Il Palazzo dei Diamanti di Ferrara ospita, fino al 10 giugno, la mostra “Stati d’Animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni“, una rassegna che indagata per la prima volta la poetica degli stati d’’animo e, con essa, uno dei fondamentali apporti dell’Italia all’’arte moderna.

Umberto Boccioni: La risata, 1911, New York, Museum of Modern Art. Dono di Herbert e Nannette Rothschild, 1959

La luce e il buio, il colore e i contrasti. L’antico e il moderno. Il fascino del ritratto che calibra l’arte italiana dell’Ottocento fino all’età contemporanea. A Ferrara “Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni” ripercorre così l’evoluzione pittorica della dolce fin de siècle. Una riscoperta preziosa guidata da alcune opere manifesto esposte al Palazzo dei Diamanti fino al 10 giugno 2018. La mostra a cura di Chiara Vorrasi, Fernando Mazzocca, Maria Grazia Messina si promette come un viaggio verso le radici della modernità. Il percorso espositivo ricchissimo vanta prestiti esemplari: la Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti delle National Galleries of Scotland al Fugit Amor del Musée Rodin.

Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix, 1880, Edimburgo, National Galleries of Scotland. Dono di A.E. Anderson in memoria del fratello Frank, 1928. © Bridgeman Images

Una collezione che affascina poi il visitatore con opere del calibro di Ave Maria a trasbordo di Giovanni Segantini, Maternità di Gaetano Previati, il trittico degli Stati d’animo di Umberto Boccioni e altre importanti opere dell’arte italiana e internazionale a cavallo tra i due secoli. Nelle atmosfere delicate delle città estense va in scena il delicato passaggio tra diciannovesimo e ventesimo secolo, scandito da tele anche differenti ma che in egual modo pongono un lascito e tracciano un solco verso il futuro. Si passa così dalla rêverie del tardo Ottocento ai tratti più irruenti e moderni che si affinano nel passaggio dai Divisionisti ai Futuristi. Protagonisti assoluti di questa miscellanea sono gli stati d’animo: dalla malinconia tardo romantica, passando per l’abbandono e l’irrequietezza, fino all’esaltazione più contemporanea. L’innovazione, il progresso, la metropoli moderna inducono i pittori a documentare in modo differente questo cambiamento epocale. Ed ecco che anche i tratti mutano e diventano più veloci più materici. L’amore come sublimazione arriva alla liberazione degli istinti dopo la rivoluzione indotta da Sigmund Freud che destabilizza gli umori con l’Interpretazione dei sogni. Lo spettro mutevole dei sentimenti, lo stato psichico di un’epoca (o meglio di due età storiche) attraversa le correnti differenti del periodo dove troviamo come poli opposti l’irrazionalità romantica e la razionalità del Positivismo. Sono proprio le pennellate dei pittori a immortalare lo sforzo dell’intellettuale del passaggio epocale: l’indagine scientifica – e non – della psiche umana. Le opere riproducono e immortalano l’evoluzione psicologica amalgamando prove pittoriche diverse fra loro. Un esempio è il contrasto che ne viene tra l’opera dall’alta tensione lirica Paolo e Francesca di Previati e la Risata di Boccioni. Tra i maestri che popolano la retrospettiva si trovano Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da VolpedoMedardo Rosso e il ferrarese Gaetano Previati, insieme poi ai giovani futuristi, tra i quali Giacomo Balla, Carlo Carrà e soprattutto Umberto Boccioni. Del resto, come aveva ben sintetizzato lo psicanalista Gustav Jung: “La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima.”

(Ha collaborato Lucia Antista)