Icons e Steve McCurry arrivano a Pavia, alle Scuderie del Castello Visconteo. Lo fa dopo un anno intenso, ricco di appuntitamenti e celebrazioni per i settant’anni dell’agenzia Magnum, agenzia statunitense che ha raccolto e formato non solo Steve McCurry ma anche Henri-Cartier Bresson, Robert Capa, Werner Bishof e tanti altri. Un tripudio di mostre, che prosegue ideologicamente con la kermesse di Pavese al via dal 3 febbraio al 3 giungo. La retrospettiva curata da Biba Giacchetti, organizzata e prodotta da ViDi, con Civita Mostre e SudEst57 in collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini e il Comune di Pavia – Settore Cultura, raccoglie oltre 100 scatti che documentano quanto di meglio l’artista americano ha realizzato in quarant’anni di attività.

Senza dubbio anche Pavia voleva partecipare alla grande festa internazionale, respirando non solo un po’ di American Slang, bensì anche afgano, birmano, indiano e qualche sperduto dialetto ai confini del mondo. La rassegna dimostra che sul magistrale lavoro di Steve McCurry (Darby, PA, 1950) ci possa essere ancora qualcosa da dire: spaccati di mondo, immortalati nella loro essenza più vera, assumo un valore sentimentale, oltre che meramente didascalico. Ecco allora che gli occhi di una donna abbraccia abbracciano il mondo intero, i passi di bambini riecheggiano ben oltre la spiaggia dove giocano. Un viaggio simbolico nel complesso universo di esperienze e di emozioni che caratterizza le sue immagini e che tocca paesi come India, Afghanistan, Birmania, Giappone, Brasile. Forse tutto è già stato detto, ma questo non preclude a McCurry la possibilità di continuare a stupire.

“Con le sue foto Steve McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate – afferma la curatrice Biba Giacchetti – mettendo in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali e di sguardi la cui fierezza afferma la medesima dignità. Con le sue foto ci consente di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo che è destinato a grandi cambiamenti. La mostra inizia, infatti, con una straordinaria serie di ritratti e si sviluppa tra immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e d’ironia”.