Fino al 16 giugno 2019, il PAN – Palazzo della Arti di Napoli celebra una delle figure sportive più importanti del secolo scorso. “Muhammad Ali“, ampia retrospettiva a cura di Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, ripercorre sia le imprese sportive che quelle umane di re del pugilato, attraverso un centinaio di fotografie provenienti dai più grandi archivi fotografici internazionali, quali New York Post Archives, Sygma Photo Archives, The Life Images Collection che colgono Muhammad Ali in situazioni e momenti fondamentali della sua vita non solo sportiva.

Sul ring esistono solo due cose: tu e l’avversario.

Nient’altro.

È quando l’eco dell’ultimo gong si disperde nell’aria, quando si scavalcano le corde e la salvietta bianca inizia a detergere il sudore dalle spalle che si ritorna al mondo. Sono aspetti della vita, quelli interni ed esterni al ring, che si compensano, creando due vite parallele, distinte ma che allo stesso tempo si compenetrano.

La mostra che occupa le sale del PAN di Napoli delinea in maniera precisa, diretta quanto un gancio, le due vite di Muhammad Alì: pugilistica, con le vittorie che lo portarono a diventare tre volte campione del titolo dei pesi massimi dal 1960 al 1981 e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma; e di uomo, figura che mi mischia tra famiglia, affetti, amici e impegno civile, la lotta per i diritti dei neri e la decisione di schierarsi contro la guerra del Vietnam.

Era un’America densa di cambiamenti, rivoluzioni e grandi discorsi. Era l’America di Kennedy e Nixon, divisa tra Guerra Fredda e voglia di rivalsa, soprattutto per mezzo di figure che rappresentassero valori positivi, forza, coraggio e appartenenza. Doti che risiedevano nel cuore di Muhammad Ali e che lo elessero a eroe popolare, tra la consapevolezza del peso della grandezza, l’importanza della sua persona, la spinta comunicativa e una certa ironia, di erano colme le sue parole.

New York, 13 marzo 1963. Match contro Doug Jones. Bettmnann/Getty Images

Ogni sala è dedicata a uno dei “doni” che Ali ha offerto a ogni singola persona come un tesoro senza prezzo e senza tempo: doni agli appassionati di boxe, al linguaggio, alla dignità umana, ai compagni di viaggio, ai bambini, al coraggio, alla memoria.

“Ci sono persone – afferma Giorgio Terruzzi – che illuminano l’aria, un’intera epoca, la memoria collettiva. Sono rare e preziose. Sono fosforiche e contagiose. Un patrimonio straordinario. Organizzare una mostra su Muhammad Ali significa, dunque, illuminare. Fotografie come lampi che permettono una vicinanza, un ripasso della memoria, una scossa a sentimenti in circolazione da decenni. Fotografie come rivelazioni per chi ha meno anni e non ha avuto l’opportunità di misurare la piena grandezza di Muhammad Ali, rispetto al proprio tempo, all’oggi, ai giorni che verranno”.

“Il più grande!”; “Il Re del Mondo”. Le definizioni sono celebri – spiega Marco Pastonesi – e sono diventate dei luoghi comuni nei quali tutti ci siamo incontrati, con la scusa dello sport. Perché Ali, forse il più straordinario pugile della storia, ha trasformato lo sport in un trampolino altissimo”.

Il più grande, sicuramente, analizzato come mai prima d’ora: eterno diviso tra la folla adulante, il rumore della campana e la solitudine in balia di se stesso.