Durante il Fuorisalone, dal 16 al 22 aprile 2018 l’installazione “SALVAMI | ANDATA-RITORNO” – 200 metri in PVC e cemento – si snoda intorno alla Stazione Centrale di Milano: dal Memoriale della Shoah prosegue nella galleria sotto la stazione fino a giungere in piazzetta Gluck.

Franco Mazzucchelli è fautore di una nuova, grande installazione. Un’installazione che vive a stretto contatto con il pubblico milanese in una zona importante per la città. La Stazione Centrale, punto nevralgico di scambio di persone e vite, ricordi e corse interminabili per non perdere treni – reali e metaforici – , è pronta ad accogliere l’opera di Mazzucchelli. L’artista pone la sua creazione alla mercé delle persone, senza altro fine se non l’intento di ricucire gli strappi sociali che tutt’oggi esistono. Una volontà che non si colloca all’interno della politica consumistica a cui l’arte ha molte volte abituato la coscienza degli appassionati: un gesto quasi anacronistico che proprio nella sua spontaneità ritrova una ragione d’essere che si discosta dallo stereotipo. L’opera non è in vendita e non fa pubblicità (anche se inevitabilmente la pubblicità è un effetto collaterale dell’azione di pubblico dominio), ma cerca invece di ricucire il rapporto tra uomo e città. E lo fa in un contesto come quello milanese, denso di bellezze e problematiche, di controsensi e sensi unici e doppi sensi. Strade che si percorrono attraverso una realtà che elegge il capoluogo lombardo a vessillo del contemporaneo, motore economico della Penisola e metropoli internazionale in una nazione troppo spesso posizionata alla periferia dell’Europa. Nonostante ciò, purtroppo, emarginazione e intolleranza aumentano, così da mostrare il volto nascosto della città più moderna e cosmopolita del Paese, che si protende al futuro in modo vertiginoso ma che al contempo cela quotidianità difficili, spesso problematiche e indesiderate. L’artista riflette, perciò, su come le divisioni e i limiti siano una sovrastruttura meramente umana e lo fa con un’opera che diventa responsabilità del collettivo: un lungo tubo che non contiene gas, bensì il il respiro di tutti. “Salvami” diventa così l’incentivo a prendersi cura gli uni degli altri, monito a salvare se stessi senza perdere di vista le persone (gli estranei, i diversi, gli altri) che vivono intorno, usando un espediente antico quanto il mondo, cioè l’arte, capace di emozionare e stupire, che accomuna tutti con il suo linguaggio universale. Non a caso la parola “Salvami” è trascritta sul gonfiabile in prossimità del Memoriale della Shoah ed è anche il titolo di una delle opere ospitate dal Museo del Novecento in Piazza del Duomo. Così una semplice scritta diventa una richiesta importante, capace di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dei propri simili, spesso nemmeno riconosciuti come tali, soprattutto se accostata al ricordo della Shoah, uno dei momenti più tragici dell’indifferenza umana. Forse uno dei messaggi correlati a questa invocazione si scontra con la voluta disattenzione con cui si trattano gli altri, ponendo l’accento su quanto sia facile voltare lo sguardo fingendo di non vedere ciò che non aggrada. Le possibilità umanitarie e le diatribe sociologiche si sprecano, accartocciandosi su loro stesse senza trovare la soluzione pratica a un discorso consumato, logoro di parole gettate al vento. Franco Mazzucchelli non usa la parola, se non quella scritta in un invito ad aprire gli occhi: non punta il dito, non nasconde la mano, non si mette a urlare. Regala, invece, uno spunto di riflessione – riflessione, questa sconosciuta – in un paesaggio popolato da schermi led che non illuminano, ma assorbono l’anima di chi li usa. Quanto sarebbe facile vivere, se quella luce asettica fosse usata per schiarirsi le idee riguardo a ciò che accade a pochi passi dalla comoda sicurezza quotidiana? “Salvami” non è una risposta, bensì una possibilità, che assume valore e consistenza nel momento stesso in cui è letta davvero, compiendo il mastodontico passaggio da “realizzabile” a “realizzato”.

Intanto al Museo del Novecento è stata da poco inaugurata la mostra personale “Non ti abbandonerò mai” dedicata a Franco Mazzucchelli e curata da Sabino Maria Frassà insieme a Iolanda Ratti. La rassegna al Museo del Novecento, che ospita opere per lo più inedite realizzate dal Maestro dal 1964 al 1979, è visitabile fino al 10 giugno 2018.