In occasione dell’Art Week ritorna la terza edizione del format 1+1+1, a cura di Elena Quarestani in collaborazione con Marco Sammicheli, che presenta i lavori di Andrea Branzi, Chiaki Maki e Andrea Mastrovito, visibili fino all’11 maggio presso lo spazio no profit di Assab One.

Format ormai consolidato quello di 1+1+1: tre autori – in questo caso specifico un artista, un architetto e una textile designer – entrano in dialogo con l’ambiente postindustriale, contaminandolo ed esaltandolo. Uno spazio che di sicuro parla da sé e che ha tanto da raccontare, ma che attraverso questo progetto torna a nuova vita e continua il suo dialogo con il presente. È così che una vecchia stamperia diventa il palcoscenico ideale per una narrazione contemporanea che crea un legame non solo con l’arte ma anche con architettura e design. Tre mondi che viaggiano sempre su tre binari paralleli e che si trovano qui a condividere un concept di base che è il punto forza di Assab One: creare una rete di connessioni e dialogo tra le diverse discipline, indagandole ed esplorandole, ma anche tra i differenti individui che in questo modo si trovano a vivere un’esperienza di avvicinamento ai processi artistici e creativi.

Fin da subito lo spazio postindustriale salta all’occhio: una grande navata centrale dominata dal linoleum verde e una fila di vetrate che inondano di luce lo spazio. Il far rinascere questi spazi non è sempre facile e scontato: grandi navicelle destinate a perire sotto i colpi dell’incuria e del degrado che prendono il posto dei fasti lavorativi del passato. Milano non è nuova a interventi di questo tipo: far rinascere questi spazi attraverso l’arte e la cultura si è rivelato uno dei meccanismi più efficaci e interessanti degli ultimi anni. Perché in fondo l’arte, con il suo moto creatore, è il mezzo ideale per questa rigenerazione urbana. È così che l’arte si fonde ed esalta l’architettura postindustriale, donandogli una nuova vita.

Da qualche anno ormai Assab One si è affermata nel quartiere di via Padova, all’interno della storica sede della GEA, la nota azienda grafica milanese. Qui si stampavano libri, cataloghi d’arte ed enciclopedia ed è proprio facendo riferimento a questa attività che la narrazione di 1+1+1 quest’anno inizia con il lavoro evocativo di Andrea Mastrovito. Un intervento che interagisce con lo spazio, mettendo letteralmente una pezza nei vuoti lasciati nel linoleum dalle impronte delle macchine di stampa, che come fantasmi del passato lasciano la loro traccia nel presente imprimendola sul pavimento. Babel si manifesta come una sorta di restauro, che assume la grande forza creativa – e per certi versi anche narrativa – tipica dell’artista bergamasco. Tante piccole tessere sono state così posizionate a ricostruire il pavimento: un grande puzzle calpestabile che accoglie e raccoglie una serie di copertine di libri, caratterizzate dal colore verde e raccolte dall’artista tra amici e abitanti del quartiere. Un intervento quasi mimetico, ma dalla forte impronta narrativa ed evocativa: si raccontano così le memorie passate dello spazio, con un intervento artistico di tipo ambientale che coinvolge il visitatore, portato a esplorarlo attraverso il piacere della continua scoperta di questo catalogo inusuale di libri verdi. Un lavoro intenso, in cui migliaia di tessere vanno a comporre il monocromatico mosaico che introduce all’altro lavoro di Mastrovito esposto in questo spazio. Un’opera – che diversamente dall’inedita Babel – era già stata presentata ad Assab One nel 2009 e che l’artista ha rivisto in questa occasione. Anche in questo caso, si tratta di un’opera che entra in relazione con lo spazio e la sua storia. Enciclopedia dei fiori da giardino utilizza infatti la materia prima prodotta dall’ex-fabbrica: i libri. Centinaia di volumi di botanica e giardinaggio prendono così vita in un intervento che rende le pagine tridimensionali: l’artista ha infatti ritagliato e disposto una accanto all’altra queste raffigurazioni di elementi naturali, dando vita a una colorata aiuola di carta, animata maggiormente questa volta dall’inserimento di alcune figure di animali.

In fondo a questa grande navata il visitatore si imbatte in un transetto nel quale è ospitato il secondo intervento in mostra: Andrea Branzi presenta qui La metropoli latina. In questo caso, l’architetto si concentra sull’architettura interna dell’antica Pompei. Ambienti interni, intimi e privati, abbandonati per sempre che ritornano a vivere idealmente all’interno dello spazio di Assab One, il quale senza l’intervento di riqualificazione attuato in questi anni avrebbe forse rischiato la stessa fine di abbandono e oblio. In mostra si trovano quindi una serie di pannelli che riproducono le immagini superstiti di questi ambienti pompeiani, fantasmi della cultura latina che ritornano a vivere e diventano testimonianza visiva di una vita domestica passata, forse non così lontana dalla nostra.

Alla fine di questo transetto si apre un secondo lungo corridoio, illuminato su un lato da ampie vetrate, che, con continui rimandi di luce, donano di volta in volta colore e vivacità ai tessuti esposti. In questo caso, l’intervento crea una tessitura nuova e colorata che abita lo spazio, interagendo con esso ed esaltandolo. È così che la textile designer Chiaki Maki in The Alchemy of Weavingva a disegnare l’ambiente attraverso una serie di tessuti, fatti a mano e colorati con pigmenti naturali attraverso antiche tecniche. Grandi intrecci che catturano sicuramente l’attenzione, che attraggono il visitatore in un dondolio avvolgente e silenzioso.

Alice Vangelisti