettamente esterno, pare guidare la mano per far sì che l’opera assuma la sua forma prestabilita, predeterminata addirittura prima che essa stessa esista.

Il feltro, per sua caratteristica plastica, presenta una rigidità, determina un andamento diverso rispetto ad un altro materiale. È però grazie alla sapienza dell’artista che viene seguito e assecondato per creare quella determinata curva o voluta. Questa conoscenza, che l’artista sviluppa con il tempo, permette di realizzare lavori tecnicamente molto complessi.

In ognuno questi sono presenti due opposizioni che restituiscono unità, non solo alle singole opere, ma a tutta la selezione esposta all’interno dello spazio della galleria. La prima è quella che si crea internamente all’opera e che si compone del gioco di opposti tra naturale e artificiale dato dai materiali impiegati nella scultura. Laddove l’elemento artificiale del feltro crea il volume, quello naturale della cera restituisce un’uniformità anche attraverso la diversa stratificazione.

Un’altra contrapposizione si crea così tra le opere, data dalla cromia di bianco e nero, che, pur mantenendo forme simili, in base al colore utilizzato appaiono intrise di una diversa valenza. Le opere bianche si caricano di una forza intrinseca, femminea, che le rende leggere ed eteree; le nere presentano una potenza di carattere maschile, più legata ai tratti della virilità. Tale contrasto è reso evidente dall’allestimento delle prime due opere che si vedono frontalmente entrando; poste una accanto all’altra si armonizzano per contrasto, opposizione sia di colore che di forma, data dal ribaltamento sull’asse orizzontale. Una sorta di antitesi che crea armonia, come se le opere vibrassero di suoni distinti, che, uniti in una visione complessiva, creano un’armonia visiva forte e permeante.

Questi “tessuti” nascono dalla superficie della tela, trattata anch’essa con la cera. È uno spazio che, secondo l’artista, può rappresentare sia l’origine, da cui le forme nascono, che la fine; dove la materia viva si inabissa. Allo stesso modo può rappresentare un vuoto, che non è il nulla, bensì lo spazio in cui risiede il potenziale inespresso, il brodo primordiale da cui le forme di Matteo Gironi emergono, l’ambiente ancestrale da cui tutto ha origine. Contrapposti, eppure simili, come le figure delineate da Pablo Neruda in alcuni versi di una sua poesia:

Forse ricorderai quell’uomo magro

che uscì dall’oscurità come un coltello

[…]

La pallida donna della chioma nera

sorse come un pesce dall’abisso

(Ha collaborato Beatrice Da Lan)