Si è appena conclusa l’Art Week di Milano, all’insegna di una nuova edizione di miart, fiera che anche quest’anno si è rivelata uno degli eventi più importanti per l’arte contemporanea, imponendosi non solo nel capoluogo lombardo, ma attirando l’attenzione di collezionisti e appassionati di tutto il mondo. In concomitanza con i giorni dell’evento, molti spazi della città hanno inaugurato una lunga serie di mostre che proseguono oltre la chiusura della kermesse.
Gallerie, musei, fondazioni e spazi indipendenti si sono così inseriti nell’orbita di questa grande manifestazione, non sfigurando davanti al consueto scintillio dell’offerta fieristica. La città si è animata di un ricco programma di eventi, mostre e talk, diventando palcoscenico perfetto per raccontare l’arte contemporanea a Milano e arricchendo la proposta culturale cittadina, che negli ultimi anni si sta imponendo sul territorio nazionale. Attraverso vivacità e ricchezza artistico-culturale è impossibile non citare quanto è successo ai piedi della Madonnina in questi giorni. 

Per quanto riguarda le gallerie milanesi, in molte hanno presentato esposizioni che arricchiscono la proposta in fiera, integrandosi con questa al punto da creare una doppia narrazione.

C+N Canepaneri ha proposto Due per due: Gillian Brett – Alberto Garutti, progetto che rimane in mostra fino al 7 aprile 2019, con un allestimento in cui i due artisti sono stati presentati da altrettanti curatori. Così, nei percorsi espositivi, le opere di Gillian Brett – curato da Chiara Nuzzi – si contrappongono a quella di Alberto Garutti – curato, invece, da Giacinto Di Pietrantonio. Entrando nello spazio della galleria si è subito accolti dall’opera di Garutti, Cristallo Rosso (1994), che attrae lo sguardo e suscita un fascino infinito, tanto da esser risucchiati nel rosso imperante e “specchiante” della superficie installativa. Attraversando, poi, uno stretto corridoio, si giunge nello spazio dedicato a una selezione di opere di Brett, che fanno riflettere sui temi quali tecnologia e globalizzazione, influenti nella quotidianità odierna.

A Cardi Galley si è travolti sin da subito da un bianco imperante e di ampio respiro, che ospita fino al 28 giugno 2019 la personale dedicata a Dan Flavin. L’eleganza minimale della galleria diventa, così, palcoscenico ideale per mettere in scena le installazioni di Flavin. Le quattrodici opere luminose presentate – che vanno da quelle della fine degli anni ’60 fino agli anni ’90 – mostrano l’evoluzione della sua ricerca artistica su luce e colore. In questo modo, lo spazio è disegnato dalla luce fredda, magnetica e quasi lunare dei neon. Se all’ingresso sono le opere più neutre a dominare, salendo le scale si entra in un altro mondo, zeppo di colori, esaltato sicuramente dal contrasto con il white cube dove i neon sono inseriti. Un caleidoscopio magico e accattivante, dove le luci proiettate dal neon disegnano, ridefiniscono e trasformano ciò che li circonda, creando visioni continuamente diverse.

Da una pulizia visiva e formale si passa alla personale Atelier Van Lieshout: Renegade, ospitata fino al 18 aprile 2019 da Giò Marconi. Una folla “caotica” e visivamente rumorosa di lampade è presentata nella galleria: differenti assemblaggi di oggetti e materiali di recupero, accostati a opere di Atelier Van Lieshout precedentemente esposte nei musei, diventano protagonisti indiscussi dell’esposizione, in cui il visitatore si addentra come in una giungla artificiale per esplorarne e scoprirne le infinite visioni e sfaccettature.

Veduta allestimento Giò Marconi

Uno spazio piacevolmente affollato è anche quello che si presenta da Otto Zoo, con la personale Paul Kooiker: Eggs and Rarities a cura di Francesco Zanot, aperta fino all’11 maggio 2019. Lo spazio è abitato da una serie di opere del fotografo olandese: circa 80 scatti inediti raccontano gli ultimi dieci anni di attività di Paul Kooiker, in una grande narrazione visiva fatta di visioni inattese e, per certi versi, insolite della quotidianità, che si affiancano alla nuova installazione che affronta la tematica del nudo.

A tale ambiente si contrappone l’esposizione presso la Galleria Raffaella Cortese – fino al 24 aprile 2019 -, dove la personale di Francesco Arena dal titolo Tre sequenze per voce sola si articola nei tre spazi di via Stradella: un racconto minimale scandito attraverso tre opere. Un’esposizione che permette di riflettere sul filo rosso che lega le tre installazioni, in cui storia, tempo e spazialità paino fondersi. La galleria rappresenta in Italia l’artista Anna Maria Maiolino, protagonista nella personale in corso al PAC e presentata all’interno dello stand di miart.

Anche Massimo De Carlo ha recentemente inaugurato la nuova location di Casa Corbellini-Wassermann, capolavoro dell’architetto Piero Portaluppi. Il gioiello di viale Lombardia espone fino al 18 maggio 2019 la mostra MCMXXXIV, curata in collaborazione con Francesco Bonami, ponendo l’accento sul 1934, anno di costruzione della Casa, ma allo stesso tempo anno fondamentale per la storia, raccontata così attraverso l’arte. Le opere sfilano all’interno di un’architettura strepitosa, creando un dialogo che proietta il visitatore indietro nel tempo, in un percorso a ritroso nella storia della casa e negli eventi devastanti che accesero quel lontano 1934.

Spostandosi sul versante degli indipendent space, Assab One, che espone fino al 5 maggio 2019 1+1+1: Andrea Branzi + Chiaki Maki + Andrea Mastrovito, a cura di Elena Quarestani con Marco Sammicheli, all’interno di una vecchia fabbrica della GEA. Mettendo in relazione un architetto, una textile creator e un artista, si valorizza il grande spazio post-industriale, indagando il legame che instaurato tra arte, architettura e design. Magistrale è l’intervento site-specific di Andrea Mastrovito, Babel, animato da migliaia di pezzi di puzzle che compongono un’insolita composizione a pavimento, fatta di copertine di libri di varie sfumature di verde.

Alice Vangelisti