Fino al 31 marzo 2018 alla Fondazione Matalon di Milano è possibile ritrovarsi improvvisamente in un romanzo di Pasolini o in un film di Visconti, grazie all’esposizione “Schegge di periferie: il Neoralismo a Milano”, a cura di Maria Possenti, Emanuela Sesti e Italo Zannier, che vede protagoniste 70 foto del fotografo Nino De Pietro. È un vero e proprio percorso nella Milano tra gli anni Cinquanta e Ottanta, quello in cui s’immerge il visitatore, già inconsciamente tracciato dal fotografo ma allo stesso tempo libero, come lui stesso amava definirsi.
Sono la poesia e il realismo a fare da guida, intrecciando una città e momenti storici più vicini al presente di quanto sia lecito pensare.

Caos e scatti del dopoguerra

Soggetti di periferia, cortili di casa di ringhiera, manifesti strappati e Navigli d’altri tempi. Attraverso composizioni che ricordano i quadri di Mario Sironi, riferimenti cinematografi e influenze di fotografi come Stieglitz e Brassai, ciò che De Pietro vuole cogliere di Milano sono le tracce della seconda guerra mondiale. Una guerra legata ancora a un presente capace di guardare avanti, ma che probabilmente non riuscì mai davvero a dimenticare. Le biciclette, i tram, le fiere, le trattorie e i bambini che giocano per strada costituiscono la vita di tutti i giorni. Sono dettagli che spesso sfuggono all’occhio umano, forse perché intrinsechi di quella che spesso viene considerata una “banale quotidianità” o forse perché ritenuti di scarso interesse. La peculiarità di De Pietro è insita proprio nell’aver colto l’importanza di dettagli fuggevoli, una fetta del reale capace di testimoniare, raccontare, immaginare e – perché no? – anche emozionare come la più bella e sincera delle poesie. Una ricerca riservata e personale, realizzata nell’ombra quasi totale. Con la sola compagnia dell’inseparabile Leica, lo sguardo ruota per immortalare visioni perdute e nostalgiche di una realtà, per nulla idealizzata, di cui il fotografo “cerca di raccontare gli ambienti e le persone di ormai perduta memoria”. La poetica che fa da filo conduttore a tutta la rassegna parte dallo sguardo del fotografo, per approdare a quello degli altri tramite le strade di una Milano che attraverso le scritte sui muri, silenziosamente, rivela ai più attenti i pensieri nascosti delle persone. È questo che affascina delle fotografie di De Pietro: trovare nel caos, sussurri di vita impercettibili quanto fondamentali.

Il Neorealismo in uno scatto

Era il 1959 quando uscì “Milano, Italia” di Mario Carrieri, segno che qualcosa si stava smuovendo e subentrava la voglia di staccarsi dall’ideale di fotografia bressoniana, per approdare a un realismo ancora più descrittivo e casuale allo stesso tempo: l’idea era catturare ciò che si può definire “il momento del reale”, senza sovrastrutture concettuali. A questa idea aderirono molti fotografi, reduci da anni in cui il Neoralismo nel campo fotografico si era concretizzato solo grazie al Fondo Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia nato nel 1955 a Spilimbergo, sebbene fino ad allora il Neoralismo era associato alla letteratura, alla pittura, al cinema e a qualche tentativo di matrice architettonica. L’obiettivo principale di tale percorso fotografico, storico e culturale è di riflettere anche sul ruolo della fotografia in generale e, in particolar modo, in Italia. Questione molto cara al critico fotografico Italo Zannier che ha impiegato la sua vita a dare una dignità alla fotografia per se stessa e a restituire ai fotografi italiani l’importanza che si meritano. “La fotografia è la fotografia” afferma Zannier e nel momento in cui la si mette, come accade oggigiorno, in relazione con troppe realtà visive di origine differente si rischia di precipitare nel caos più totale. Se il compito dell’arte consiste nell’aprire le porte a nuove forme espressive forme – essendo la fotografia per definizione un percorso in itinere che muta regolarmente con l’avanzare del tempo e delle innovazioni – , diventa fondamentale ricordarne specificità, data dal proprio elemento tecnologico, che parte dalla realtà per costruirne una nuova. D’altro canto, da anni si progettano grandi retrospettive su fotografi noti ai più, senza lascire spazio a professionisti italiani e alla loro storia.
Quando l’Italia inizierà davvero a valorizzare ciò che già possiede?
Forse si possono trovare nelle risposte nelle foto di Nino De Pietro, veri e propri disegni di luce.

(Ha collaborato Cristina Morgese)