Il Teatro dell’Architettura di Mendrisio ospita fino al 20 gennaio 2019Louis Kahn e Venezia“, a cura di Elisabetta Barizza con la collaborazione di Gabriele Neri, mostra che ripercorre le vicissitudini del progetto per il Palazzo dei Congressi e il Padiglione della Biennale a opera dell’architetto estone naturalizzato americano negli anni 1968 e 1972.

Ci sono amori che restano indelebili, e spesso lo fanno proprio per una complessità che va di pari passo con l’impossibilità di realizzazione. L’irreale, dunque, carica di significati sottesi sentimenti che, altrimenti, nella piena soddisfazione formale, forse non sarebbero mai stati tanto romantici. Forse sarebbero apparsi quasi banali.
È il caso dell’architetto Louis Kahn, estone classe 1901 ma americano d’adozione, e Venezia: storie di progetti, studi e ricerche che si perdono nella carta, attraverso piani immaginari che non hanno mai avuto la possibilità di arrivare alla realtà.
Il Teatro dell’Architettura di Mendrisio espone il progetto per il Palazzo dei Congressi e il Padiglione della Biennale di Venezia a cavallo degli anni Settanta. Firmatario del progetto, non c’è quasi bisogno di dirlo, è Louis Kahn.
Le fila di una narrazione irta di problematiche realizzative, e grande magia, partono dal Grand Tour compiuto dall’architetto nel 1928, dove Louis Kahn si innamora a prima vista della Laguna: facile immaginarne gli occhi spalancati di fronte a Palazzo Ducale e Piazza San Marco. Una rincorsa che si sussegue per decenni, sino alla fine degli anni Sessanta, quando è incaricato di disegnare un grandioso Palazzo dei Congressi nei Giardini della Biennale – luogo in cui aveva già esposto le sue opere. Un amore che si riflette nel tempo, e che proprio dal tempo è possibile sintetizza alcune delle tematiche interne alla mostra: a “Mendrisio va in scena una Venezia che sarebbe potuta essere, ma che non è mai stata”, commenta Boas Erez – Rettore dell’Università della Svizzera italiana. “Questa mostra – continua – permette di mettere storia, tempo e architettura in relazione, basandosi sul concetto kantiano di temporalità e di una Venezia senza tempo” nella ricerca di strutture formative universali. Assioma condiviso anche da Mario Botta, Presidente della Fondazione Teatro dell’Architettura di Mendrisio, per il quale “questa mostra è un esame che deve fare i conti col proprio tempo” nella misura in cui le problematiche dell’architettura devono essere sciolte da un sinergico scambio con le altre realtà del contemporaneo, tali da valorizzare il passato – scartando l’oblio – per abbattere le frontiere delle differenti discipline.

Il percorso espositivo di dirama attraverso sette sezioni, introdotte da un grande modello della città di Venezia (dove è inserito il progetto di Louis Kahn per il Palazzo dei Congressi ai Giardini della Biennale) e una sala biografica dedicata all’architetto estone.
La prima sezione, “Il Ritorno in Europa“, testimonia il primo contatto diretto dell’artista-architetto con la città veneta: i disegni mostrano la rappresentazione del paesaggio lagunare veneziano di un giovane ancora alla ricerca di se stesso e della propria concezione artistica. Di grande importanza è la “lettura itinerante” di Piazza San Marco, che dimostra la tensione analitica del maestro nella comprensione di uno dei luoghi più significativi della città.
Successivamente si passa a “Mazzariol e l’idea di Venezia“, poiché, alla base del legame tra Kahn e Venezia, si pone la figura di Giuseppe Mazzariol, che scelse personalmente l’americano come progettista del Palazzo dei Congressi: se per Kahn dare il proprio contributo all’architettura veneziana era un sogno, per Mazzariol era il tentativo di dare vita alla sua idea per la città, “punto di incontro tra gente di ogni parte del mondo”, che stava scivolando in una lenta museificazione. La terza sala analizza il rapporto della Laguna con altri due grandi architetti: Frank Lloyd Wright e Le Corbusier, maestri che hanno apportato diversi elementi moderni al contesto cittadino apparentemente sempre uguale a se stesso. Un altro grande incontro di Louis Kahn è testimoniato nella sala dedicata alla figura di Carlo Scarpa. Entrambi parteciparono alla XXXIV Biennale d’Arte, primo passo di un continuo scambio di idee e suggerimenti che, dal 1968, si rinnova a ogni visita dell’architetto americano a Venezia. La quinta sezione analizza il progetto effettivo e l’approfondita lettura del progetto che Louis Kahn compie in relazione al contesto territoriale della città; da questi studi prendono vita bozze e modelli di una Venezia che non sarà mai. Le ultime due sale racchiudono i disegni originali provenienti dagli archivi di Philadelphia e Montréal.