MiartFiera d’Arte Moderna e Contemporanea di Milano giunge quest’anno alla sua ventitreesima edizione, a Fiera Milano nei padiglioni di FIERAMILANOCITY dal 13 al 15 aprile 2018, dimostrandosi ancora una volta uno degli eventi più interessanti, capace di ricostruire in maniera esaustiva il panorama legato al mondo dell’arte contemporanea. Quest’anno le sezioni di Miart sono sette: Established (divisa tra Contemporary Master), EmergentGenerations, DecadesOn Demand, Object.

Massimo De Carlo – Höller

Si confermano sette le sezioni che caratterizzano Miart mettendo in dialogo arte contemporanea, arte moderna e design da collezione attraverso 184 gallerie. Spicca l’alto tasso di progettualità espresso dalle gallerie partecipanti a questa edizione della fiera, che trasversalmente, in tutte le sezioni, propongono un importante numero di stand personali dedicati alla valorizzazione di singoli artisti, con presentazioni dalla forte impronta curatoriale e in assonanza con le mostre proposte dalle varie istituzioni milanesi per l’Art Week meneghina. In particolare questo approccio emerge in Established, la sezione principale che raccoglie 124 espositori (+ 7% rispetto al 2017) divisi tra Contemporary (79 gallerie specializzate in arte contemporanea) e Master (45 gallerie che propongono artisti storicizzati con opere dai primi del ‘900 fino agli anni Novanta del secolo scorso). In Established Contemporary, Galerie Isabella Bortolozzi presenta uno stand monografico di Stephen G. RhodesMassimo De Carlo propone una personale di Carsten Höller, mentre Mai 36 riserva un solo show a Matt Mullican. La galleria milanese Giò Marconi dedica il proprio stand a Oliver Osborne, la tedesca Meyer Riegger si concentra sulla proposta di Eva Kot’àtkovà, Smac Gallery una personale di Marlene Steyn. Molti gli stand personali anche nella sezione Established Master a cura di Alberto Salvadori (Direttore, OAC Fondazione CR di Firenze): la galleria Astuni dedica un solo show a David Medalla, Giovanni Bonelli si concentra invece sull’architettura radicale di Gianni Pettena, Il Ponte dedicha un omaggio allo scultore Mauro Staccioli, da poco scomparso. Maab rilegge la produzione artistica di Bruno Munari, mentre la galleria Niccoli si concentra su quella pittorica dello scrittore Sebastiano Vassalli. Osart presenta una personale di Vincenzo Agnetti, Poleschi dà spazio alla pittura di Salvo, Robilant + Voena si focalizza sulle forme di Pietro Consagra, mentre lo Studio Marconi dedica un approfondimento a Lucio del Pezzo e Michael Werner dà spazio alla pittura concettuale di Per Kirkeby.

Eastward Prospectus – Moldovan

Emergent, a cura di Attilia Fattori Franchini (Curatrice Indipendente, Londra), è la sezione dedicata a 20 gallerie internazionali, provenienti da 10 paesi, focalizzate sulla ricerca delle giovani generazioni, di cui 13 che espongono per la prima volta. Tra questi, Gianni Manhattan presenta gli intensi collage di Marina Faust insieme alle sperimentazioni pittoriche di Jamie Sneider, mentre Öktem Aykut mostra in anteprima le tele cupe e visionarie di Toygun Özdemir. Una performance di Emily Jones attiva la sua mostra personale da Spazio Veda, e le installazioni scultoree di Angelika Loderer trasformano l’architettura dello stand di Sophie Tappeiner. Il corpo è al centro dei lavori di Apparatus 22’ e della provocatoria ricerca femminista di Ann Hirsch (Galleriapiù), mentre identità, moda e performatività si mescolano nella presentazione di Stuart McKenzie e Christophe De Rohan Chabot con TG Gallery. Bonny Poon espone un’installazione teatrale con i dipinti di Zac Segbedzi e le sculture di Nik Geene e Zoe Barcza. Il lavoro sensoriale di Nick Bastis è in dialogo con le invenzioni filmiche di Diego Marcon e con i disegni di Lorenzo Guerrini (Ermes-Ermes), mentre Eastwards Prospectus presenta gli oggetti poetici di Sebastian Moldovan. L’estetica sportiva è al centro dello stand di Horizont con Klara Hosnedlová e Igor Hosnedl, i dipinti su tessuto di Hannah Hur fanno da eco all’installazione percettiva di Larissa Lockshin (con L’Inconnue) e le forme delicate di Joana Escoval dialogano con le sculture trasparenti di Pennacchio Argentato (Acappella). Le tele variopinte di Lorenza Boisi sono in relazione con le composizioni scultoree di Oren Pinhassi (Ribot) e Nicola Martini esplora materiali naturali e agenti atmosferici nello spazio di Dittrich & Schlechtriem.

Parker Gallery – Wiley

Generations, a cura di Lorenzo Benedetti (Curatore per le Arti Contemporanee, Kunstmuseum St. Gallen), presenta 8 coppie di gallerie invitate a creare un dialogo tra le opere di due artisti appartenenti a generazioni diverse, presentando accostamenti inediti tra posizioni artistiche differenti. Quest’anno Gagosian mostra i lavori iconici e le visioni urbane di Sterling Ruby insieme alle opere storiche di un maestro dell’arte del dopoguerra come Alberto Burri, presentate da Mazzoleni. L’architettura, le forme e la luce saranno al centro dell’accostamento tra i lavori tridimensionali di Alicja Kwade (König Galerie) e le suggestive fotografie di Luisa Lambri (Thomas Dane Gallery), mentre Galería ProjecteSD espone il linguaggio poetico e analitico di Jochen Lempert insieme allo studio della storia e delle immagini di Linda Fregni Nagler (Monica De Cardenas / Vistamare). L’astrazione, la natura e la geometria sono i territori in cui i dipinti elastici di Jarbas Lopes (A Gentil Carioca) incontrano le sperimentazioni multimediali di Tomás Saraceno (Andersen’s Contemporary), mentre la materialità della memoria è al centro del dialogo tra le grandiose installazioni di Cornelia Parker (Art Bärtschi & Cie) e i lavori seminali di Claudio Parmiggiani (Bortolami). Le composizioni astratte di Joseph Montgomery, delicate e allo stesso tempo imponenti (Car Drde), si accompagnano ai dipinti stratificati di Achille Perilli (Tega), mentre ChertLüdde e Parker Gallery esibiscono rispettivamente gli immaginari fantastici e personali di Kasia Fudakowski e William T. Wiley. Infine l’esplorazione fotografica delle identità sessuali di Lisetta Carmi (Martini & Ronchetti) è in conversazione con l’indagine pittorica sulla costruzione della bellezza di Birgit Megerle (Galerie Emanuel Layr).

Galleria Dello Scudo – Afro

Decades, a cura di Alberto Salvadori (Direttore, OAC Fondazione CR di Firenze), attraverso la partecipazione di 9 gallerie propone un viaggio attraverso le decadi del XX secolo: ogni galleria presenta un progetto che rappresenta – attraverso mostre personali o collettive – un particolare decennio, secondo una scansione che va dagli anni ’10 agli anni ’90. Proprio gli anni ‘90 sono rappresentati da Jo Spence (Richard Saltoun), l’artista inglese che ha esplorato la dimensione del corpo trasformando la fotografia in uno statement tanto intimo quanto politico, mentre Jonas Mekas – uno dei protagonisti del cinema sperimentale americano e fondatore del New American Cinema nel 1960 – rappresenta gli anni ’80 insieme con Apalazzogallery. Gli anni ’70 sono raccontati dalla galleria Jocelyn Wolff attraverso il lavoro di William Anastasi e la sua personalissima sintesi di minimalismo, arte concettuale e arte processuale, e la Galleria Spazia esplora l’impatto che le opere sperimentali in poliuretano espanso di Giulio Turcato hanno avuto sull’arte degli Anni ’60. La grande stagione della pittura informale in Italia durante gli anni ’50 è al centro della mostra personale che Galleria dello Scudo dedicherà alla figura seminale di Afro, mentre gli anni ‘40 sono rappresentati da Enrico Prampolini galleria Gian Enzo Sperone, uno dei protagonisti dell’arte italiana ed europea sin dai primi decenni del ‘900, qui presente con opere polimateriche e bioplastiche. La Società di Belle Arti realizza, invece, un percorso attraverso gli anni ‘30 in Italia con opere di Giorgio de Chirico, Felice Casorati, Filippo de Pisis e attraverso un focus su Oscar Ghiglia, rappresentante della corrente del realismo magico. Käthe Kollwitz, artista prussiana tra le rare presenze femminili dell’espressionismo tedesco di inizio secolo, è la figura che sintetizzerà gli anni ’20 attraverso la personale allestita da Copetti Antiquari. A cento anni dalla fine della grande guerra, una straordinaria selezione di opere di Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Achille Funi, Mario Sironi, Antonio Sant’Elia e Luigi Russolo tra gli altri, racconta gli anni ‘10 nell’allestimento della Galleria Gomiero.

Cardi – Agnetti

On Demand, a cura di Oda Albera (Exhibitors Liaison e Progetti Speciali a miart 2018), è la sezione trasversale in cui le gallerie sono invitate a esporre opere site-specific o interattive all’interno dei loro stand, focalizzandosi su una relazione diretta con lo spettatore e/o il collezionista. Il rapporto tra scultura e corpo, materiali e memoria è al centro di molte presentazioni: l’indagine di Ciprian Muresan sulla storia rumena e il processo di fusione delle statue pubbliche prendono la forma di un’ambiziosa installazione a pavimento nello stand di Éric Hussenot; Francesco Arena esplora il concetto di distanza nei suoi significati formali ed esistenziali con Raffaella Cortese. Il marmo prende una forma umana nella sensibile interpretazione della scultura di Johannes Wald presso la galleria milanese di Rita Urso e Christodoulos Panayiotou espande lo statuto ambiguo delle arti applicate da una prospettiva concettuale e scultorea con Rodeo. L’intervento site-specific di Teresa Margolles nello stand di Peter Kilchmann può essere visto come un’ode monumentale all’emergenza delle donne scomparse a Città del Messico, mentre le regole dei giochi infantili diventano una metafora dei movimenti globali di persone e di significati nell’installazione di Hiwa K con Prometeogallery. I racconti partecipativi di Eva Koťátková sono protagonisti nello stand di Meyer Riegger; l’esplorazione viscerale di materiali e gesti di Giulia Cenci pervade lo stand di SpazioA, e l’intersezione di Tobias Zielony tra immagine in movimento, fotografia e memorie costruite accoglie i visitatori nello spazio di Lia Rumma. Rendendo omaggio all’architettura milanese, Giles Round orchestra un ambiente immersivo presso Emalin, e l’installazione performativa di Admire Kamudzengerere da Tyburn Gallery funziona come un assemblaggio multimediale di artefatti culturali e ricordi visivi. L’intervento spaziale di Kaspar Müller presso Federico Vavassori unisce idee di valore, autenticità e spiritualità, ed Emily Jones attiva la sua mostra personale con Veda con un pezzo performativo.

Colombari – mollino vintage

Infine Object, a cura di Hugo Macdonald (Critico d’Arte e Giornalista, Londra), è la sezione dedicata a una selezione di 14 gallerie che promuovono design sperimentale e in edizione limitata, arti decorative e pezzi storici da collezione. Importanti arredamenti di design nordico di Nanna Ditzel e Finn Juhl dialogano con pezzi contemporanei di Leonor Antunes e Nico Ihlein nello stand di Galleri Feldt; Ammann Gallery presenta gli oggetti poetici di Florian Borkenhagen e Rolf Sachs con la espressività materiale di Studio Nucleo. Il passato e il presente si specchiano nell’installazione concepita da Luisa Delle Piane, che mostra opere di Ettore Sottsass, Marco Guazzini e Ernesto Basile, mentre il Radical Design è protagonista da Erastudio Apartment Gallery con i pezzi esuberanti di Gino Marotta e Nanda Vigo. Icone italiane come Gio Ponti, Carlo Mollino, Ico Parisi e Franco Albini sono protagoniste della presentazione di Rossella Colombari, e dei rari paraventi degli anni ’50 di Fornasetti sono esposti presso Luciano Colantonio. La ceramica contemporanea è al centro della presentazione della milanese Officine Saffi, pezzi d’arte indossabili concepiti dagli artisti Jannis Kounellis, Rebecca Horn e Enrico Castellani brillano nello stand di Elisabetta Cipriani, mentre importanti pezzi di arte tessile contemporanea e storica sono presentati da Raffaele Verolino.