Palazzo Martinengo, a Brescia, dal 20 gennaio 2018 apre le porte al Novecento italiano e internazionale. Curata da Davide Dotti, “Picasso, De Chirico, Morandi, 100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private bresciane” si presenta come una rassegna in grado di intrigare il pubblico, ricca di risvolti senza dubbio interessanti.

Porte che si aprono su altre porte, nella fattispecie quelle delle case bresciane e dei tesori in esse nascosti. “Si sentiva l’esigenza, dopo l’Ottocento, di chiudere un ciclo ripartendo dalle collezioni private bresciane per proseguire nel Novecento”, ha detto in conferenza stampa Davide Dotto. La mostra si pone come nuovo capitolo del grande percorso quadriennale che ha accompagnato il museo bresciano alla riscoperta dell’arte fino ai suoi elementi contemporanei. E lo fa attraverso un centinaio di capolavori firmati dai più grandi personaggi della storia recente. Il titolo non è casuale e rappresenta un forte richiamo: protagonisti indiscussi del percorso espositivo saranno infatti Picasso, De Chirico e Morandi, senza dimenticare però artisti come Inganni, Carrà, Balla, Severini e Vedova. Molti nomi altisonanti, incisi a caratteri cubitali nelle antologie e nei manuali dell’arte, che rappresentano una prova tangibile di quanto il collezionismo bresciano sia ampio e variegato. “E’ un programma ambizioso”, continua Dotti, “volto a trasformare Palazzo Martinengo in un muso ideale dove far confluire il meglio delle collezioni bresciane, farlo diventare un tempio del collezionismo”. Davide Dotti non è nuovo a iniziative simili, capaci di raccogliere il meglio di ciò che la città ha da offrire, tramutandolo in un vero e proprio regalo ai cittadini. Il quadriennio di Palazzo Martinengo, iniziato nel 2014 con la mostra che proponeva una selezione di dipinti antichi rinascimentali e barocchi, tra cui spiccavano i lavori di Moretto, Savoldo, Romanino e Ceruti, volge ora al termine con il Novecento.

Il percorso espositivo prende il via con una prima parte ottocentesca – per rinfrescare la memoria e riprendere alcuni temi già affrontati nella mostra “Da Hayez a Boldini” – caratterizzata da lavori di artisti locali, in cui emergono gli aspetti neoclassici. Angelo Inganni calca la scena della seconda sala a lui dedicata, cui seguono i paesaggisti bresciani dell’Ottocento. La figura femminile è poi la protagonista assoluta di un grande confronto interpretativo tra autori quali Rizzi, Landi e Faustini. Si giunge perciò alle sezioni novecentesche, con un’accelerazione sull’italiano Romolo Romani, esponente del futurismo, a cui sono posti da contraltare gli aspetti metafisici di De Chirico e Severini. In seguito si assiste al ritorno all’ordine: il realismo magico che riporta l’arte sul binario classico, fortemente voluto dalle istituzioni politiche, vede nascere alcuni dei grandi lavori di Morandi, Carrà e Sironi. A conclusione della mostra si trova l’arte informale: Vedova, Burri, Manzoni, Fontana e Tancredi sono gli ultimi esponenti dell’arte italiana del secolo scorso. Una rassegna completa ed esaustiva, che sulla carta non tralascia nulla. Rimane solo il dubbio su Picasso: quale (e quanto) sarà il suo spazio in un percorso simile?