Dal 6 aprile al 1 giugno 2019, Milano torna ad accogliere Tony Oursler con una personale ospitata alla Dep Art Gallery dal titolo: “The Volcano and Poetics Tattoo“.

La mostra, a cura di Demetrio Paparoni, presenta alcuni dei più recenti lavori dell’artista statunitense, principalmente conosciuto per le sue opere d’arte multimediali dal gusto gotico, ma la cui produzione spazia in un’ampia sperimentazione di tecniche: dal video alla scultura, dalle installazioni alla pittura fino alle performance.

Per questa occasione Oursler propone tre differenti tecnologie: il video in 3D per Le Volcan, l’installazione in realtà virtuale per Spacemen R My Friended e la video installazione Lapsed C conlo schermo foto-luminescente per Poetics Tattoo.

L’intera galleria è avvolta dal buio, creando una dimensione di spaesamento che trasporta lo spettatore in un mondo onirico, in cui è immerso nelle suggestioni che Oursler riesce a evocare con le sue proiezioni. Proiezioni che, come nei sogni, sembrano appartenere a un mondo lontano ma di cui in qualche maniera sentiamo di appartenere pur non potendolo comprendere fino in fondo.

L’artista, infatti, si muove da anni nella ricerca di un metodo di espressione che coinvolga la costante attrazione dell’essere umano nei riguardi di ciò che esula dal logico e razionale, e lo fa analizzando il rapporto tra psiche e tecnologia.

L’uomo non si accontenta mai delle sole spiegazioni scientifiche, ma tende a cercare verità proprie e che spesso si discostano prepotentemente dalla logica razionale.

A riprova di ciò, Ousler nelle sue tre proiezioni testimonia altrettanti differenti casi di personaggi in situazioni surreali, grottesche, come nel in Le Volcan, che racconta del tentativo compiuto dal comandante Louis Dárget, uno pseudoscienziato degli inizi del Novecento, di impressionare una lastra con la sola forza del pensiero.

Anche la scelta dell’ambientazione dei suoi video è significativa. Nel caso di Le Volcan i personaggi sono compressi in una inquadratura stretta, claustrofobica, che ne delimita lo spazio vitale e, come a richiamare un vulcano, sono immersi in una luce rossa che pare espandersi fino a comprendere anche l’osservatore.

La sensazione generale percepita dallo spettatore è di una pervadente angoscia, mista a uno straniamento esistenziale, ancora più tangibile nell’opera Spacemen R My Frinded, dove sono presentati vari personaggi accomunati dalla passione per la vita extraterrestre, tra cui il progenitore della fotografia UFO George Adamski.

Adamski fu celebre per aver testimoniato diversi avvistamenti UFO e per aver sostenuto di esserne venuto in contatto ricevendo informazioni riguardo lo stato della nostra terra, e importanti rivelazioni che l’uomo non è ancora in grado di comprendere.

Anche in questo caso la scelta stilistica  adottata dall’artista è impeccabile: i suoi personaggi sono immersi in un’onirica volta celeste, immersi in una pioggia di stelle, in cui sognanti e assorti attendono il contatto con l’estraneo. Ha la capacità non solo di raccontare qualcosa, ma di riuscire a fare immergere lo spettatore nel racconto trasmettendogli emozioni e sensazioni concrete grazie al suo animo sperimentatore e polivalente.
I personaggi di cui narra Oursler si riescono a comprendere già solo percependoli dalle evocazioni che genera con le sue scenografie, sono vivi, pulsanti e tangibili.

Giulia Zanini