Galleria Fumagalli di Milano presenta, dal 10 maggio al 21 luglio 2018, la mostra “Take an Object“, personale dedicata all’artista britannico Richard Wilson (Londra, 1953). La collaborazione tra l’artista e lo spazio milanese risale al 2004, con la partecipazione alla collettiva AAVV:30, seguita dalla personale “The Ape Piaggio” ospitata nella storica sede della galleria a Bergamo nel 2007.

Il percorso espositivo proposto da Galleria Fumagalli è occupato da un corpo di opere inedite di Richard Wilson: sono quattro, infatti, le sculture presentate all’interno della galleria, accompagnate da otto disegni e due cartoline. Sono lavori realizzati a partire da oggetti domestici, chiaramente riconoscibili poiché appartenenti alla sfera quotidiana di ognuno, sebbene riconfigurati in forme totalmente nuove. La pratica artistica di cui Richard Wilson si fa protagonista consiste proprio nell’apportare modifiche significative a oggetti quasi scontati, noti e che per questo non riuscirebbero ad attirare altrimenti l’attenzione del pubblico. Anzi, sfilerebbero senza essere degnati di uno sguardo. Richard Wilson li nobilita con interventi che esplorano l’habitat umano: dalla scelta dell’oggetto si passa a una decisa decostruzione, atto che cancella i confini dell’ordinario, per concludersi in una ricostruzione che scardina completamente l’impatto visivo precedente. Nonostante questo, è bene dirlo, l’oggetto rivisitato mantiene un’apparente ricordo di ciò che era stato in precedenza, come fosse l’ombra trascinata di un ineluttabile processo di cambiamento. Le opere presentate nella mostra “Take an Object” dimostrano un approccio all’atto scultoreo che rimanda alla celebre citazione di Jasper Johns: “Take an object, do something to it, do something else to it“. Ne consegue per il pubblico una sensazione di spaesamento, che si avverte nell’osservare l’ambiguità di cui si caricano le sculture tornate a nuova vita. Tale sentimento è causato, da un lato, dalla grande famigliarità che si avverte nei confronti della scultura; dall’altro la novità percepita scardina le connotazioni percettive attribuite comunemente. È grazie a questa nuova amalgama tra spazio e oggetto che Richard Wilson riattiva la percezione di chi osserva suggerendo nuove relazioni spaziali.

Riconosciuto a livello internazionale per i suoi interventi spaziali che traggono ispirazione dai mondi dell’ingegneria e della costruzione, Richard Wilson lavora da oltre 35 anni esponendo nei più importanti musei e realizzando opere pubbliche in tutto il mondo. Caravan collassati, taxi smontati, baracche accatastate e scale che non conducono a nulla, sono solo alcune tra le impressionanti creazioni dell’artista che riflettono sul rapporto tra arte e architettura. Il fare scultoreo di Richard Wilson si fonda, infatti, sulla manipolazione dei materiali quotidiani per l’articolazione di prospettive inaspettate. Come dichiara: “Per me è necessario partire dal mondo reale perché ciò che m’interessa è il modo in cui posso alterare la percezione di chi osserva e mettere sotto sopra il suo punto di vista. Per farlo ho bisogno di mettere mano su qualcosa che sembra comprensibile“. Non è quindi un caso che sia tra gli scultori più rinomati della Gran Bretagna. Il suo lavoro offre nuove prospettive sugli spazi quotidiani, realizzando installazioni che costringono chi osserva a rivalutare il proprio ambiente, a ripensarlo, ispirando un senso di meraviglia. Tra i suoi progetti più noti e significativi: “20:50“, installato al M.O.N.A. Museum in Tasmania, un mare di olio catramato riflettente; “A Slice of Reality“, opera pubblica realizzata per il sito della Millennium Dome nel 2000, una sezione verticale di una draga oceanica esposta agli effetti del tempo e della marea; “Turning the Place Over“, commissionata per Liverpool Capitale Europea della Cultura 2008 e attiva fino al 2011, una sezione ovoidale di 10 metri di diametro sulla facciata di un edificio ruotata tridimensionalmente su un fuso; e il più recente “Slipstream” realizzato nel 2014 per il Terminal 2 dell’aeroporto di Londra Heathrow, un intervento monumentale lungo 80 metri in alluminio che rappresenta il passaggio nello spazio di un oggetto in movimento.