Dal 6 maggio al 16 settembre 2018, al Museo MA*GA di Gallarate (VA) si tiene l’antologica di Paolo Masi (Firenze, 1933) dal titolo Doppio spazio. Una speciale sezione è ospitata dalle Sale Lounge Vip dell’aeroporto di Milano Malpensa. Il progetto, curato da Lorenzo Bruni, offre una lettura approfondita della ricerca che l’artista ha affrontato, dalla fine degli anni ’50 a oggi, attraverso cicli pittorici che, pur essendo realizzati in decenni distanti tra loro, hanno come soggetto comune il tema della “vibrazione” del segno-colore che si “rivela” in relazione al materiale scelto come supporto. Il percorso espositivo si completa con interventi installativi realizzati con differenti materiali, dai telai a terra alle lastre di plexiglas dipinte con forme geometriche e sospese nel vuoto. Tra le opere in mostra al MA*GA, la grande installazione della Biennale di Venezia del 1978, mentre al Vip Lounge Club SEA dell’aeroporto di Milano Malpensa, al Terminal 1, sono esposti alcuni nuclei di opere pittoriche storiche e altre più recenti che illustrano la ricerca che Masi ha affrontato attorno alla pittura di matrice astratto-geometrica.

Paolo Masi, 1971, Correlazioni angolari a quantità di colore riflesso, specchi e plexiglas, cm 36,5×37,5×9,5

Una mostra, doppia

La mostra propone opere che rappresentano i passaggi chiave della carriera dell’artista fiorentino che ha affrontato, decennio dopo decennio, i limiti e le potenzialità dell’oggetto quadro, della pittura astratta e dell’arte come atto politico. Parallelamente alla pratica pittorica, questa indagine lo ha portato dalla fine degli anni ’50, a impegnarsi anche in una intensa attività di animatore del rinnovo culturale realizzando mostre all’interno delle Case del Popolo, in gallerie private e spazi pubblici, e successivamente a fondare collettivi artistici e spazi d’arte nella sua città, tra cui L’Aquilone, F-Uno, Zona negli anni Settanta, e nel 1998 Base / Progetti per l’arte, che festeggia quest’anno i 20 anni di attività. Come scrive Lorenzo Bruni, “Il percorso della mostra Doppio spazio, al pari di un’unica opera organica, è stato pensato come un osservatorio privilegiato da cui poter riconoscere nelle opere di Paolo Masi da una parte le differenti tensioni che hanno animato il dibattito artistico italiano e che hanno assunto la nomina di “pittura analitica”, “concreta”, “cinetica” e “programmata”; dall’altra di osservare le soluzioni processuali inventate dall’artista facendo attenzione al voler trovare un’alternativa proprio a quelle ricerche per non ridurre l’opera solo ad una questione ideologica o solo estetica, di razionalizzazione o di istintualità”.

Paolo Masi, 1972, Parete elastica a dilatazione continua, filo colorato, dimensioni variabili (foto Roberto Marchiori)

Il titolo Doppio spazio vuole sottolineare l’attitudine di Paolo Masi di far convivere lo spazio dell’arte e quello della vita, il gesto del singolo con le esigenze della collettività, la libertà dalle regole con le regole della libertà. In questa prospettiva, emergono tre aspetti fondamentali e costanti del suo lavoro: l’indagine della vibrazione del colore in dialogo con la storia della pittura e con l’aderenza alla propria attualità; la libertà combinatoria tra linee, superfici e relazione colore-materiali; e infine la dialettica con lo spazio pubblico. La doppia tensione di Paolo Masi di cercare di far coesistere gli opposti viene ulteriormente evidenziata nelle due sezioni allestite appositamente per il MA*GA: l’installazione Riflessioni Riflesse nel piazzale del Museo che consiste in cerchi di plexiglas di colore monocromo fluo e specchianti in grado di espandere la percezione dello spazio e una selezione di opere dalla collezione museale, curata dallo stesso Masi, che evoca il clima artistico tra gli anni ’60 e ’70 a cui lui stesso ha partecipato, con lavori di Lucio Fontana, Gianni Colombo, Getulio Alviani, Giorgio Griffa e altri.

 

Paolo Masi

Paolo Masi è nato nel 1933 a Firenze, dove vive e lavora. La sua attività è strettamente legata a una continua sperimentazione sul modo di operare e trasformare i materiali: per Masi, l’agire artistico è qualcosa sempre in fieri, che di volta in volta si apre a nuovi approfondimenti e a nuove soluzioni.
Alla prima personale nel 1960 alla Strozzina a Firenze, seguono numerose mostre nelle principali gallerie italiane ed europee: Numero (Firenze), Cenobio (Milano), L’Aquilone (Firenze), Schema (Firenze), Christian Stein (Torino), Lydia Megert (Berna), d+c Mueller Roth (Stoccarda), Thomas Keller (Monaco), Primo Piano (Roma), La Polena (Genova), Ariete (Milano), La Piramide (Firenze), Centro d’Arte Spaziotempo (Firenze), Galleria Studio G7 (Bologna), Fondazione Mudima (Milano).

Dopo il confronto con le sperimentazioni postinformali e la ricerca nell’ambito dell’astrazione e del Neoconcretismo, si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello “spazio-colore”. Ritorna alla bidimensionalità attraverso il progetto Rilevamenti esterni-conferme interne (1974-76), sviluppato all’esterno con foto Polaroid di tombini, muri e pavimenti iniziate nel 1974 a New York e, contemporaneamente, all’interno dello studio con le Tessiture (tela grezza cucita) e i Cartoni da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale. Dal 1974 Masi è cofondatore insieme a Maurizio Nannucci e Mario Mariotti di un collettivo che gestisce lo spazio no profit di Zona a Firenze, esperienza che troverà la sua continuazione dal 1998 nel collettivo Base. Da ricordare inoltre le partecipazioni a “I colori della pittura. Una situazione europea” (a cura di Italo Mussa, Roma 1976), alla XXXVIII Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre “Kunstlerbücher” di Francoforte e “Erweitert Photographie Wiener Secession” di Vienna (1980); alla mostra parigina “Livres d’artistes” (Centre Georges Pompidou, Parigi, 1985), ad “Arte in Toscana 1945-2000” (Palazzo Strozzi, Firenze, Palazzo Fabroni, Pistoia 2002), a “Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980” (Museo della Permanente, Milano 2007) e alla mostra “Alla Maniera d’Oggi. Base a Firenze” (Chiostro di San Marco, Firenze 2010); le personali a Bludenz, al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, alla Fondazione Mudima di Milano; a “La Torre di Babele” (Ex fabbrica Lucchesi, Prato 2016), a “Versus. La sfida dell’artista al suo modello in un secolo di fotografia e disegno” (Galleria civica, Modena 2016), a “Pittura Analitica. Ieri e oggi” (Mazzoleni Art, Londra – Torino 2017).
Nel 2013, in occasione della mostra allestita presso Frittelli Arte Contemporanea a Firenze, viene pubblicata la prima monografia complessiva sull’artista a cura di Flaminio Gualdoni Paolo Masi. La responsabilità dell’occhio edito da Gli Ori.
Nel 2014 Masi presenta l’installazione Riflessioni Riflesse nel chiostro della Basilica di Sant’Ambrogio di Milano, nella Sala Albertini del Corriere della Sera, nel Cortile del Palazzo dell’Archiginnasio a Bologna (2015), in Piazza San Fedele a Milano (2016) e l’opera Camminate come figli della luce nella Chiesa di Sant’Eufemia a Verona (2016).
Opere storiche dell’artista si trovano nelle collezioni del Mart di Rovereto, del Museo Pecci di Prato, della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, della Galleria d’Arte Moderna di Torino e del Museo Novecento di Firenze.