È passata una manciata di mesi da quando, a Venezia, si potevano ammirare due gigantesche mani che uscivano dall’acqua per abbracciare l’hotel Ca’ Segredo. L’opera, chiamata “Support” dal suo creatore Lorenzo Quinn, è stata una delle installazioni di cui si è più parlato durante la Biennale d’Arte 2017. La maestosità della scultura, che emergeva dalla Laguna per sorreggere il palazzo, era bilanciata dall’estrema dolcezza di un gesto antico quanto il mondo: sorreggere, aiutare, sostenere chi, da solo, può non farcela. E allora si sprecano gli spunti di riflessione, i discorsi filosofici e ogni altra congettura. Resta un gesto, forte e amorevole.

Smart Review ha fatto una chiacchierata con Lorenzo Quinn, per parlare delle origini di Support, dei suoi progetti futuri e della sua concezione d’arte.

Partiamo da un lavoro che, in questi mesi, ha avuto un grande successo: “Support”. Com’è nata l’opera? Che ricerca c’è dietro a questo capolavoro?

Non c’era una vera e propria ricerca dietro a “Support”. La scultura nasce da una conversazione avuta a Venezia all’hotel Ca’ Sagredo sulla possibilità di creare una scultura per loro. Poi, pensai che sarebbe stato molto impressionante avere un paio di mani che fuoriescono dall’acqua per sostenere l’edificio e che avere queste mani rappresenti gli effetti di un cambio di clima a Venezia.

Quali sono i suoi prossimi progetti e le prossime esposizioni?

Ho molti progetti tra le mani al momento, ma non amo parlarne finché non si sono concretizzati. Per quanto riguarda le esposizioni, stiamo stilando un programma per il 2018. Avremo una rassegna a Londra questo mese, da Harrods, e stiamo aspettando di averne un’altra in Cina verso settembre.

Michelangelo, Bernini e Rodin possono essere considerati dei maestri, per lei. Come i loro lavori l’hanno ispirata? Esiste una connessione tra la sua arte e l’arte classica italiana?

I maestri mi ispirano la ricerca della perfezione. Il fatto di essere cresciuto in Italia, di aver permesso ai loro lavori di essere presenti nella mia vita di tutti i giorni, di attraversare Roma osservando le loro opere, mi ha fatto desiderare… desiderare di essere come loro. Anche se sono consapevole che non sarò mai alla loro altezza, Michelangelo, Bernini e i grandi del passato mi ispirano a fare del mio meglio per raggiungere l’armonia e l’arte presenti nei loro lavori. Questa è la mia meta.

D’altra parte lei ha studiato in America, a New York. Qual è la sua connessione con l’arte e la realtà americane?

Ho molto di cui essere grato. L’America è dove ho studiato e compiuto i primi passi da artista, creando e vendendo la mia arte. Del resto, ho visstuto per vent’anni negli Stati Uniti. In ogni caso, devo dire che tanto più lontano si muovono gli stili dell’arte contemporanea, quanto più mi sento legato al lavoro dei classici.

Come nascono i suoi lavori, su che temi si base la sua arte? Come inserisce anatomia, armonia e equilibrio nei suoi lavori – come in “Support”?

Sono un artista figurativo, perciò ci sono tematiche che voglio trasmettere alle persone con la mia arte, e mi piace esprimerle in modo tale che il pubblico possa comprendere ciò di cui sto parlando. Ecco perché uso un linguaggio universale. Ecco perché uso mani e corpi. Provo un grande amore per la figura umana, credo che abbia una forma magnifica. La fluifità del corpo umano è, per me, qualcosa di piuttosto speciale e penso ci siano ancora molte cose che non sono state dette nei suoi riguardi, e infiniti modi per dirle. Nel mio lavoro voglio sentirli libero. Se usassi esclusivamente mani o esclusivamente corpi, non mi sentirei libero, non ci sarebbe molta libertà. Penso che la più grande sfida per un artista sia crescere ed evolvere continuamente, perciò mi piace spaziare quando creo.

Domanda di rito: cosa pensa dell’arte contemporanea, quali le sue evoluzioni e le sue ricerche?

Ritengo che oggi, con i Social Media, l’arte sia molto più accessibile. Ci sono molti “art feeds” adesso. Da un lato questo può confondere, perché c’è così tanto da vedere là fuori ed è necessario allenare lo sguardo verso ciò che si sta osservando; dall’altro mi piace. Mi piace che le persone siano in grado, oggigiorno, di esprimere le proprie opinioni, che non sia la critica artistica a muovere il mondo. È la scelta del pubblico ciò che trasporta veramente l’arte nel mondo, e mi piace, perché l’arte deve parlare all’anima e alla gente. Amo questa evoluzione attuale dell’arte, è grandiosa.