Inaugurata a Milano il 23 febbraio e aperta fino al 9 aprile, la galleria Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea presenta una importante selezione di opere inedite del fotografo serbo Ljbodrag Andric (Belgrado, 1965), raccolta sotto il titolo “SPAZI INVISIBILI“.

Erano due anni che non si assisteva a una personale di Ljbodrag Andric in Italia. Ultima tappa di un viaggio di andata e ritorno è stata, nel 2017, la presenza di Ljbodrag Andric al Musée des beaux-arts di Le Locle (Svizzera). Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea apre le braccia per accogliere il fotografo di Belgrado, riuscendo a dar vita a una personale che si dirama attraverso opere di grande formato. Un corpus denso e consistente, che regala uno sguardo partecipe del proficuo lavoro di Ljbodrag Andric. È proprio una questione di sguardi, una percezione del “visto” che può essere considerata il filo conduttore di tutta la mostra: ogni simmetria temporale, ogni connotazione inerente allo spazio assume un nuovo valore, perdendosi nello scatto di Ljbodrag Andric. Quelli raccolti in giro per il mondo non sono altro che spazi astratti, in una poetica di calviniana memoria, dove l’ago della bussola gira imperterrito, dove sopra e sotto si equivalgono, scontrandosi con la gravità. Emerge una vaga sensazione di smarrimento, di perdita della percezione spaziale, al punto da domandarsi se l’azzurro che si estende nella zona superiore della fotografia sia davvero il cielo, o qualcos’altro. Ogni immagine riporta nel titolo la città e l’anno in cui è stata realizzata e ha quindi delle coordinate spaziali e temporali definite ma, attraverso la personale visione astratta che l’artista ha costruito nella sua mente per quel luogo, i concetti di tempo e spazio assumono significati altri. Lo smarrimento è bilanciato, però, da un’armonia di forme, da un equilibrio tecnico e strutturale che àncora gli occhi del visitatore allo spazio fotografico, senza riuscire a staccarsene. I dettagli sembrano emergere dall’opera, in un eccesso di aspetti materici che non si connotano come mero virtuosismo o come esercizio fine a se stesso, bensì riescono a trasmettere un retrogusto quasi magico al pubblico. Come una sequenza, spazi diversi si susseguono ininterrottamente, in un connubio di luce e colore che risulta variegato a una prima occhiata, ma anche chiaramente lineare. Sono infatti questi due elementi – luce e colore – il risultato della profonda astrazione compiuta da Ljbodrag Andric nella sua interpretazione artistica della realtà. La dimensione formale, giocata qui tutta sulle simmetrie, è per l’artista unicamente un punto di partenza, mentre la “ricerca della luce ideale” è il principio che sottende ogni sua opera e che neutralizza ogni possibile narrazione legata al luogo e al momento in cui la fotografia viene scattata. La figura umana, quindi, è del tutto assente, sebbene se ne possa intuire il passaggio: manifesti pubblicitari strappati, i cui brandelli sembrano in balia del vento e del destino senza scuotere la coscienza di alcuno, diventano parte integrante di una diapositiva dove l’inosservato diviene centro di un discorso sull’equilibrio. Il controllo, che si manifesta nella ricerca della luce, è fondamentale e diviene caratteristica inesauribile dell’artista. Come afferma Barry Schwasky, la ricerca artistica di Ljubodrag Andric “è un’esperienza fondata sulla durata. Non è un flash, un’apparizione fugace, uno shock. L’immagine ci fa rallentare, ci educa a una quieta ricettività. Non è qualcosa da guardare fisso: ogni sguardo fisso qui è disarmato. Più che penetrarla vogliamo stare con l’immagine, accanto a essa”.


Ljubodrag Andric è un fotografo autodidatta. Nato a Belgrado nel 1965 e cresciuto in una famiglia di artisti, Andric ha iniziato a praticare l’arte della fotografia all’età di 15 anni. Ha studiato scienze umanistiche all’Università di Belgrado, dedicandosi poi interamente alla fotografia a partire dal 1987. All’età di 21 anni l’artista ha ricevuto le sue prime commissioni nel campo della fotografia architettonica e nel 1986 ha esposto per la prima volta i suoi lavori presso la galleria del Museum of Contemporary Art di Belgrado. Nel 1987 arriva in Italia, dove risiederà per 15 anni portando avanti la sua attività e ricerca artistica tra Roma e Milano. Cittadino del mondo, di origini serbe ma con cittadinanza italiana e canadese, Andric è un viaggiatore instancabile e negli ultimi anni ha esposto in vari musei, gallerie, festival d’arte e fiere di tutto il mondo. Dal 2002 risiede a Toronto. Una monografia completa sul lavoro di Andric, edita da Demetrio Paparoni è stata pubblicata da SKIRA nel 2016.

RECENT GROUP SHOWS
2016
Latitudes: Inhabiting the Distance, Galleria In Arco, Torino.
Ljubodrag Andric, Bocconi Art Gallery, Università Bocconi, Milano.
Changjiang International Photography and Video Bienniale, Changjiang, Cina.
2015
Visible Cities, Pingyao Photography Festival, Pingyao, Cina.

SOLO EXHIBITIONS
2017
Ljubodrag Andric: Walls, Musée des Beaux-Arts, Le Locle, Svizzera.
2016-17
Ljubodrag Andric: The Necessary Time, Istituto Italiano di Cultura Toronto, Toronto, Ontario, Canada.
2016
Ljubodrag Andric: Works 2008-20016, Galleria Carla Sozzani, Milano.
Ljubodrag Andric: Works 2008-2016, La Triennale di Milano, Milano.
Ljubodrag Andric: Consonanze, Fondazione Querini Stampalia, Venezia.
2015
Visible Cities, Nicholas Metivier Gallery, Toronto, Ontario, Canada.
2014
Visible Cities, Robert Koch Gallery, San Francisco, California, USA.
1986
Scorci Italici, Contemporary Art Museum, Belgrado, Serbia.