Dal 24 febbraio al 19 marzo, il PAN di Napoli ospita una personale di Adele Ceraudo, una delle più importanti personalità artistiche della Penisola, con una rassegna dal titolo “Nel nome della madre. Adele Ceraudo”, a cura di Daniela Wollmann.

Semplicemente gettando l’occhio in maniera distratta, si viene colpiti dalla capacità di Adele Ceraudo di declinare la tecnica al servizio di un discorso ben definito. Impegnato, ricco di risvolti emotivi e di spunti di riflessione, il lavoro decennale dell’artista cosentina non lascia nulla al caso. Per questo motivo il PAN di Napoli decide di celebrare un dieci anni di opere, dedicate all’analisi della rappresentazione della figura femminile. Sono cinquanta i capolavori che compongono un percorso espositivo capace di svelare le evoluzioni pittoriche e realizzative di Adele Ceraudo, attraverso una mostra che ripercorre passo dopo passo i punti salienti di una carriera fatta di immagini e messaggi. Il corpo che occupa la tela, caricandosi di significati sempre differenti, è lo strumento indispensabile per l’artista al fine di contestualizzare tematiche femminili. Non è un caso che molto spesso il corpo ritratto sia proprio quello della Ceraudo, che si fa mezzo – o lente d’ingrandimento – tramite cui analizzare problematiche sociali sulla femminilità vissuta in quanto donna. Non una semplice strizzata d’occhio al mondo femminista, bensì un denso impegno, profuso in ciò che appare come rivalutazione sociale e iconografica del corpo femminile in ogni sua possibile definizione. E allora, la figura che si staglia in contrasto con lo sfondo sulla tela, è sia il corpo della Ceraudo che quello di ogni altra donna al mondo, senza veli ideologici ma ricco di connotazioni sensoriali e grande umanità. La cifra stilistica di Adele Ceraudo non può che attraversare alcune delle personalità più importanti della storia dell’arte, da Leonardo da Vinci (di cui rilegge “L’uomo Vitruviano”) a Hayez e la sua “Maddalena penitente”, distaccandosi dal mito per esprimere le gioie e i dolori della vita. Una ricerca che porta verso un’umanità altra, verso una connotazione nuova e ignota, inaspettata e che si discosta dal comune grazie all’ideazione di un’immagine. A emergere è un realismo iconografico, con torsioni, movimenti e resa scultorea, misto a un forte sentimento fatto di simboli e riscoperte.

Adele Ceraudo nasce a Cosenza nel 1972. Dopo il liceo artistico si iscrive alla facoltà di
Architettura a Firenze, dove approfondisce lo studio del disegno che caratterizza nel tempo la sua produzione; in seguito si trasferisce a Roma per un lungo periodo durante il quale affianca l’attività artistica a quella di grafica, illustratrice e attrice. Negli anni esprime la sua personalità variegata lavorando anche con importanti fotografi tra cui Matteo Basilé e Alessandro Rossellini. Espone in diverse sedi private e pubbliche in Italia e all’estero. Si ricorda la partecipazione alla 54ª edizione della Biennale di Venezia, alla Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea di Istanbul nel 2011, al FuoriSalone di Milano del 2014 e nel 2015 ad Arte Fiera Bologna. A Melbourne nel 2014-2015, è madrina di G.A.I.A., progetto che favorisce gli scambi artistico-culturali tra Australia e Italia ed espone una personale con opere ispirate ai grandi maestri del passato e a immagini iconiche della storia dell’arte italiana, reinterpretate in chiave femminile. Nel 2016 è tra gli ospiti del ciclo di conferenze TEDx Cesena, con la proiezione di un video che l’accompagna nel racconto del suo percorso artistico e di vita. Nel 2017 partecipa in Italia a collettive di prestigio, manifestazioni legate al delicato tema del femminicidio e ad un’asta di beneficenza accanto ad artisti quali Alighiero Boetti, Giovanni Gastel, Gustav Klimt, Mimmo Paladino, CY Twombly.
Attualmente vive e lavora a Milano.