Pirelli HangarBicocca presenta, dal 12 aprile al 16 settembre 2018, “Matt Mullican: The Feeling of Things“, una mostra che condensa la grande attività artistica di Matt Mullican (Santa Monica, 1951), tant’è che per l’occasione l’artista ha concepito un’imponente struttura scultorea sulla forma delle sue iconiche cosmologie in cinque colori che occupa quasi completamente i 5000 metri quadrati dello spazio espositivo delle Navate.

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Credits: hangarbicocca.org

Matt Mullican, dopo oltre quarant’anni di carriera, riesce ancora a stupire. Pioniere nell’utilizzo dell’ipnosi come tecnica performativa indaga “l’arte come ipotesi”. L’artista americano presenta “The Feeling of Things“, considerata la sua più grande retrospettiva oltre che la prima in Italia. La mostra, curata da Roberta Tenconi, è allestita nello spazio avanguardistico del Pirelli HangarBicocca, dal 12 aprile al 16 settembre 2018. La rassegna, che presenta migliaia di opere realizzate dai primi anni Settanta, immerge il visitatore nella cosmologia dei “cinque mondi” concepiti dall’artista: un particolare sistema di rappresentazione della realtà fatto d’immagini, pittogrammi, icone, codici, segni, simboli e colori. Oltre 6000 le opere a vista: tra sculture, neon, foto, dipinti, video, spettacoli, progetti basati su computer e una selezione di oggetti già pronti dai musei scientifici milanesi, l’osservatore può immergersi completamente nella produzione artistica di Matt Mullican. L’approccio, è ovvio, “di tutto e di più e di più”, “abbondare è meglio che scarseggiare“, utilizzando ogni linea e colore per dare forma alle sue idee, può essere considerato un chiaro sintomo della forte sperimentazione di cui l’artista si è fatto protagonista. Non è un caso che i medium siano stati diversi nel corso degli anni, e che la poetica alla base delle creazioni sia stata di volta in volta applicata in maniera originale e suggestiva. Un connubio di sperimentazioni, colori, forme, immagini e teorie che hanno dato vita a un universo variegato e denso di significati, rintracciabili in ognuna delle opere di cui Matt Mullican si è reso fautore e in ognuno dei suoi “cinque mondi”. Adattando forme e colori, come l’artista stesso si è duplicato anche come persona – con un alter ego art-making creato nel 1977 che emerge solo sotto l’ipnosi auto-indotta.

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Credits: hangarbicocca.org

Matt Mullican ha studiato con John Baldessari al California Institute of the Arts di Los Angeles e dal 2009 ha insegnato presso l’Università di Belle Arti di Amburgo. Le sue opere sono esposte a livello internazionale in musei e gallerie. Attivo dagli anni Settanta, attraverso il suo lavoro ha continuato a cercare il senso per spiegare e dare struttura a ciò che lo circonda, sviluppando un vocabolario e un sistema complesso di modelli che definisce “i cinque mondi”. Per l’artista californiano ogni mondo corrisponde a un diverso livello di percezione ed è rappresentato da altrettanti colori: verde per gli elementi fisici e materici; blu per la vita quotidiana (il “mondo senza cornice”); giallo per gli oggetti che acquistano valore, come l’arte (il “mondo nella cornice”); bianco e nero per linguaggio e simboli; rosso per soggettività e idee. Una mostra, quella milanese, che riassume il suo particolare percorso, partendo dall’inizio con l’intensa esplorazione della performance artistica sotto ipnosi alla fine degli anni Settanta. Nel corso dei decenni successivi, sviluppò due complessi modelli basati sulla cosmologia e rese i loro sistemi notazionali alla base principale della sua produzione creativa. Sezionando le correlazioni tradizionali di significato e aprendo nuovi contesti e ordini, ha scoperto che poteva rompere i paradigmi del quotidiano ed esplorare l’interazione tra realtà e percezione. La sua cosmologia del 1983 combina il concetto dell’artista su cinque livelli, disposti in ordini di coscienza e percezione e riflessi nei sistemi di notazione.

(Ha collaborato Lucia Antista)