Miart 2018 si è conclusa. La Fiera d’Arte Moderna e Contemporanea di Milano, giunta alla sua ventitreesima edizione, ha raccolto il plauso di pubblico e critica, che hanno trovato un ambiente ricco di sorprese e novità, capace di restituire opere qualitativamente ineccepibili, dimostrando un continuo miglioramento edizione dopo edizione. Che Miart sia ormai il fiore all’occhiello degli eventi fieristici a livello nazionale è cosa nota, ma anche i galleristi hanno risposto con entusiasmo al clima che si respirava negli spazi di Fieramilanocity.

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Courtesy: Galleria Tega

Eleonora Tega di Tega Gallery, vera e propria istituzione sin dagli anni Ottanta, conferma che “Miart è cresciuta tantissimo negli ultimi tre anni, sia da un punto di vista curatoriale che economico. Questo anche a fronte dell’ingresso in fiera di grandi gallerie internazionali, sia americane che europee, che hanno contribuito in maniera decisiva ad accrescere gli standard della manifestazione”. Una tendenza che “ha seguito anche il pubblico che, di pari passo, è aumentato non solo come numeri d’accesso – sintomo sicuro di una considerazione sempre maggiore nei riguardi dell’evento e della curiosità che l’arte contemporanea suscita nelle persone -, ma pure qualitativamente. Ci sono molte persone interessate, sia clienti conosciuti sia neofiti dell’ambiente dell’arte, che si muovono in maniera consapevole, con entusiasmo. È un pubblico preparato, che conosce sinceramente l’arte e il mercato, almeno in linea generale”. Una doppia maturazione, secondo le parole di una realtà che ha partecipato a Miart sin dai suoi albori e che per tanto ne conosce risvolti e dinamiche, soprattutto per ciò che riguarda il mercato. Si registra infatti “un trend positivo che si sussegue ormai da ben quattro edizioni: si assiste a una situazione di netto crescendo”, continua Eleonora Tega, “Mario Schifano, Christo e Achille Perilli sono tre degli artisti le cui opere sono state vendute nel primo giorno, il che ribadisce la tendenza positiva di Galleria Tega a Miart 2018. Occupandoci di arte italiana, tolti i nostri artisti internazionali, sia gli artisti del Periodo Romano degli anni Sessanta che gli appartenenti Secondo Dopoguerra destano grande attrattiva. L’arte italiana, anche alla luce dei risultati ottenuti nell’ultima asta di Christie’s, sta dando riscontri importanti”. Continuando nella conversazione, non mancano le note di stima per chi Miart l’ha creato, poiché, se “possiamo dirci soddisfatti dei risultati raggiunti, parte del merito va all’organizzazione della fiera. Gli addetti ai lavori di questa edizione di Miart si sono mossi benissimo, propagandando in maniera efficace e capillare l’evento, e questo ha dato l’ottimo risultato del pubblico che si è potuto vedere in questi giorni di fiera”.

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Galleria Fumagalli booth C38, installation view, miart 2018

Anche Galleria Fumagalli conferma quanto la manifestazione sia stata densa. “Soprattutto il primo giorno è stato visitato da moltissime persone del settore internazionale, il che comporta un aumento della presenza del collezionismo estero. Anche l’apparato organizzatore sta curando in maniera attenta l’aspetto legato all’accoglienza e il programma dedicato alle personalità estere“. “Il pubblico”, continua Giulia Bortoluzzi, “ha partecipato in maniera assidua e il nostro stand ha destato un buon interesse, anche se, al contrario dell’anno scorso, abbiamo optato per una collettiva e non per un unico artista in fiera”. La scorsa edizione la Galleria Fumagalli ha portato un duo di artisti francesi, Anne e Patrick Poirier, riproposto quest’anno vicino a quelli che caratterizzano il programma attuale della galleria. Uno di questi è senza dubbio Maurizio Nannucci, di cui la galleria ha organizzato una personale nel 2017, seguita da un’altra dedicata proprio ad Anne e Patrick Poirier. Il 2018 in galleria vede una personale di Richard Wilson, anche lui rappresentato a Miart 2018, il prossimo maggio e infine Keith Sonnier, artista americano che realizza lavori al neon e che “esporremo a settembre, dopo aver avuto l’esclusiva per le sue opere in Italia lo scorso febbraio 2018, e che rappresenta la vera e propria novità della Galleria Fumagalli”. Per quanto riguarda il mercato, Giulia Bortoluzzi analizza la situazione, districando il bandolo di una complessa matassa affermando che “in Italia si assiste a scelte diverse rispetto all’estero, per quanto riguarda grandezza degli investimenti e tipologia di opere. Ogni mercato ha le sue caratteristiche e sicuramente c’è un’attenzione sempre maggiore al mercato italiano, anche se di generazioni non necessariamente emergenti. Si rimane legati ad artisti storicizzati, da Lucio Fontana agli interpreti dell’Arte Povera, per i quali il mercato internazionale dimostra avere un occhio di riguardo”. Conclude, però, affermando che “nonostante questo trend, le dinamiche dimostrano un avvicinamento anche per artisti esteri a volte più impegnativi”, facendo ben sperare per il futuro.