Dal 26 gennaio al 18 febbraio 2018 la Galleria Bottegantica accoglie nei suoi spazi milanesi di via Manzoni 45 la mostra “Ottocento contemporaneo. Due generazioni di artisti a confronto”, a cura di Enzo Savoia, Stefano Bosi e Valerio Mazzetti Rossi. Si tratta del primo evento Lab / Contemporary, dove la galleria di Milano regala un paragone tra l’arte ottocentesca e la pittura contemporanea.

Tratti fuggevoli e volti magici fungono d’altare su cui si basa “Ottocento contemporaneo”, un ossimoro che, nella sua evanescenza, riesce a imbrigliare l’immaginazione. Un punto di vista fascinoso capace di stuzzicare gli appassionati e che vive di un confronto sulla carta quasi impossibile. E’ proprio nella sua impossibilità, però, che il tempo viene annullato, tanto da far sì che le opere di esponenti della next generation dialoghino in modo intimo e serrato con grandi maestri del passato. I nomi indelebili di Giovanni Boldini, Guglielmo Ciardi e Antonio Mancini si legano a doppio filo con quelli di Lorenzo Fabietti, Ignazio Giordano e Arianna Tosi, in una fresca reinterpretazione di ciò che è stato. I confini comunemente attribuiti al passaggio dei secoli sembrano sgretolarsi nel momento in cui sono accostate le tele e il presente diviene sintesi sublime del passato e del futuro. Un’ottica senza dubbio ricca di spettacolarità, in cui la lontananza passa in secondo piano per abbracciare nuove prospettive.

Un paragone che racchiude i diversi aspetti della concezione pittorica, frutto di un’attenta riflessione sulla consecutività. Proprio dalla consapevolezza secondo cui la conoscenza di ciò che è stato è fondamentale per scorgere un barlume di ciò che sarà, nasce una rassegna che espone l’indagine del passato in chiave contemporanea. A tirare le fila di questa kermesse sono Enzo Savoia, Stefano Bosi e Valerio Mazzetti Rossi, curatori che pongono il giovane terzetto d’artisti a confronto con la relatività della materia di Mancini, la Natura di Ciardi e la rappresentazione dell’individuo di Boldini. Un circolo infinito che prende ipoteticamente il via dallo svelamento dell’opera ottocentesca, della sua interpretazione contemporanea per giungere al dipinto di ogni singolo artista. Un cerchio che non ha né un principio nè una fine, ma che viceversa è in grado di regalare una visione completa della consecutività del tempo attraverso il gusto e l’estetica, cardini dell’arte in ogni secolo.

In questa rassegna si avverte anche l’inizio di una sperimentazione attenta e consapevole, in cui il curatore Valerio Mazzetti Rossi pare essere deus ex machina, risolutore di uno stallo che a volte si avverte in campo artistico. Non è un caso che, durante l’inaugurazione, sarà presentato il manifesto di uno sperimentale movimento d’arte. C’è dunque da chiedersi quali siano i capisaldi di tale corrente. Leggendo la mostra in un’ottica concettuale, il messaggio che pare esssere presentato è infatti quello di una seconda ventata di matrice ottocentesca, che attraversa i pilastri tanto cari agli artisti della Fin de Siecle per riadattarli a occhi contemporanei, ormai scevri di qualsivoglia novità. Non che il panorama attuale risulti noioso, siamo ben lontani dal dirlo, ma di certo spesso si ripensa con nostalgia al periodo dorato in cui la voce degli intellettuali di ogni genere poteva farsi sentire ben oltre gli strilli dei quotidiani. Oggigiorno, invece, gli stessi strilli sono flebili annunci, resi tali dal disinteresse poliforme del cittadino medio del mondo. Quella voluta dalla Galleria Bottegantica è una rappresentazione che forse sarà capace di incanalare l’ottica contemporanea in nuove declinazioni.