Fino al 25 febbraio il Museo MAN di Nuoro, in collaborazione con il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce (Genova), è possibile visitare la mostra “UNA VISIONE ASTRATTA. Opere della Collezione Maria Cerneschi Ghiringhelli”. La mostra è curata da Ilaria Bonacossa e Francesca Serrati, con l’assistenza curatoriale di Michela Murialdo.

Il mondo dell’arte contemporanea deve molto alle figure che sono state in grado di anticipare le correnti, a personaggi promotori d’ideali e avanguardie capaci di soverchiare concetti e stili. In chiave femminile, balzano subito alla memoria i nomi di Peggy Guggenheim e Meret Oppenheim, donne che hanno svolto un ruolo di primissimo rilievo nel secolo scorso. Non ci si può dimenticare, però, di Maria Cernuschi Ghiringhelli, considerata la “musa astratta” si Carlo Belli e Osvaldo Lincini, che dal 1930 divenne una grande appassionata di arte stratta, tanto da intuire le proposte più innovative del panorama artistico italiano. La sua ricerca personale si è sviluppata a partire dagli anni Trenta del secolo scorso e ha sostenuto dapprima l’astrattismo, per passare poi agli sviluppi percettive e preconcettuali degli anni Sessanta, giungendo all’arte Optical e alla Nuova Pittura degli anni anni Settanta e Ottanta.

L’incontro di Maria Cernuschi con l’arte si deve al marito Gino Ghiringhelli, artista e proprietario della galleria milanese “Il Milione”, luogo fondamentale per la promozione dell’arte astratta in Italia. Tra il 1934 e il 1935 la galleria presenta il lavoro di artisti quali Kandinsky, Vordemberge-Gildewart, Albers, Fontana, Licini, Melotti ed è il primo spazio espositivo a ospitare opere di Soldati, Radice, Rho e Veronesi. Nel 1933 la Galleria aveva supportato la pubblicazione di Kn, saggio di critica d’arte di Carlo Belli, dedicato proprio a Maria Cernuschi Ghiringhelli, e definito da Kandinsky “il vangelo dell’arte astratta”. Una personalità sensibile nei confronti dell’arte, quella di Maria Cernuschi Ghiringhelli, che ha colto con entusiasmo e spirito entusiasta le novità che hanno investito la penisola italiana lungo tutto un secolo. I suoi quadri, come amava chiamarli, non hanno mai seguito una logica, bensì sono sempre stati testimonianza di un sentimento partecipe. Nella sua collezione sono annoverati capolavori che oggi hanno raggiungo la consacrazione della critica: si tratta di opere precoci di Piero Manzoni, Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Bruno Munari e molti altri. Una selezione tra le più interessanti del Novecento, specchio di una passione senza fine che ha legato una donna con un intuito eccezionale all’ambito artistico italiano e che ha saputo osservare con lungimiranza gli sviluppi della mutazione pittorica.