Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea partecipa alla 23a edizione di MIART, dal 13 al 15 aprile 2018, nella sezione Established Contemporary, mettendo a confronto due esponenti del movimento Young British Artists (ne abbiamo parlato qui): Gavin Turk e Jason Martin. La scelta di proporre i due artisti inglesi riflette la ricerca che sta portando avanti la galleria di coniugare artisti che lavorano con medium più tradizionali, come la pittura, ad artisti che impiegano mezzi ed espressioni differenti.

Non c’è, a Milano, un evento come MIART: la Fiera Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea si presenta ancora una volta come la massima espressione di ciò che il mondo dell’arte ha da offrire al pubblico, incastonando la realtà del mercato all’interno dei padiglioni di Milano Fiera. Istituzioni pubbliche, gallerie e spazi non-profit s’incontrano per rendere Milano la capitale italiana della creatività artistica, in un connubio che sa riunire interessi e sfaccettature differenti. Non è un caso, quindi, che la corrente internazionale che pervade la manifestazione meneghina sia interpretata con estrema cura da Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea. Cura che si trasforma in scelta, consapevole e ponderata, nel momento in cui si decide di proporre al pubblico una coppa di artisti appartenenti a uno dei più discussi movimenti contemporanei. Gli artisti del movimento YBAs sono l’emblema di un gruppo artistico che ha coltivato esperienze umane profondamente divergenti, segnate da una visione del reale fortemente individuale e dall’impiego di differenti media artistici: dalla pittura e scultura, fino a installazione, fotografia, video, passando per disegno e incisione e l’utilizzo di materiali di riuso o non tradizionali come scarti. Figli di un polimorfismo perpetuato sino all’estremo, gli YBAs si sono fatti carico degli spunti artistici esterni per farli propri, riadattandoli e rileggendoli con occhi del tutto nuovi, per proporre opere sensazionali e uniche. Il progetto presentato a MIART vuole mettere in dialogo due tra i principali esponenti dei YBAs che affrontano corpo, paesaggio e spirito in maniera del tutto contrastante.

Gavin Turk (Guildford, 1967) fonda la sua ricerca sui temi dell’identità, dell’appropriazione e dell’ambiguità del ruolo dell’autore nell’arte contemporanea. Le strategie autopromozionali degli YBAs mettevano in questione l’identità dell’artista in una disciplina invasa dai media e dal mercato, e Turk ne fece poi la base della sua pratica artistica. Mimmo Scognamiglio per Miart propone tre opere che mostrano e dimostrano proprio questi concetti: partendo dal dibattito modernista avviato da Duchamp, Turk si appropria di oggetti quotidiani – come la gomma bucata di Flat Tyre del 2013 o il mucchio di ceneri di Burn Out del 2008, sculture entrambe in bronzo dipinto – per trasformarli in ready-made specchio di una società in bilico tra lusso e decadenza. Un’altra caratteristica di Turk è quella di appropriarsi dei lavori di altri artisti che hanno rivoluzionato il concetto di opera d’arte, semplificandoli a puri cliché stilistici o a stereotipi che diventano il suo tratto distintivo, quasi il suo marchio di fabbrica – come Crumpled space del 2017 che fa il verso alle sculture di Donald Judd – per riflettere sull’autenticità e il valore di un’opera d’arte.

Le opere di Jason Martin (Isole Channel, Gran Bretagna, 1970) non fanno invece riferimento a un luogo o ad un individuo specifico, ma restituiscono allo sguardo uno spirito vitale. Formatosi alla Goldsmith di Londra, lì conosce Damien Hirst ed entra nel gruppo degli Young British Artists, facendo così suo ingresso nel panorama artistico internazionale. Il suo lavoro, caratterizzato da un’inconfondibile impronta stilistica, coniuga l’atto pittorico con il dinamismo delle immagini, riflesso del bisogno incessante dell’artista di interrogarsi sulle infinite possibilità della pittura. La sua ricerca, attraverso diversi momenti, indaga le possibilità comunicative del colore: dalla sua capacità di generare riflessi luminosi, con le prime opere a olio, alla possibilità di assumere tratti brillanti e vellutati assieme, tratto distintivo dei lavori realizzati con le resine poliuretaniche, fino alle opere più recenti, dove spessi strati di colore si addensano in opere piene e corpose.