Dal 5 al 7 aprile 2019 (4 aprile press preview, VIP preview e vernissage su invito) torna miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano e diretta da Alessandro Rabottini, con il sostegno di Intesa Sanpaolo in qualità di main partner. All’interno del padiglione 3 di fieramilanocity miart 2019 presenta 185 gallerie internazionali provenienti da 18 paesi oltre all’Italia (70 gallerie provengono da Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Messico, Perù, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Stati Uniti, Sud Africa, Svizzera, Turchia e Ungheria), che portano a Milano un ampio ventaglio qualitativo dell’offerta di arte moderna e contemporanea e del design in edizione limitata.

Che Milano sia unica è già stato detto.
Così com’è già stato detto praticamente ogni cosa su una città in grado di meravigliare, facendosi portavoce di un nuovo che surclassa le altre realtà.
Attenta e reattiva, quasi vorace nelle sue manifestazioni, Milano è patria indiscussa di un’internazionalità, di un’apertura complessiva, che ancora non riesce ad attecchiare nel resto della Penisola.
La ripetizione, dopo un po’, risulta quasi banale. A volte è quasi stucchevole dire: “Milano, quanto sei…” aggiungendo un qualsiasi aggettivo; perché Milano è tutto, prima di chiunque altro. E poco male se ancora c’è chi pensa che si viva meglio altrove, perché i dati scongiurano anche l’ultima spada di Damocle che etichettava il capologuogo lombardo come “una meta da una sola notte”.
Forse c’è più coraggio nel non voler vivere a Milano, scegliendo consapevolmente di restare a casa propria, in controtendenza con modernità e futuro, limitandosi a fissare da lontano la grande bellezza che si cela oltre l’ombra della Madonnina.
Va sì detto che la milanesità è ereditaria e non la si acquisisce neppure richiedendo uno speciale permesso di soggiorno, ma a chi importa, quando ci si trova completamente ammaliati, inglobati da luci e splendori che paiono provenire da ogni dove?

Veduta miart 2019

L’Art Week meneghina è, in fondo, la Mecca di ogni amante dell’arte: eventi, inaugurazioni e talk seguono come un corteo futuristico miart, capofila indiscussa del cartellone.

Tra le gallerie che hanno colpito il nostro sguardo c’è senza dubbio Dep Art, galleria milanese che propone un allestimento con capolavori di maestri italiani del calibro di Turi Simeti e Pino Pinelli, accostati a Wolfram Ullrich, artista mid-carrer reduce da due grandi mostre a Catanzaro e Lissone. Presente nello spazio, inoltre, una sezione didicata a Emilio Scanavino (cui è dedicata una personale al MARCA di Catanzaro dal 16 maggio 2019). Nel cartellone dedicato all’Art Week targato Dep Art, anche l’inaugurazione della personale di Tony Oursler, che ha inaugurato proprio il 5 aprile nella galleria di via Comelico.

Dep Art Gallery (Milano)

Sempre tra gli stand milanesi, impossibile non citare Galleria Tega che, se in galleria ha recentemente inaugurato una importante retrospettiva sul lavoro “lunare” di Giulio Turcato, a miart propone un’attenta selezione di lavori di Piero Dorazio, Mimmo Rotella, Tano Festa, Mario Schifano e Achille Perilli, tra gli altri, denotando l’ormai conclamato binomio che vuole qualità unita ai grandi nomi del Novecento italiano, vero e proprio marchio di fabbrica della famiglia Tega.

Lo stand B33 è quello di Dellupi Arte, galleria un Solo Show dedicato a Iaroslav Serpan, con un’opera che, per dimensioni (più di 7 metri) e bellezza, difficilmente passa inosservata: presentata in anteprima per miart 2019, il capolavoro del 1954 è caratterizzato dal nero, tratto distintivo del perido per l’artista, distribuito lungo la tela in modo fluido e denotando in modo eccelso il linguaggio di cui Serpan si fa protagonista.

Anche la Galleria Raffaella Cortese presenta i lavori di Francesco Arena, Monica Bonvicini, Michael Fliri, Simone Forti, Roni Horn, Luisa Lambri, Zoe Leonard, Marcello Maloberti e Anna Maria Maiolino. Proprio quest’ultima è impegnata nella rassegna al PAC titolata O AMOR SE FAZ REVOLUCIONÁRIO, curata da Diego Sileo, e che le evoluzioni espressive con molte opere dell’artista.

Poggiali Gallery (Milano)

Sicuramente suggestiva è l’opera “Colpo di Gong” di Eliseo Mattiacci: un gigantesco gong, che sfuma dal rama al nero, pare fluttuare nel bel mezzo dello stand della Galleria Poggiali; così come Lia Rumma che, tra i diversi artisti in mostra, tra i quali svetta il nome di Marina Abramovich, ospita una toccante fotografia di Vanessa Beecroft, raffigurante una famiglia multietnica stretta in abiti caratteristici, opera che apre diversi dialoghi estremamente contemporanei.