FM Centro per l’arte contemporanea ospita fino al 15 luglio 2018 la mostra THE SZECHWAN TALE. China, Theatre and History. La rassegna si snoda attraverso il contesto culturale asiatico, proponendo un interessante confronto tra Teatro e Storia all’interno della realtà storica e della contemporaneità cinese.

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Tutto ruota attorno al concetto di maschera. Sia teatro orientale o meno, il fatto stesso che di teatro si tratti apre il dialogo a declinazioni inerenti al concetto di personalità, di doppio, di vista e spettacolo attraverso una universalità elettiva che avvolge gli attori per renderli personaggi. Questo accade con un semplice espediente, l’uso della maschera: dal teatro ellenistico, in cui i giovani impersonavano divinità immortali rendendo loro gloria, fino alle performance sceniche d’interpreti Made in China. Se da un lato è difficile oggi definire qualcosa “universale”, per azione del relativismo militante per cui la specialità di ognuno lo rende immune alle leggi del mondo, dall’altro è indubbio che “universalmente” il teatro faccia della maschera una questione di sguardi, dati e ricevuti. Allora l’uomo moderno, che non si riconosce nelle leggi totali che governano i fenomeni, non può accettare come simile a sé qualcosa che porta verso una realtà altra. È in questa situazione di stallo che dovrebbe inserirsi il meta-teatro, struttura drammaturgica che vede il soggetto impersonare se stesso. L’onestà tra visto e rappresentato è così rispettata. Verrebbe da pensare, allora, che la maschera in questo caso sia il proprio sé, ma la risposta più ovvia è che non si è mai completamente se stessi, nella vita così come sul palco.

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Su questa linea sottilissima e dai tratti sfuggenti si inerpica una mostra che vede artisti internazionali e cinesi prendere parte a una decostruzione degli strumenti della macchina teatrale – il pubblico, il sipario, l’attore (automa, puppet o ombra che sia), i costumi, la scenografia, il testo e la musica -, sviscerandone le interiora per saggiarne l’anima. Il curatore Marco Scotini, già direttore artistico di FM, scosta il sipario su un’esposizione che si colloca al centro dei fenomeni sociali, metaforizzandoli. Prende in esame le relazioni tra cultura Orientale e cultura Occidentale, analizzandole sotto le lenti d’ingrandimento di Teatro e Storia, tirando così le fila di una narrazione infinita e affascinante, ricca di dissidi, increspature e filosofie speculari. Per the-szechwan-talespiegare tutto questo, la rassegna si avvale di opere che spaziano dalla pittura alla fotografia, dall’installazione ai video, ridefinendo una struttura frastagliata ma estremamente seducente, lontano e vicino allo stesso momento. Prologo della mostra è la Biennale di Anren (ottobre 2017 – febbraio 2018), intitolata Today’s Yesterday, ponendo così il progetto espositivo milanese come un’evoluzione naturale di quello asiatico, seppur rivisto e implementato dal punto di vista delle opere. Una Biennale non casuale, come afferma Lü Peng – storico dell’arte cinese e direttore artistico dell’evento -, dal momento che Anren si sta definendo sempre più come luogo nevralgico dell’arte contemporanea cinese, tant’è che i rapporti con altri enti internazionali sono attivi e profondi. “In Cina“, sostiene Marco Scotini “Teatro e Storia si uniscono nella rappresentazione della realtà in un teatro permanente, implicito ed esplicito, che fa parte della vita culturale cinese“. Ecco il ritorno del concetto di “mostrare / mostrarsi“: in un paese dove la teatralità pervade la vita quotidiana, l’atto di essere attori influenza il modo di porsi nei confronti della propria realtà. Realtà e quotidiano sono aspetti occidentalmente considerati slegati da qualsiasi restrizione, ma basta riflettere sul fatto che la Cina è sottoposta a una feroce censura che subito le connessioni tra “cosa si è” e “cosa far vedere” cambiano. Una chiave interpretativa estremamente politicizzata, dove l’informazione è manipolata e non potrebbe essere altrimenti. Perciò la mostra vuole essere un’opera aperta, che sappia giocare sul rapporto tra messa in scena e messa in mostra, acquisendo così diverse interpretazioni da accostare al gusto e alla libertà dell’osservatore.