Fino al 28 giugno 2019, la Fondazione Marconi di Milano ospita Emilio Tadini 1967- 1972. Davanti agli occhi, dietro lo sguardo, la terza mostra dedicata al lavoro dell’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini (Milano, 1927 –Milano, 2002).

Questo nuovo progetto allestitivo, dopo quelli proposti nel 2007 e nel 2012, pone l’accento sugli esordi della produzione dell’artista nel periodo che va dal 1967 al 1972, presentando il primo ciclo Vita di Voltaire, il quale è stato significativo per dare il via al caratteristico e inconfondibile segno del suo linguaggio pittorico, e chiudendo idealmente questi anni creativi con Archeologia.

I cicli pittorici sono infatti quelli che caratterizzano la produzione del primo Tadini, il quale si impone in ambito milanese fino a essere considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano. Segni peculiari che si ritrovano nei suoi cicli sono indubbiamente l’aspetto quasi surreale che domina la scena, in cui confluiscono una serie di rimandi letterari e onirici, con riferimenti anche a personaggi e oggetti della vita quotidiana, che si stagliano su sfondi bianchi, esaltandone la forma. Frammenti di elementi animano così la sua pittura, in cui spazio e tempo sono totalmente annullati in favore di una rappresentazione surreale ma dal forte impatto visivo, figlia delle teorie freudiane in voga in quel periodo. Oggetti e situazioni reali diventano quindi le protagoniste all’interno di un’atmosfera allucinata tipica del sogno, ripercorrendo la strada segnata dalla ricerca surrealista e metafisica e seguendo le teorie psicoanalitiche di Freud e Lacan.

Il ciclo diventa così per l’artista come un “racconto per immagini”, la cui lettura può sembrare semplice e immediata, ma in realtà cela una serie di molteplici significati e rimandi. Una linea chiara che va a caratterizzare questi anni di produzione e che getta le basi per la modalità operativa e stilistica tipica dell’artista, lasciando un segno tangibile nei suoi lavori successivi.

Oltre alle opere pittoriche, la mostra presenta anche una selezione di disegni e grafiche che testimoniano la varietà di materiali utilizzati da Tadini per dare vita ai suoi “racconti per immagini”. In questo modo, l’esposizione pone l’attenzione sul lavoro di questo maestro eclettico, sottolineando anche il legame con il gallerista Giorgio Marconi, collezionista e amico di Tadini. Il loro incontro è stato fondamentale per l’artista e Tadini infatti racconta: “L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente.” (A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994).

Alice Vangelisti