Dal 18 marzo al 17 giugno 2018, il Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano rende omaggio al grande maestro spagnolo con la mostra “Picasso. Uno sguardo differente“, realizzata in collaborazione con il Musée National Picasso di Parigi e a cura di Carmen Giménez, una delle massime esperte dell’artista. Attraverso il rapporto tra disegno e scultura, l’esposizione offre un punto di vista inedito sull’evoluzione del linguaggio di Pablo Picasso. In concomitanza con la mostra, apre anche lo Spazio -1 che ospita la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati (ne abbiamo parlato qui).

©Succession Picasso / 2018, ProLitteris, Zurich

È una mostra diversa da tutte le altre, quella che il MASI – Museo d’Arte della Svizzera Italiana di Lugano presenta con il titolo “Picasso. Uno sguardo differente“, perché proprio di questa differenza ha fatto la sua essenzialità, raison d’etre attorno cui ruota l’intera rassegna. Partecipe, curioso, talvolta irriverente, il taglio che la curatrice Carmen Giménez ha voluto dare alla kermesse elvetica rispecchia appieno la personale vitalità di Pablo Picasso, senza lesinare dialoghi irrinunciabili. Per assurdo, le fila tirate nell’immensa narrazione che si riconduce alla vita del genio di Malaga partono – virtualmente – dalla fine, nel 1973. Si dice che Pablo Picasso morì con la matita in mano, proprio mentre si stava rimettendo da una polmonite e poco prima di compiere novantadue anni. S’interrompe così una delle produzioni artistiche più ampie di sempre, prolifica oltre ogni immaginazione, grazie alla grande vena sperimentale di cui Picasso fu protagonista: pittura, scultura, ceramica e un’infinità di disegni sono la testimonianza del suo essere. Certo è che Picasso fu l’artista che più di tutti s’impegnò nel superamento del confine tra realtà e pittura, grazie al cubismo inventato con George Braque nel 1910 a Parigi, diventando già in vita un maestro con cui era impossibile non confrontarsi. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale godeva di fama internazionale, ma nonostante questo riuscì a conservare una “intimità creatrice” in mezzo al fragore mediatico che lo avvolgeva. Sembra quasi che ci siano due Pablo Picasso: il primo si alimentava della gloria eterna attribuita alla sua arte; l’altro, al contrario, viveva lontano dalle luci della ribalta, capace di curare – a modo suo – frangenti della quotidianità nel silenzio. Alla sua morte, furono catalogate non meno di 60.000 opere inedite, custodite gelosamente da Pablo Picasso nelle sue abitazioni. Raccolte e archiviate, compongono oggi uno degli aspetti più interessanti del Musée National Picasso di Parigi. Sono queste opere, alcune delle quali mai esposte al pubblico, che compongono un percorso espositivo che restituisce un Picasso intimo e personale: attraverso 120 capolavori, tra disegni e sculture dal 1905 al 1967, si ottiene una summa dell’evoluzione stilistica dell’artista spagnolo. E allora lo sguardo, che è parte integrante e fondamentale della mostra svizzera, assume valenze che non possono essere accantonate, riuscendo a scorgere un Picasso nascosto, vicino a ciò che amava, che supera l’incognito e la grandezza del mito per abbracciare l’uomo.

©Succession Picasso / 2018, ProLitteris, Zurich

È ben noto che Picasso sperimentò diversi modi di approcciarsi artisticamente alla carta, con cui si confronta tramite tecniche come il disegno, l’acquerello, il collage, il pastello, il gessetto, il carboncino e l’inchiostro. Si delineano così pluralità di sfumature tecniche e stilistiche, che contribuiscono a descrivere un genio unico nel suo genere. La mostra si apre con la serie dedicata al cubismo analitico. Nei disegni a inchiostro del 1910 come Nu debout (Nudo in piedi), Femme au chapeau (Femmina col cappello) o Nature morte (Natura morta) è possibile apprezzare la rinnovata strutturazione della composizione declinata in una complessa sovrapposizione e giustapposizione dei piani. Il passaggio alla fase sintetica del cubismo è compiutamente rappresentato nel sofisticato ed elegante collage con tecnica mista, la natura morta del marzo del 1914 Verre, bouteille de vin, paquet de tabac, journal (Bicchiere, bottiglia di vino, pacchetto di tabacco, giornale). Dello stesso periodo altri notevoli esempi quali l’opera Verre, journal et poire (Bicchiere, giornale e pera) del 1914-15 e la corposa serie di guazzi Compotier et mandoline sur un guéridon (Coppa di frutta e mandolino su tavolino) e Compotier et mandoline sur un buffet (Coppa di frutta e mandolino su credenza). Nel 1919 Picasso inaugura il suo caratteristico “pluralismo simultaneo”, creando opere espressione di una varietà di stili. Accanto a una serie di nature morte cubiste realizzate quell’anno, è presente in mostra Portrait d’André Derain. Questo straordinario disegno racchiude in una sola linea la fisionomia del suo collega artista; il ritratto appartiene a una più ampia serie che Picasso dedica agli amici coinvolti nell’allestimento dei Ballets Russes: Stravinskij, Diaghilev, Satie e molti altri. L’interesse di Picasso per la figura umana è documentato anche da una serie di studi di mani. Fra le più notevoli opere su carta in mostra, ricordiamo ancora la straordinario guazzo Minotaure blessé, cheval et personnages (Minotauro ferito, cavallo e figure; 1936), che annuncia il celeberrimo Guernica; i ritratti realizzati tra gli anni Trenta e Quaranta delle sue amanti Marie Therése Walter e Françoise Gilot; e infine gli schizzi, datati 1957, del grande murale per l’edificio dell’UNESCO.

©Succession Picasso / 2018, ProLitteris, Zurich

Picasso sperimentò e ideò ininterrottamente tecniche nuove e nella scultura, per superare lo scoglio della bidimensionalità servendosi della tridimensionalità. Ne sono un esempio gli oggetti creati applicando le tecniche del collage nelle tre dimensioni, o le creazioni di aste di ferro saldato, forme di “disegno nello spazio” che diedero inizio a una ricca corrente della scultura contemporanea (Giacometti, Calder, Julio González, David Smith, ecc.). Tra Tête de femme: Fernande (Testa femminile; 1909) e Tête de femme (Testa femminile; 1962) – quest’ultima evocante Jacqueline Roque, divenuta l’ultima moglie dell’artista – intercorre più di mezzo secolo. Fra questi due capi si dipana l’intero percorso produttivo di Picasso nella scultura: dalla disgregazione della forma classica, attraverso la genesi del cubismo, il collage-pliage, la creazione dell’oggetto volatile, il tuttotondo, le strutture filamentose, fino al gusto Pop. Le quindici importanti sculture in mostra offrono un punto di vista articolato sulla sperimentazione plastica di Picasso. In apertura Mandoline et clarinette (Mandolino e clarinetto; 1913) e Violon (Violino; 1915) che, nella giustapposizione astratta di diversi materiali, richiamano l’estetica costruttivista; seguono i lavori degli anni Trenta realizzati nel castello di Boisgeloup, in cui frequenti sono i riferimenti all’amante Marie-Thérèse Walter, e Tête de mort (Testa di morto; 1943), che riassume l’intera tragedia della Seconda Guerra Mondiale, mentre la scultura in bronzo La chèvre (La capra), realizzata nel 1950, esprime la vitalità e lo spirito di rinascita del dopoguerra. Chiudono l’esposizione La chaise (La sedia) del 1961, una brillante rivisitazione della scultura cubista e omaggio a uno dei padri dell’arte moderna Vincent Van Gogh, e Tête de femme (Testa femminile) del 1962, in metallo dipinto policromo, che rende perfettamente l’idea di femminilità pur nell’accentuata scomposizione dei piani.